Caso Orlandi, rinvenute altre ossa, trema il Vaticano

08/11/2018 – Spuntano nuovi resti nella sede della Nunziatura apostolica. Dopo 35 anni di misteri e depistaggi il giallo delle ragazze sparite è a una svolta. Quel pavimento al seminterrato della Nunziatura apostolica, che tanta umidità tirava fuori, ha restituito ieri mattina altri frammenti ossei, in particolare di un cranio e di una mandibola. Gli stessi, forse, dello scheletro che già una settimana fa quasi aveva fatto prendere un coccolone agli operai della ditta romana al lavoro da pochi giorni al 27 di via Po e ieri di nuovo lì, ma sul terrazzo.

Nuovo sopralluogo dei poliziotti della Squadra Mobile e della polizia scientifica stamattina nella Villa Giorgina della Nunziatura Apostolica. Secondo quanto si è appreso, durante le ricerche sono stati trovati altri frammenti di ossa che potrebbero essere utili all’identificazione. Il sopralluogo di questa mattina si è reso necessario perché allo scheletro trovato una settimana fa mancavano gli arti inferiori. Gli investigatori, invece, hanno recuperato oggi parte di un cranio e di una mandibola.

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Il nuovo sopralluogo nella casa del custode
Il nuovo sopralluogo della polizia è stato effettuato appositamente, d’intesa con la procura e l’Autorità vaticana, per cercare altri elementi utili all’identificazione delle ossa ritrovate nei giorni scorsi nella sede della Nunziatura di via Po a Roma. Al momento infatti non è stato ancora possibile stabilire con certezza il sesso e l’età della persona cui appartengono i resti. Secondo un’ipotesi potrebbero essere quelli di Emanuela Orlandi o di Mirella Gregori, le due adolescenti scomparse entrambe nella primavera del 1983. Sulla Orlandi era stato l’estate scorsa il fratello Pietro, a 35 anni dalla scomparsa, a lanciare un nuovo appello per la ricerca della verità.

Al via il lavoro per estrarre il Dna
Ora gli investigatori hanno continuato a scavare nell’area trovando altri frammenti di ossa che, ai primi rilievi, apparterrebbero allo stesso scheletro, finora molto incompleto. Nel frattempo sono state isolate e inviate al Laboratorio di genetica forense alcune parti utili per poter estrarre il Dna dalle ossa trovate nella Nunziatura Apostolica alcuni giorni fa, all’interno dell’edificio del custode, ristrutturato negli anni Ottanta. Per avere qualche risposta si dovrà aspettare circa una settimana dall’estrazione del Dna. Ieri la polizia scientifica ha iniziato a esaminare i resti assieme a Giovanni Arcudi, direttore di Medicina legale dell’Università Tor Vergata e perito nominato dal Vaticano, e al dirigente medico della Polizia Enza Livieri.

Al momento l’ipotesi più probabile è che le ossa appartengano a una sola persona. Rimane da stabilire con certezza l’epoca del decesso, sicuramente non recente, come l’età e il sesso. Mancherebbero, infatti, parti importanti di strutture ossee come nel caso del bacino. – [Repubblica.it]
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