Conte da Putin per superare le sanzioni. Eni valuta il fermo dei progetti nel Mare di Barents

24/10/2018 – Le sanzioni, che devono essere «un mezzo e non un fine»; la cooperazione economica, il dialogo, l’energia. È il giorno in cui la relazione speciale tra Italia e Russia ha occasione di tradursi in fatti e progredire. Iniziata sotto la pioggia ai Giardini di Alessandro davanti alle mura del Cremlino, dove ha deposto una corona al Milite ignoto, la giornata di Giuseppe Conte a Mosca è proseguita sulla Moscova all’Expocenter, dove il presidente del Consiglio ha ascoltato da vicino le preoccupazioni dei rappresentanti di due settori – calzature e macchinari per il legno. «Mi darete atto che fin da subito ho dimostrato particolare attenzione per questo Paese – ha detto Conte –. Sono qui per dimostrare al presidente Putin la costante disponibilità dell’Italia al dialogo».

Poco dopo, all’inizio dell’incontro con Vladimir Putin (piuttosto puntuale) nella Sala Verde del Cremlino, Conte ha ribadito: «Malgrado il contesto internazionale delicato, siamo riusciti a confermare l’alta qualità dei nostri rapporti. Voglio esplorare tutte le potenzialità della nostra cooperazione bilaterale».

Il presidente russo ha aggiunto che i legami tra i due Paesi non sono tesi, malgrado i tempi difficili. «Purtroppo – ha però notato Putin – l’Italia ha perduto le sue posizioni sul mercato russo».

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«Se permettete – ha detto Conte – inizierò questo incontro con un augurio: io vorrei che lei venisse a visitare a breve l’Italia. Da troppo tempo manca: non vorrei che il popolo italiano avesse l’impressione che lei non gli dedica abbastanza attenzione». La risposta di Putin è stata un ringraziamento al sindaco Virginia Raggi per l’aiuto dato ai tifosi russi coinvolti martedì sera nel grave incidente delle scale mobili del metrò di Roma.
Mentre al Cremlino le rispettive delegazioni proseguivano la parte centrale del confronto, in attesa dell’incontro con un gruppo di imprenditori italiani e la firma di un pacchetto di accordi, le agenzie russe insistevano su un’indiscrezione venuta da una fonte del governo russo e che sembra andare in senso opposto allo spirito della giornata.

Riprendendo una notizia già apparsa nei mesi scorsi: Eni avrebbe rinunciato in marzo ai progetti di esplorazione avviati nel Mar Nero con Rosneft, il colosso russo del petrolio nel mirino delle sanzioni americane. E ora starebbe negoziando per chiudere anche i progetti relativi al Mare di Barents, sotto l’Oceano Artico.

L’agenzia Interfax ricorda come nel giugno 2013 – l’anno precedente la crisi ucraina – Eni e Rosneft avessero avviato un accordo per esplorare insieme i fondali del Mar Nero – nella piattaforma occidentale – e, nell’Artico, due aree nel Mare di Barents. Dopo le prime insoddisfacenti trivellazioni nel Mar Nero, a una profondità di 2.109 metri, in marzo Eni avrebbe dato corso al proprio diritto di recessione dal progetto, rivelatosi non all’altezza degli studi effettuati. In più, Interfax aggiunge che Eni starebbe valutando la possibilità di fermare temporaneamente i progetti sulla piattaforma del Mare di Barents.

La joint venture costituita vede una partecipazione di Rosneft al 66,67% e di Eni al 33,33%. Come nel marzo scorso, la major italiana non conferma le indiscrezioni russe ma conferma i progetti congiunti che continuano a legare Eni e Rosneft, dall’Egitto al Golfo del Messico. Tanto è vero che l’ad di Eni, Claudio Descalzi, ha incontrato martedì a Mosca il numero uno di Rosneft, Igor Sechin. Un incontro «molto cordiale» che è stato anche occasione per affrontare «i possibili scenari futuri» della collaborazione tra Eni e Rosneft, «ovviamente nel pieno rispetto delle regole internazionali». [IlSole24ore.it]
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