I VEDOVI 😀 editoriale di Marco Travaglio FQ 13.2.19

13/02/2018 – La vedovanza è sempre una condizione penosa, dunque i vedovi del Tav meritano grande rispetto, oltre alle condoglianze di rito. Dev’essere terribile perdere all’improvviso la compagna di una vita (la chiamano “la Tav”). E ancor più doloroso scoprire che era un compagno (un treno merci). Né può sollevarli apprendere che quel compagno non è mai esistito: il buco di 57 km a cui avevano dedicato 30 anni di vita era solo il frutto della loro fantasia, meno consistente di una bambola gonfiabile. Così come il “cantiere” che i poveri umarell ogni tanto visitavano, senza che nessuno li avvertisse che era solo per un paio di buchetti esplorativi. Così ora non avranno neppure una tomba su cui piangere, né una bara vuota su cui deporre fiori. Il caro estinto era molto caro, questo sì: 1,4 miliardi già spesi per fingere di fare una cosa inutile che alla fine della fiera ce ne avrebbe fatti perdere altri 7 o 8.

Un Paese serio, dopo il rapporto costi-benefici del governo, la finirebbe qui. Ma siamo in Italia, dunque il coro dei vedovi e delle prefiche seguiterà a strillare un altro po’. Chi ha pagato mazzette e vorrebbe avere qualcosa in cambio. Chi le ha prese e teme di doverle restituire. Chi aveva promesso a costruttori e coop rosse una paccata di soldi nostri e ora deve render conto. E i trombettieri del Tav travestiti da giornalisti, che spacciavano per oro colato i dati farlocchi della Banda del Buco, vaneggiando di collegamenti con la Francia e l’Europa (già collegate), di mega-boom del Pil, di mirabolanti vantaggi ambientali, di miracoli che tramutano i Tir in treni e la gomma in rotaia, di nuove Transiberiane da Lisbona a Kiev (disegnate a pennarello). Dovrebbero ammettere di aver raccontato un sacco di balle. Oppure, vedi Repubblica e l’Espresso, spiegare perché fino a pochi anni fa pubblicavano le inchieste di Luca Rastello e Tommaso Cerno (e anche commenti di Adriano Sofri) contro il Tav e ora, proprio in articulo mortis, hanno sposato il carissimo estinto, unendo le nozze alle esequie. Le prime reazioni frignanti dei vedovi inconsolabili all’atto di morte di 80 pagine consegnato al governo dal prof. Ponti e dai suoi 4 colleghi sono peggio di quelle dei No Vax o dei fan di Stamina dinanzi alle evidenze scientifiche: perché, diversamente da questi, quelli si piccano di essere moderni, istruiti, scientifici, competenti. Anzi, passano il tempo a denunciare le fake news degli altri. Purtroppo, dinanzi alle decine di tabelle, dati e calcoli scientifici dei cinque esperti, non oppongono nulla che ricordi non dico la scienza, ma neppure la tabellina del 2.

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Che so, un’addizione, una sottrazione, una divisione, una moltiplicazione sbagliata. No: frignano e basta. Del resto la loro analisi costi-benefici era affidata a 7 madamine torinesi, note scienziate, al momento disperse. L’analisi vera dice che i benefici del Tav sono di 800 milioni, non di 20 miliardi come dicevano i costruttori Telt? E vabbè, pazienza. Le merci necessarie per giustificare l’opera dovrebbero essere 25 volte quelle attualmente circolanti, e anche in quel caso il Tav sarebbe in perdita, visti i 2 mila Tir giornalieri al Fréjus contro gli 80 mila sulla tangenziale di Torino? Massì, dai, arrotondiamo. La Co2 risparmiata sarebbe lo 0,12% delle emissioni nazionali? Che sarà mai. Il guadagno di tempo da Milano a Lione sarebbe di 1 minuto e 20 secondi? Vuoi mettere. Nessuno prova a smentire un solo dato. Meglio affidarsi alle supercazzole. Per Repubblica l’analisi di Ponti&C. è “una partita truccata perché 5 tecnici su 6 erano schierati” (cioè avevano dei dati e delle idee anche prima, e sono rimasti coerenti), mentre “il sesto, Pierluigi Coppola, non ha ritenuto sottoscrivibile il documento: una spaccatura che mette in discussione la terzietà delle conclusioni”. Cioè: 5 dicono una cosa, il sesto ne dice un’altra (non si sa quale) e chi vince? Il sesto: “l’unico a non aver espresso in precedenza una opinione negativa sul progetto” (era Sì Tav, quindi era imparziale; invece gli altri non sono “terzi” (infatti sono quintupli).

Un altro bel vedovo, l’ex capo dell’Osservatorio di governo Paolo Foietta, parla di “analisi-truffa”. Smentisce almeno un calcolo? No, però “i tecnici hanno attaccato il carro dove voleva il padrone”. Il guaio è che Ponti non ha padroni e lavora gratis, mentre lui un padrone ce l’aveva: i governi Sì Tav che lo pagavano. Chiamparino, ex sindaco, ex banchiere e si spera presto ex governatore del Piemonte, dice che è “come affidare a Dracula la sorveglianza sulla banca del sangue”. Buona questa, infatti non è sua: è di Grillo su Gava ministro dell’Interno. Ma qui l’unico Dracula è Chiamparino, che svuotò le casse del Comune con le Olimpiadi del 2006 e ora vorrebbe proseguire l’opera con le casse dello Stato. Il nostro vedovo preferito è il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, noto collezionista di fiaschi: “L’apertura di questi cantieri a regime determina 50 mila posti di lavoro”. Tutte balle: l’occupazione prevista è di 4 mila addetti che, per un’opera da almeno 13 miliardi, ci costerebbero 3,2 milioni a cranio. Prezzi modici. Massima solidarietà a Marco Imarisio del Corriere, che ha dedicato gli ultimi dieci anni a dipingere il Tav come la nona meraviglia del mondo, i No Tav come le nuove Br e le madamine come le reincarnazioni di madame Curie. “Le cifre catastrofiche citate nel documento – scrive, senza smentirne mezza – non corrispondono affatto alla verità assoluta, ma alle personali convinzioni del gruppo di studiosi… Per citare lo stesso prof. Ponti, i ‘suoi’ risultati sono frutto di studi e metodi personali”. Ma va? Un analista utilizza i suoi metodi personali, anziché quelli delle madamine. E manco una telefonata a Imarisio. Ma sarà legale?
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