Conte ora fa anche l’avvocato dei sindaci

05/01/2019 – Alla fine Di Maio & Salvini, e forse anche i sindaci d’Italia, dovranno fargli un monumento a Giuseppe Conte, di professione avvocato, e di incarico politico pure visto che gli è stato affidato il compito niente affatto facile di garante del Contratto che tiene in vita il “governo del cambiamento”. Lui, democristianamente, media e smorza estremismi e demagogie cui si lasciano spesso andare i due dioscuri.

Il premier già l’ha avuta vinta sui due a Bruxelles dove è riuscito a evitare la procedura d’infrazione. E ci riprova oggi che infuria un’imprevista rivolta dei sindaci contro il decreto sicurezza caro a Salvini, protesta in sé politica e pratica, che imbarazza gli stessi Cinque Stelle e arriva a lambire Mattarella, accusato da sinistra di aver promulgato una legge a rischio incostituzionalità, e usato a mo’ di scudo dal capo della Lega a difesa del provvedimento cui tiene di più. Una miscela esplosiva.

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Nell’esercito dei contestatori i più numerosi sono i sindaci del Pd, ma a innescare la miccia sono stati i due outsider Leoluca Orlando, Palermo, e Luigi de Magistris, Napoli, decisi a non applicare la nuova legge. Più moderati gli altri consci che il primo cittadino non può ignorare la legge, ma decisi a chiedere al governo sostanziali modifiche. Qualcosa scricchiola anche tra i sindaci a Cinque Stelle – in testa Filippo Nogarin, Livorno – proprio mentre Di Maio annuncia, assieme a Conte, l’intenzione di accogliere donne e bambini della nave “Sea Watch” alla deriva dinanzi a Malta. Contraddizioni contrattuali. Dietro le quali, però, si nascondono problemi reali. Etico-costituzionali: il decreto esclude i nuovi immigrati da diritti fondamentali come all’assistenza e al welfare che, secondo recenti sentenze della Corte, spettano a tutti indistintamente; pratici: la vecchia legge riconosceva ai richiedenti asilo un permesso provvisorio che garantiva loro l’iscrizione all’anagrafe e i conseguenti diritti sociali.

Questo automatismo è stato cancellato e chi arriva in Italia semplicemente non esiste, è un fantasma che vaga senza diritti e senza assistenza. Compresi i minori che ogni anno sbarcano qui a migliaia. Che farne? Lasciarli vagare? Rimandarli indietro? E come, dove, e a che prezzo? I sindaci sono allarmati. E poi ci sono i problemi politici. Una larga fetta di contestatori vede nella rivolta qualcosa di simile alla “resistenza civile” evocata dall’ex presidente della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky; altri l’occasione giusta per aprire un nuovo fronte contro il governo, anche soffiando sui dubbi che serpeggiano tra i Cinque stelle. A Salvini non pare vero: una polemica sul terreno caldo dell’immigrazione, sensibilità trasversale al Paese e a tutte le forze politiche, non può che portare acqua al suo mulino, specie se praticata nelle forme estreme di rifiuto della legge. Per questo Conte incontrerà i sindaci ribelli. Non solo per trovare una soluzione, ma anche per evitare che il leader della Lega sbilanci troppo l’alleanza. – FONTE
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