Roma, Metro C: 230 milioni in più alle ditte. I pm: 25 a giudizio: truffa e corruzione

24/12/2018 – La Procura ha chiesto il processo per le vicende della metro C. Dopo aver ascoltato gli indagati, il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Erminio Amelio hanno deciso di sollecitare il rinvio a giudizio per truffa e falso di 25 indagati. Tra questi, oltre ai vertici di Roma metropolitane e del consorzio Metro C, spiccano i nomi dell’ex sindaco di centrodestra Gianni Alemanno, del suo assessore alla Mobilità Antonio Aurigemma, dell’ex assessore alla Mobilità del centrosinistra (giunta Marino) Guido Improta e dell’ex direttore del ministero delle Infrastrutture Ercole Incalza.

Dagli approfondimenti della Finanza è emerso che le due giunte che si sono succedute fra il 2011 e il 2013 hanno riconosciuto ai costruttori — Vianini (controllata dal Gruppo Caltagirone), Astaldi, Ansaldo Finmeccanica e coop — più soldi del dovuto. Duecentotrenta milioni (più altri 90 che però non sono stati materialmente incassati dai costruttori) in tutto.

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La somma è stata corrisposta attraverso un primo «accordo transattivo» e un successivo «atto attuativo» che ha riconosciuto al consorzio somme extra attraverso la valorizzazione di alcune riserve avanzate.

In sostanza, secondo la Procura, la pubblica amministrazione si è seduta al tavolo con i costruttori e, anziché far rispettare i termini dell’accordo originario, ha ceduto alle loro pressioni. Pur di corrispondere alla Vianini e agli altri più soldi si è arrivati al punto, secondo l’accusa, di simulare un parere positivo dell’avvocatura capitolina (è questa la contestazione nei confronti di Alemanno) e a far credere che gli importi erogati fossero in realtà vantaggiosi per la pubblica amministrazione (è l’accusa nei confronti di Improta).

Dalle intercettazioni è affiorato anche un episodio di corruzione: Incalza avrebbe ricevuto dai vertici di Roma metropolitane, fra i quali gli ingegneri Massimo Palombi e Giovanni Simonacci, alcune consulenze fittizie come ricompensa per aver firmato l’atto attuativo. Gratificato, secondo la Procura, anche Simonacci che, in cambio della sua attività di lobbing, avrebbe ottenuto l’assunzione della figlia Diana presso Finmeccanica di Mosca. Dall’inchiesta sono partite altre verifiche, fra cui quella sulla qualità di calcestruzzo impiegata nei cantieri per la quale si ipotizza la truffa. La metro C, ancora in via di realizzazione, è costata tre miliardi e 700 milioni di euro alla collettività. Stando al rapporto stilato dai commissari che si occupano del concordato dell’Atac fra 2016 e 2017 ha perso 241 mila passeggeri. – FONTE
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