“Gianni Alemanno era l’uomo politico di riferimento di Mafia Capitale”, procura chiede condanna a cinque anni

11/02/2019 – La procura di Roma ha chiesto una condanna a 5 anni di carcere per l’ex sindaco della Capitale Gianni Alemanno nell’ambito di uno dei filoni dell’inchiesta Mondo di Mezzo. Pesantissima l’accusa: secondo i magistrati Alemanno era “l’uomo politico di riferimento dell’organizzazione Mafia Capitale all’interno dell’amministrazione comunale, soprattutto, in ragione del suo ruolo apicale di sindaco, nel periodo 29 aprile 2008 -12 giugno 2013 (e successivamente di consigliere di minoranza in seno al Pdl”. I reati contestati all’ex sindaco sono corruzione e finanziamento illecito. L’ex sindaco, secondo la procura, tra il 2012 e il 2014 avrebbe ricevuto oltre 220 mila euro mila euro per compiere atti contrari ai doveri del suo ufficio.

Il Pm Luca Tescaroli. Nel processo per Mafia Capitale l’ex Sindaco di Roma è imputato per corruzione e finanziamento illecito. Per il primo capo di imputazione il pubblico ministero ha chiesto una condanna a 4 anni e 6 mesi, ai quali si sommano i 6 mesi per finanziamento illecito. Contestualmente ha anche chiesto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la confisca di 223.500 euro per il reato di corruzione.

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Secondo la pubblica accusa l’ex Sindaco “Alemanno non appare meritevole della concessione delle attenuanti generiche, in considerazione della gravità delle condotte poste in essere in qualità di sindaco e di consigliere comunale, della spregiudicatezza criminale dimostrata, del precedente penale e dell’essere tornato a delinquere pur avendo beneficiato dell’istituto premiale della riabilitazione”.

Alemanno va giudicato anche in ragione “del suo ruolo apicale di Sindaco” all’epoca dei fatti. Dalle intercettazioni, sempre secondo l’accusa, è infatti emerso chiaramente che “Alemanno avesse piegato la sua funzione di sindaco alle esigenze del sodalizio o, comunque, fosse pienamente disponibile…

Sono le voci dei corruttori Buzzi e Carminati che lo rivelano direttamente”. Alemanno “inserito al vertice del meccanismo corruttivo, ha esercitato i propri poteri e funzioni illecitamente e curato la raccolta delle correlate indebite utilità, prevalentemente tramite terzi propri fiduciari per schermare la propria persona. Gli uomini di fiducia, indagati e alcuni anche condannati in Mafia Capitale, sono stati proiezione della persona di Alemanno, che ha impiegato per la estione del proprio potere, e si sono interfacciati con gli esponenti apicali di Mafia Capitale, suoi corruttori (Buzzi e Carminati)”. – FONTE
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