Non cedono. Ecco la grande alleanza delle Ong: nasce la flotta buonista europea

24/11/2018 – Le Ong tornano (ancora) nel Mediterraneo centrale. Una nuova flotta è già salpata dall’Europa alla volta della mare di fronte alla Libia e così combattere “per un futuro di rispetto e uguaglianza”. Monitreranno il mare nostrum e magari ripenderanno pure le attività di ricerca e soccorso. “Quelo che vi chiediamo (…) è di gridare contro le politiche ingiuste e disumane dei governi europei”, scrivono nel loro manifesto che sa di “chiamata” alle “armi” (si fa per dire) contro i porti chiusi del ministro Salvini (e non solo).

In una conferenza stampa convocata a Roma presso l’Associazione della Stampa Estera in Italia, i responsabili delle tre Ong coinvolte hanno presentato il loro piano di azione a pochi giorni dall’ennesimo scandalo che ha investito una organizzazione del Mediterraneo. Mentre Msf finisce nella bufera per l’indagine sullo smaltimento dei rifiuti, le “compagne” Open Arms, Mediterranea e Sea Watch levano l’ancora in un eterna sfida contro i mulini a vento.

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La missione prevede la presenza di quattro imbarcazioni (compresa una nave di appoggio con volontari, giornalisti e mediatori) e due aerei “per il monitoraggio di ampio raggio”. Le tre Ong si sono unite sotto un manifesto d’intenti denominato “#United4Med”, atto che a loro dire segna la” costruzione di un’alleanza per un”Europa Solidale'”. Una vera e propria armata (pacifica, per carità) sostenuta “da una solida rete di città solidali, movimenti e organizzazioni della società civile transnazionale, uniti dall’obiettivo comune di difendere diritti fondamentali come la vita e valori come la dignità umana”. E lottare ovviamente contro il razzismo.

Per carità. Nulla impedisce a chiunque voglia di salpare per il mare aperto e “monitorare” quanto accade tra le onde di fronte alla Libia. Il punto di domanda sorge quando, come ammesso da Alessandro Metz, rappresentante di Mediterranea, gli operatori salveranno “chi c’è da salvare”. Il rischio è di entrare in conflitto con la chiusura dei porti disposta dal ministro dell’Interno. “Agiremo sempre nel quadro delle normative vigenti, internazionali e nazionali – avverte Metz – che non sono cambiate, e quindi nel caso in cui ci fosse un salvataggio noi chiederemo un porto sicuro. Non credo che i governi europei si spingeranno fino a indicare come sicuro un porto libico”. La sfida è aperta.

L’obiettivo è quello di continuare l’opera massiccia andata in scena dal 2015 a metà 2017, quando il mar Mediterraneo era pieno di natanti solidali. Quesito: ce n’è ancora bisogno? I dati dicono di no. Il numero di decessi nel tratto di mare che compete l’Italia si è infatti drasticamente ridotto (dai 212 cadaveri recuperati nel 2017 si è passati ai 23 del 2018). Anzi: non sarà che il contrasto alle missioni delle Ong, che un tempo stazionavano di fronte alla Libia raccogliendo clandestini, abbia avuto un ruolo nella felice riduzione delle tragedie?

Secondo Open Arms, Sea Watch e Mediterranea (ovviemente) no. Anzi. Sostengono che lungo la “frontiera più pericolosa del mondo” il tasso dei decessi sia aumentato. Vero. Ma perchè? Perché il flusso delle partenze si è ridotto e così la percentuale si è inevitabilmente alzata. In valore assoluto, però, la storia è diversa: di poveri cristi ne affogano meno. Non è il tasso che ci interessa, ma le vite umane vere, reali. Bisognerebbe esultare, invece le Ong protestano.

Protestano per la “crescente campagna di criminalizzazione contro le persone migranti così come contro le organizzazioni umanitarie”. Protestano contro “strategia governativa e giudiziaria volta a trasformare la solidarietà verso persone in difficoltà in un reato da perseguire” (perché, essere solidali deve valere come immunità dalle indagini?). Protestano contro “questa feroce alleanza, che ha trasformato i suoi confini meridionali in un’enorme fossa comune”. Si lamentano di un’Europa che avrebbe “a rinunciato ai suoi principi e perso la sua umanità”. O forse ha solo scelto la strada della legalità? Perché le migrazioni, per quanto “fenomeno che esiste sin dalle origini dell’umanità”, sono un flusso che deve essere regolato dagli Stati. E non lasciato in mano a organizzazioni private. – [IlGiornale.it]
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