MalaSanità a Caserta, Aversa, S.M.C Vetere, Maddaloni: nomine irregolari nell’Asl con più morti evitabili

05/11/2018 – Continua l’inchiesta di Gaetano Pecoraro sull’Asl di Caserta. Una settimana fa vi abbiamo raccontato la storia del chirurgo Nazario Di Cicco, umanamente distrutto, per aver denunciato 18 anni fa la malasanità nell’Asl di Caserta e in particolare nell’ospedale di Aversa. Siamo andati a parlare con il direttore di un’Asl nei cui ospedali si trovano formiche nei bagni e topi morti. Per lui la situazione non era problematica per una Paese civile.

In questa settimana ci sono arrivati un sacco di filmati che sembrano raccontare il contrario, tra montagne di immondizia e macchinari abbandonati. Gaetano Pecoraro è tornato nel Casertano, partendo da Sessa Aurunca: Tac troppo vecchie e inutilizzabili, sale operatorie nuove ma fuori norma e trasformate in deposito. A Santa Maria Capua Vetere? Nella sala operatoria piove. A Maddaloni entriamo in un ospedale fantasma.

Siamo andati a vedere le qualifiche necessarie per i dirigenti e primari, con tantissime, troppe sostituzioni “permanenti” che da 6 mesi diventano di anni. Tutto questo sfacelo sanitario vede l’Asl di Caserta in testa in Italia nella triste classifica delle morti evitabili nella sanità.

Per capire meglio ci siamo rivolgersi al governatore della Campania e commissario alla Sanità, Vincenzo De Luca, che non ha preso benissimo la visita di Gaetano Pecoraro. –

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“Non opero più perché ho denunciato la malasanità”, il caso del Moscati di Aversa a Le Iene
Nazario Di Cicco racconta la sua odissea, i vertici dell’ASL di Caserta smentiscono ma due sentenze di risarcimento hanno dato ragione al medico.

La prima denuncia del medico risale a ben 18 anni fa, quando segnalò che all’ospedale di Aversa non solo non c’erano gli strumenti essenziali di carattere sanitario, ma che a svolgere il ruolo di primario ci fosse un medico che non aveva mai eseguito un’operazione in vita sua. In quel periodo il Moscati finisce sotto l’attenzione della stampa nazionale, in un’inchiesta del Corriere del Mezzogiorno si sottolinea che ben 248 decessi potevano essere evitati se l’ospedale avesse mantenuto standard “normali” di igiene e sicurezza.

Dopo poco tempo, Di Cicco scrive un articolo titolato “Io, primario, del mio ospedale non mi fido”, appena dieci giorni dopo i risultati di una perizia psichiatrica lo definiscono affetto da “mobbing syndrome”, una malattia che non esiste. In seguito, la commissione medica dell’ASL CE2 lo sospende dal servizio. Di Cicco decide di adire le vie legali: la magistratura gli darà ragione quando nel 2010 l’azienda sanitaria locale viene condannata a risarcire il medico con una somma pari a 84.103,30 €, una vittoria a metà perché, prima della sentenza, il dottore viene licenziato in seguito ad un’altra perizia psichiatrica che lo definisce affetto da personalità multipla, causandogli molti problemi non solo da un punto di vista lavorativo ma anche sociale.

In questo periodo di sconforto, il medico decide di intentare una nuova causa contro l’Asl, stavolta contro il licenziamento, e la legge gli dà nuovamente ragione: l’Azienda infatti questa volta è tenuta a risarcire Di Cicco per quasi mezzo milione di euro.

Il dottor Nazario è stato ora reintegrato nell’organico ospedaliero ma non può comunque svolgere il proprio lavoro di chirurgo ortopedico: è infatti relegato a mansioni di archivio che, come dichiara lui, “Può fare uno che ha la seconda media”.

Proseguendo l’inchiesta attraverso domande al personale dell’ospedale, le Iene hanno scoperto che anche alcuni tra gli stessi medici impiegati al Moscati hanno preferito ricorrere a cure mediche presso altre strutture e che ci sono ancora strumenti malfunzionanti all’interno dell’edificio. Nelle immagini del servizio sono visibili anche le precarie condizioni nelle quali versa l’ospedale: insetti, buste di urina, foto di piccioni e topi morti fanno da cornice al nosocomio aversano.

Dopo un’iniziale riluttanza, il dirigente generale dell’ASL di Caserta 2 Mario De Biasio ha accettato di parlare con la “Iena” Pecoraro dichiarando non solo che Di Cicco continua a svolgere la sua professione di ortopedico, ma anche di non aver compiuto alcuna azione di mobbing nei suoi confronti. Una versione, quella del dirigente, completamente opposta a quanto denunciato da Di Cicco che, nel frattempo, esprime il desiderio che il risarcimento stabilito dal giudice venga pagato non con i soldi pubblici dell’ASL ma con quelli dei diretti responsabili. – FONTE
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