Ragusa, Carmelo Aprile, il primario arrestato, sceglie il silenzio dinanzi al gip

19/01/2019 – Muto dinanzi al giudice delle indagini preliminari. Decide di non utilizzare l’interrogatorio di garanzia per portare acqua al mulino della propria difesa. Carmelo Aprile, 57 anni, medico gastroenterologo, primario dell’ospedale Maggiore di Modica, arrestato lunedì scorso proprio all’interno del nosocomio, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il suo legale Luigi Piccione considera la scelta la migliore per la sua strategia difensiva, in attesa di elaborare gli elementi che saranno utilizzati nel procedimento. Il medico rimane quindi in stato di detenzione fino a quando non saranno presentate e accolte eventuali istanze di remissione in libertà. Carmelo Aprile peraltro è imputato in un processo di cui è in corso il dibattimento per reati e per fatti analoghi a quelli che gli vengono contestati nell’ordinanza di custodia cautelare che ha disposto il suo arresto.

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Per i fatti oggetto del processo in corso, risalenti al 2011, il primario, allora semplice medico endoscopista dell’ospedale Busacca di Scicli, fu licenziato in tronco dall’Azienda sanitaria provinciale ma venne poi reintegrato dal giudice del lavoro. Anche nel 2011 ci fu la denuncia di un paziente che diede origine al procedimento, in quel caso senza l’adozione di misure cautelari perché le indagini probabilmente furono meno incisive e non indirizzate verso una situazione di flagranza. Deciso e tempestivo fu il direttore generale dell’Asp che licenziò in tronco quel dipendente infedele che intascava in nero e in contanti il corrispettivo di visite che eseguiva all’interno dell’ospedale. Il Tribunale però ritenne illegittimo il licenziamento e reintegrò il medico nell’organico dell’Asp.

E questo precedente, unitamente al procedimento penale nel frattempo avviato e tuttora in corso, non gli ha impedito perfino di fare carriera, tant’è che attualmente è dirigente medico, ovvero primario. Carmelo Aprile è accusato di peculato aggravato per avere svolto visite ed esami appropriandosi delle strumentazioni della struttura sanitaria; di abuso d’ufficio per i casi in cui ha eseguito la stessa attività con messi dell’Asp in favore di pazienti amici cui non ha fatto pagare le prestazioni; e di truffa pluriaggravata ai danni dello Stato per la tipologia e la natura stessa della propria attività reiterata all’interno dell’ospedale con visite e prestazioni resi a pazienti costretti a pagare in nero e in contanti prezzi che lo stesso medico fissava a piacimento e in violazione delle procedure di fissazione degli appuntamenti e delle liste d’attesa. – FONTE
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