Al Lazio il primato della sanità peggiore: in otto anni chiusi sedici ospedali e persi 3600 posti letto

06/12/2018 – Dopo 8 anni di cure dimagranti, l’organico del sistema sanitario laziale si è rinsecchito: ha perduto 16 ospedali, il 14% del personale e 3.600 posti letto (finendo sotto la media nazionale dei 3 letti ogni mille residenti). Anche per questi motivi aumentano le file nei Pronto soccorso: «Le Regioni che registrano i tempi di attesa maggiori per i codici gialli risultano le Marche (42,9 minuti) e il Lazio (28,5 minuti)», quantifica il «Rapporto Oasi 2018», curato dal Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale dell’Università Bocconi. Nel quale si evidenzia anche il record della mobilità passiva, quella dei viaggi della speranza in cerca di un letto fuori dai confini laziali: «Se si considera la provenienza dei pazienti ricoverati fuori regione rispetto alla mobilità complessiva, è la Campania a presentare la percentuale più elevata (10,5%), seguita da Lazio (10,3%), Lombardia (8,0%), Puglia (7,9%) e Calabria (7,7%)».

Il Rapporto Oasi 2018 Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano, presentato alla Bocconi dal Cergas, il Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale, afferma che il Servizio Sanitario Nazionale deve risolvere alcuni disequilibri territoriali e raccogliere la sfida imposta dalla frammentazione della società, che crea nuove fragilità e nuovi bisogni.

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Il SSN è stato istituito 40 anni fa e il Convegno Oasi è stata un’occasione per discutere i risultati raggiunti dal 1978 al 2018 e valutare lo stato della sanità italiana di oggi. Dal rapporto Oasi 2018 è emerso che la spesa sanitaria italiana è pari all’8,9 del Pil, contro il 9,8 della Gran Bretagna, l’11,1 della Germania e il 17,1 degli USA, con il Servizio Sanitario Nazionale che ne copre il 74%. Il Cergas ha evidenziato inoltre le differenze Nord-Sud, le criticità dovute all’aumento del numero degli anziani, le condizioni del personale e il fatto che negli ultimi 5 anni la quota di spesa sanitaria sul totale della spesa di welfare si sia contratta dal 22,8 al 21,8%. Si è rilevato nel convegno come il servizio sanitario, pur raggiungendo un equilibrio economico generale, mantenga buoni risultati anche se le diversità geografiche tra nord e sud inficiano la qualità delle cure creando un grave disequilibrio. Il Lazio ha registrato un avanzo di 529 milioni e la Campania di 77.

Nello stesso anno la spesa del SSN è aumentata dell’1,3% a 117,5 mld, portando l’aumento medio dal 2012 al 2017 allo 0,6% annuo. L’Italia è passata dal secondo posto al sesto posto nel mondo nella classifica dell’OMS. I tassi di mortalità per tutte le malattie sono in declino, ma le diversità geografiche nella qualità delle cure restano drammatiche, tanto che l’aspettativa di vita in buona salute è di 56,6 anni al Sud e di 60,5 anni al Nord, con la Calabria che si assesta a 52 anni e la provincia autonoma di Bolzano che arriva a 69. Nella Regione Lazio la sanità è commissariata dal 2007, con un avanzo certificato di quasi 2 miliardi. Nel corso di decenni grazie alle politiche delle diverse giunte, l’enorme deficit sanitario si era accumulato in modo esponenziale e per evitare il fallimento di un comparto vitale e la paralisi nelle prestazioni offerte ai cittadini, l’amministrazione locale ha avuto l’obbligo di concordare con il Ministero dell’Economia i piani di rientro dal debito. Tutto ciò ha portato la Regione Lazio a detenere il primato della sanità peggiore, in otto anni sono stati chiusi 16 ospedali e persi 3600 posti letti. – [tg24.info]
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