Spese pazze Lombardia, condannati per peculato Renzo Bossi, Nicole Minetti e capogruppo Lega al Senato Romeo

18/01/2019 – Furono spese pazze con soldi pubblici. E per 52 dei 57 imputati del processo Rimborsopoli, tutti ex consiglieri ed ex assessori in Regione Lombardia (tranne uno), è arrivata una sentenza di condanna. I giudici della X sezione penale del tribunale di Milano ha condannato gli imputati a pene tra un anno e 5 mesi fino a 4 anni e 8 mesi.

I giudici hanno inflitto un anno e 8 mesi Massimiliano Romeo, attuale capogruppo della Lega in Senato, un anno e mezzo ad Angelo Ciocca, attualmente eurodeputato del Carroccio. Per entrambi la pena è sospesa ed è stata decisa la non menzione. Condannati anche Stefano Maullu, attualmente europarlamentare di Forza Italia, condannato a una pena di 1 anni e 6 mesi, e Alessandro Colucci, deputato del gruppo misto, condannato a 2 anni e 2 mesi. La pena più alta di 4 anni e 8 mesi per Stefano Galli, ex capogruppo della Lega in Regione. Assolti o prescritti invece 5 ex consiglieri. Condannati a due anni e sei mesi per Renzo Bossi, figlio di Umberto Bossi detto il Trota, e a un anno e 8 mesi l’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi Nicole Minetti.

I difensori di alcuni imputati avevano chiesto il rinvio dell’udienza in attesa dell’entrata in vigore della legge Anticorruzione. Nei giorni scorsi era emerso che è stata approvata una modifica all’articolo 316 ter (indebita percezione) che potrebbe incidere sui processi peculato. “Non commentiamo le sentenze, siamo soddisfatti che si sia concluso il processo” ha detto il pm di Milano Paolo Filippini, dopo la sentenza del processo durato oltre tre anni. “Se c’era un sistema, c’era certamente da 30 anni e loro lo hanno ereditato in buona fede – ha commentato l’avvocato Jacopo Pensa, legale di Romeo – Faremo appello noi puntiamo alla revisione delle condotte contestate perché per noi c’è la mancanza del dolo” nel peculato.

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Pm: “Nessuna buona fede”, chieste pene fino a 6 anni
L’8 marzo dell’anno scorso il pm Paolo Filippini aveva chiesto, sostenendo che non era possibile sostenere la “buona fede” degli imputati aveva chiesto ha chiesto la condanna di consiglieri, ex consiglieri ed ex assessori, per un totale di 145 anni di carcere, e un’assoluzione, quella dell’ex assessore Massimo Ponzoni. Quasi tutti sono accusati di peculato e alcuni anche di truffa. Tra gli imputati Giorgio Puricelli, ex fisioterapista del Milan, Nicole Minetti, l’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi; Renzo ‘Trota’ Bossi, il figlio del Senatur, l’ex capogruppo della Lega Stefano Galli, Davide Boni, l’ex Presidente del Consiglio regionale, Paolo Valentini Puccitelli, Angelo Giammario e Gianluca Rinaldin, Massimo Guarischi, Antonella Maiolo, Gianmarco Quadrini, Marcello Raimondi, Luciana Ruffinelli, Carlo Saffiotti, Mario Sala, Pierluigi Toscani e Sante Zuffada. Ma anche Massimiliano Romeo e Angelo Ciocca, rispettivamente capogruppo al Senato e eurodeputato della Lega, Stefano Maullu, europarlamentare di FI e Alessandro Colucci, segretario alla camera per il gruppo Misto.

Il pm, oltre a sottolineare come fosse illegittimo che il capogruppo attribuisse a ciascun consigliere un plafond extra, “un tesoretto personale” per le sue spese, ha spiegato che si è trattato di rimborsi “illeciti” poiché ciascun consigliere, oltre ad aver percepito 8.500 euro al mese per “le funzioni”, aveva in busta paga un’indennità di 6.000 euro tra diaria e spese di missione “omnicomprensive” e un diritto ai rimborsi per trasporti pari a 3.500 euro netti al mese. “Esistono consiglieri che non sono stati nemmeno sfiorati da questa indagine: non hanno speso un euro in più rispetto al budget assegnato e altri hanno speso pochissimo denaro e lo hanno giustificato in modo puntuale”.

Dalle aragoste alla nutella, tra le spese anche i gratta e vinci
L’inchiesta della Procura di Milano era stata chiusa il 5 marzo del 2014. Conti alla mano, secondo i pm, i soldi pubblici spesi allegramente e illecitamente ammontavano a poco più di 3 milioni di euro. Ma lo scandalo era scoppiato alla fine del 2012. Tra le spese gli uomini della Guardia di Finanza aveva rendicontato anche scontrini per comprare dolci in pasticceria oltre che per fare colazioni con brioche e caffè, noleggi auto e taxi, lecca lecca e anche biglietti gratta e vinci. Soldi pubblici, secondo l’accusa, erano stati utilizzare per pagare cene a base di aragosta e sushi oppure merende con piadine e nutella. Nella lista della spese dei consiglieri erano finite anche cartucce usate per la caccia comprate e le immancabili ostriche. A sorpresa erano spuntati scontrini per l’acquisto di fuochi d’artificio da un rivenditore cinese. E poi computer e moltissimi articoli di elettronica, tra cui stampanti e web cam. Poi cene in pizzerie napoletane, l’acquisto di un ovetto Kinder sorpresa, carne in macelleria, oltre a giocattoli come un Pinocchio e una clessidra. Ma anche aerei di carta da 15 euro e sono indicati anche numerosi scontrini per comprare birra, grappe e panini, in bar in orari notturni.

Memorabili le richieste di rimborsi contestate a Nicole Minetti, tra cui compaiono creme e il libro Mignottocrazia di Paolo Guzzanti, ma anche quelle di Renzo Bossi. Tra il 2010 e il 2012 il figlio del Senatur avrebbe messo in conto spese videogiochi, Red Bull, gomme da masticare, cocktail come Mojito, Campari e Negroni, patatine, barrette ipocaloriche, giornali, sigarette, un iPhone, auricolari, un computer e il libro Carta Straccia di Giampaolo Pansa. – [IlFattoQuotidiano.it]
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