Accise sul diesel: In arrivo una stangata da 6 miliardi

18/03/2019 – Il governo si appresta ad aumentare le accise sul diesel, riducendo la differenza di tassazione esistente tra gasolio e benzina. Un innalzamento della tassazione indiretta mascherato da una revisione delle agevolazioni fiscali, che peserebbe sulle tasche di automobilisti e autotrasportatori per 6 miliardi di euro.

È la strada che si appresta ad imboccare l’esecutivo, stretto tra la necessità di disinnescare le clausole di salvaguardia – 23 miliardi di aumenti Iva per il 2020 e 27,6 per il 2021 – e il voler far passare sotto traccia qualsiasi aumento della tassazione per motivazioni puramente propagandistici, in vista delle elezioni europee di maggio.

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E poco importa se tra le promesse elettorali c’era quella di ridurre le accise sui carburanti, alcune delle quali varate decenni fa per rastrellare fondi da destinare alle esigenze più disparate. Un’operazione che verrebbe giustificata sotto forma di un taglio delle tax expenditures (agevolazioni e sconti fiscali) per quei sussidi ritenuti dannosi per l’ambiente.

Aumento delle tasse indirette per evitare le clausole di salvaguardia
Il reale obiettivo del taglio delle tax expenditures è chiaro: aumentare il gettito fiscale delle imposte indirette senza dirlo esplicitamente. Anzi, se possibile, senza dirlo affatto, visto che le elezioni europee sono alle porte e le forze della maggioranza di governo non sono certo disposte a giocarsi il consenso in vista delle urne.

Una volta superato lo scoglio elettorale, poi, con ogni probabilità scatterà la manovra-bis necessaria a ridurre il deficit. Nel frattempo, il Ministro delle Finanze Giovanni Tria deve scongiurare l’intervento delle clausole di salvaguardia, che – tra le altre cose – prevedono un aumento dell’aliquota ordinaria IVA dal 22% al 25,5% nel 2020 e al 26,5% nel 2021. L’aliquota ridotta passerebbe dal 10% al 13% il prossimo anno.

Giovanni Tria – nelle sue posizioni da professore all’Università di Tor Vergata – non vedrebbe di cattivo occhio un aumento dell’IVA, perché consentirebbe di riequilibrare il peso relativo delle imposte dirette e indirette, spostando gettito dalle prime alle seconde.

Ma il Professor Tria deve fare i conti con il Ministro Tria e la necessità di non scontentare Salvini e Di Maio. La soluzione potrebbe essere proprio quella di tagliare le agevolazioni e gli sconti fiscali in essere, magari facendola passare come un’operazione a difesa dell’ambiente. In realtà si tratterebbe di aumento selettivo di accise e Iva, dal diesel all’acqua minerale.

Aumento delle accise sul diesel: impatto su trasporti, prezzi e consumi
Il taglio delle tax expenditures colpirebbe il gasolio, che oggi subisce un’accisa inferiore del 23% rispetto alla benzina. La motivazione secondo la quale il motore diesel è più efficiente del benzina non è sufficiente – secondo il MEF – a giustificarne la minore tassazione. Verrebbero addotte anche motivazioni legate all’inquinamento dei motori diesel, ingiustificate se riferite ai moderni Euro 6 d Temp.

In realtà, la motivazione ambientale è alquanto debole, e non sembra credibile neppure la volontà di disincentivare il trasporto merci su gomma a favore di quello su rotaia in mancanza di una strategia di incremento del trasporto ferroviario merci. È molto più plausibile che il motivo sia legato alla composizione del parco circolante, con il diesel al 54% del totale.

Un bacino ampio, che a fronte dell’aumento delle accise porterebbe un gettito aggiuntivo pari a 6 miliardi secondo le valutazioni di Assopetroli, che graverebbe su settori come la logistica, i trasporti e l’agricoltura. C’è da tenere conto, poi, del crollo dei consumi italiani innescato dell’aumento delle imposte decise da Monti nel 2012. Un rischio che potrebbe ripetersi con un pericoloso effetto domino. – [Money.it]
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