LEGITTIMA DIFESA, BONGIORNO: LEGGE A FAVORE VITTIME, DETERRENTE PER AGGRESSORI

21/02/2019 – Ministro Giulia Bongiorno, sulla legittima difesa teme i tranelli del M5S in Aula?
«No, ho rapporti frequenti con il ministro Bonafede e sono più che serena. Per noi della Lega, è anche una questione di coerenza. In campagna elettorale abbiamo parlato tanto di questo provvedimento. Inoltre, è proprio di questi giorni la storia di un uomo aggredito che dovrà scontare 4 anni e mezzo di pena, mentre il suo aggressore solo 10 mesi».
Quindi quando diventerà legge?
«Entro marzo la legittima difesa vedrà la luce. Oltre a essere equilibrata sarà un faro per chi indaga: quando l’aggredito si trova in una condizione di turbamento e si difende non è punibile. I magistrati potranno prendere in considerazione lo stato psicologico della vittima, per evitargli così la via crucis del processo penale».
Non c’è il rischio che si crei un far-west?
«No, non è una legge che arma il popolo italiano, non è una licenza d’uccidere. È la prima legge che si occupa in modo serio delle vittime».
Ma è sicura che servirà da deterrente?
«Sì, chi delinque valuta anche i rischi e la legislazione vigente. E quindi sapere che lo Stato italiano si sta schierando a favore delle persone aggredite sarà un segnale importante».
C’è chi dice che così si arriverà a un Paese armato fino ai denti e con una giustizia fai da te.
«Falsità, è un testo incisivo che limita l’eccessiva discrezionalità della magistratura nei confronti di chi reagisce in uno stato di paura».

Le famiglie che si sentono indifese non è detto che così saranno più sicure, non trova?
«Questo è un altro punto interessante: in passato c’era un tessuto sociale diverso, c’erano famiglie patriarcali, composte da numerose persone. Ora non è più così, e questa legge servirà anche a equilibrare questi mutamenti della società. E comunque nella legge abbiamo utilizzato il verbo “respingere”, non è un attacco al nemico».
A che punto è la riforma del processo penale?
«Con Bonafede ci siamo visti tre volte, adesso il ministro sta facendo una serie di approfondimenti coinvolgendo avvocatura e magistratura. Sarà una legge delega, spero che possa vedere la luce al più presto, ma sarà lui ad annunciarne i tempi. La mia funzione è soltanto quella di fornire il punto di vista della Lega».
Qual è il punto qualificante affinché non ci sia l’effetto bomba atomica con lo stop alla prescrizione? 
«Nei processi penali esiste una fase, quella delle indagini preliminari, sulla quale secondo me si deve intervenire con delle correzioni. Ci sono reati che già durante le indagini si prescrivono. Il tempo delle indagini preliminari deve essere utilizzato per fare indagini: troppo spesso ci sono tempi morti. I fascicoli non possono sostare per mesi sulle scrivanie. Stesso discorso poi per la fissazione delle udienze. Le sto facendo due esempi, ma i passaggi sono tanti e i tempi morti pure: ecco, bisogna toglierli».
Rivedrete anche l’uso delle intercettazioni?
«Di questo non ne abbiamo parlato».
La Lega appoggerà il ddl sulla separazione delle carriere dei magistrati presentato da Forza Italia?
«Da parte nostra c’è interesse e condivisione, senza preclusioni. Però dobbiamo ricordarci che in questa fase noi siamo su un binario, e dobbiamo tener conto degli impegni che abbiamo assunto nel contratto di governo. Per me la separazione è un segno di civiltà, sicuramente».
Sul caso Diciotti alla fine ha vinto la linea Bongiorno: niente processo per Salvini.
«Non è così. Per andare a processo, il vicepremier Matteo Salvini avrebbe dovuto mentire agli italiani, perché avrebbe dovuto dire alla Giunta che non c’era un interesse pubblico e che aveva agito per interesse personale. La legge è chiara: se c’è interesse pubblico manca l’antigiuridicità. Era impossibile dire ‘votate contro di me’. Tuttavia, se processato Salvini sarebbe stato sicuramente assolto, anche se forse tra dieci anni».
Da donna di diritto non le ha creato imbarazzo assistere a una votazione su Rousseau su questo tema?
«È nel Dna dei grillini, questo continuo contatto con i loro militanti, può piacere o non piacere. È una modalità che hanno usato in passato. Personalmente non ho questa ansia di ricercare sempre il confronto con l’elettorato».

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C’è stato un 41% di voti favorevoli all’autorizzazione: è un dato su cui anche voi dovete riflettere?
«A me sembrava evidente che non ci fosse un interesse privato di Salvini, non conosco il percorso logico di questo 41%, a me sembra difficile da argomentare il contrario».
Matteo Renzi, a proposito dell’inchiesta sui genitori, esprime fiducia nella magistratura ma parla di tempistica sospetta: non è un ossimoro?
«Non esprimo pareri su una vicenda giudiziaria da ministro e senza conoscerne le carte, però un tema che non fa parte del contratto di governo, ma su cui bisognerebbe intervenire, è quello delle misure cautelari. La detenzione prima del processo non può essere la prassi, semmai dovrebbe essere il contrario. In Italia c’è stata un’inversione totale: siccome i processi sono lunghi, spesso si ricorre alla misura cautelare. Non va bene».
I rapporti di forza dentro la maggioranza stanno cambiando?
«Salvini ha fatto presente che non sarà un sondaggio a fargli cambiare atteggiamento: siamo rispettosi dei patti».
Rispetto a un anno fa i pesi si sono invertiti.
«C’è una crescita di fiducia, penso all’Abruzzo, e credo sarà confermata in Sardegna ma anche alle Europee, perché siamo concreti: dalla legittima difesa all’immigrazione, stiamo portando avanti cose che dicevamo in campagna elettorale. La gente aveva paura di Salvini, ma adesso si sta rendendo conto che è una persona concreta. Non condivido chi dice che c’è un demerito dei grillini, anche perché il governo è comunque fatto da due forze politiche».
Chiudiamo con Roma: come trova la Capitale?
«Ora non voglio litigare con la sindaca, eh. Ho incontrato più volte Raggi, nei limiti di quanto può fare il mio ministero c’è la massima collaborazione».
Ma?
«Io sono molto innamorata di Roma e vorrei vederla risorgere. Invece per adesso non c’è un cambio di marcia, purtroppo» – [IlMessaggero.it]

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