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IlTravaglio dei perdenti di Tommmaso MERLO
febbraio 20, 2019 Ambiente e salute

20/02/2019 – Travaglio si scaglia contro il Movimento 5 Stelle per il voto online sulla Diciotti e diviene di colpo un eroe nazionale. Viene circondano da microfoni avidi di carpirne il Credo, i talk-show mostrano il suo Verbo a tutto schermo. Fino a ieri era un impestato, oggi che si scagliato contro il Movimento 5 Stelle i suoi colleghi giornalisti festeggiano il ritorno all’ovile dell’intrepido torinese e si apprestano ad ergergli un monumento bronzeo a futura memoria. Vanno capiti. Che Travaglio torni in linea col vecchio regime è in effetti una notizia importante per la malconcia stampa nostrana che ormai priva di ogni credibilità potrà contare su uno dei pochi giornalisti che ancora ne ha una. Il Fatto era l’unico quotidiano che non urinava quotidianamente sul Movimento 5 Stelle, vedremo dove svuoterà la vescica dopo il doloroso voto sulla Diciotti. Travaglio ravanava da giorni con sta storia, ha vivisezionato il caso fino allo sfinimento, si è speso anima e core. Alla fine i militanti non hanno però votato come voleva lui e così Travaglio si è incazzato e si è messo a scrivere addirittura di ‘suicidio” del Movimento e di “virus berlusconiano” che avrebbe infettato chissà chi e di “truffa”.

Una reazione davvero rabbiosa ma che pare abbiano avuto in tanti anche nel Movimento e questo è meno comprensibile. Va bene il disappunto per la sconfitta, ma mandare in malora tutto perché un voto (seppur significativo) non è andato come volevi te, non è democratico. Il volere della maggioranza si rispetta. Ma soprattutto, tale astio tranchant non ha politicamente senso per come è fatto il Movimento 5 Stelle. Travaglio e tutti i malpancisti sembrano dimenticarsi che il Movimento non è altro che un gruppo di cittadini. Un gruppo di cittadini al servizio dei cittadini che alle prossime elezioni tornerà in gran parte a casa sua ed altri subentreranno. Un gruppo di cittadini può anche sbagliare, ma nessuno può metterne in dubbio la buona fede. E soprattutto, se alcune scelte si rivelassero sbagliate, il Movimento potrà sempre fare di meglio in futuro. Il Movimento non è un partito, non è statico, non ha in cima un boss e una classe dirigente perenne come ad esempio Forza Italia o il Pd. Ma è un gruppo di cittadini che sta “imparando facendo” e per cui ogni ostacolo che incontra è un’opportunità di crescita e di apprendimento. Essendo in continua evoluzione, in futuro il Movimento potrebbe anche gestire situazioni simili al caso Diciotti in maniera differente. Per questo i giudizi “universali” alla Travaglio o addirittura chi sbatte la porta e se ne va, commette un errore madornale.

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I vecchi partiti come Forza Italia o il Pd sono identici a se stessi da decenni e sono convinti di aver ancora ragione loro su tutto nonostante i mille fallimenti. Per questo una volta che quei partiti hanno tradito è meglio abbandonarli, perché tradiranno ancora. Ma il Movimento è tutt’altro. È vivo, è dinamico, è aperto, è un gruppo di cittadini al servizio di altri cittadini che può anche sbagliare ma che lo farà sempre in buona fede e che un domani potrà correggersi e fare meglio. E se in casi controversi come quello della Diciotti secondo alcuni ha sbagliato, i delusi dovrebbero rimboccarsi le maniche e dare un contributo affinché al prossimo bivio prevalgano le loro ragioni. La loro delusione dovrebbe cioè essere uno stimolo a partecipare di più, non una scusa per mollare. Il Movimento è un bene troppo prezioso per sprecarlo così, è un’occasione storica di cambiamento troppo rara per buttarla via così. Che i malpancisti prendano dunque qualche goccia di Maalox e che Travaglio rinunci al monumento bronzeo ed insieme alle sue prestigiose penne continui ad urinare negli appositi siti.
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