Assessorato alla Salute in Sicilia: tutto facevano, tranne che lavorare. La Regione, se ci sono le condizioni pronti a licenziare

27/11/2018 – Una moglie gelosa mette nei guai il marito assenteista e altri 41 suoi colleghi dell’assessorato alla Salute della Regione Sicilia: undici di loro, stamattina, sono stati messi agli arresti domiciliari, altri 31 sono indagati a piede libero.

L’inchiesta della Procura di Palermo, che ha portato agli arresti disposti dal Gip, è condotta dalla Guardia di Finanza, che ha sorpreso gli impiegati inadempienti registrando di nascosto una serie di video. Per tutti l’accusa è di truffa aggravata, ma anche di accesso abusivo ai sistemi informatici, attraverso i quali sarebbero state alterate le rilevazioni delle presenze. Contestati anche falsi in attestazioni e certificazioni.

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Quattrocento, secondo gli investigatori, le ore di lavoro «evase» dagli indagati, tutti a rischio di licenziamento, perché l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, è pronto ad attivare le procedure disciplinari. L’esponente del movimento «Diventerà bellissima», stesso gruppo del presidente Nello Musumeci, ricorda che i fatti sono antecedenti all’insediamento del governo siciliano, in carica da dicembre scorso, parla di «vergogna» e annuncia la costituzione di parte civile nell’eventuale processo.

La moglie gelosa, secondo quanto riferito dai finanzieri, si era rivolta al «117» della Finanza per segnalare gli strani comportamenti del marito, dato che riteneva che le «scappatelle» dell’uomo si svolgessero durante le ore di lavoro. E così era realmente, secondo quanto accertato dagli uomini del Gruppo Palermo, guidato da Alessandro Coscarelli. Se la donna potrà adesso sfruttare gli esiti dell’indagine nella causa di separazione, la sua gelosia ha fatto emergere un sistema che consentiva al marito, ai colleghi e alle colleghe non solo di coltivare relazioni extraconiugali, ma anche di andare a fare spese, di recarsi dal parrucchiere o anche fuori città. Decine di ore di osservazioni video e di controlli sui sistemi informatici hanno poi consentito di scoprire gli scambi di favori e di strisciatura dei badge, oltre agli aggiustamenti ex post attraverso gli inserimenti di rilevazioni fittizie delle presenze. – FONTE
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