Facevano avere la cittadinanza agli stranieri per 7mila euro: coinvolto anche un parroco

26/03/2019 – C’è anche un prete, un parroco della Diocesi di Padova, fra le persone coinvolte nell’operazione “Super Santos”, che ha portato alla scoperta di un traffico di cittadinanze tra Verbania e Novara. Il sodalizio criminale era stato messo in piedi da cittadini brasiliani a vantaggio di connazionali che volevano acquisire il nostro passaporto. Sette quelli finiti in manette, oltre 800 quelli diventati italiani in appena 3 giorni e al costo di 7mila euro in contanti, per un giro d’affari stimato dagli investigatori in 5 milioni di euro.

Nel “pacchetto cittadinanza” incluse anche gite turistiche
Il prete, che è stato sottoposto all’obbligo di firma, è accusato di aver stilato in cambio di denaro un falso certificato di battesimo in modo che lo straniero potesse dimostrare di avere un avo italiano. Gli arrestati avevano allestito delle agenzie d’affari illegali che, dietro il pagamento in contanti, offrivano assistenza nelle pratiche per la cittadinanza, creando le condizioni per ingannare gli impiegati degli uffici anagrafici e facendo risultare i richiedenti come residenti nei comuni delle province di Verbania e Novara. In questo modo, gli stranieri riuscivano a ottenere la cittadinanza in soli tre giorni. Non solo, i faccendieri integravano il “pacchetto cittadinanza” con un gite sul lago Maggiore e degustazioni di prodotti tipici.

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Quei selfie con i passaporti
Dalle indagini, che sono andate avanti più di un anno e si sono articolate in intercettazioni telefoniche, appostamenti negli aeroporti e perquisizioni negli alloggi dei brasiliani, è emerso anche che l’acquisizione della cittadinanza italiana era spesso finalizzata a entrare più facilmente in Canada o negli Stati Uniti, giovandosi dei controlli meno serrati sui cittadini Ue. Un evento che spesso questi neo-cittadini con frode festeggiavano postando selfie con il passaporto davanti l’ingresso dei Municipi. «Altro che Ius soli e cittadinanze in regalo, occorrono rispetto e controlli. Grazie ancora a Forze dell’ordine e inquirenti», ha commentato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

Modena: Falsi esame per avere permessi di soggiorno
Nel mirino della squadra mobile di Modena è finito un sistema criminale che fa capo a un Centro di Formazione Linguistico accreditato presso l’Università per Stranieri di Perugia: in pratica agli immigrati non in regola, che dovevano sostenere gli esami, venivano fornite risposte già compilate da cui copiare o aiuti dalla commissione compiacente. Dietro il pagamento di centinaia di euro gli stranieri richiedevano e ottenevano il sospirato certificato Celi di lingua italiana, l’attestato che serviva, appunto, a farsi rilasciare il permesso di soggiorno di lungo periodo. Un giro di affari da due milioni di euro che, nelle sedi d’esame sparse in varie città del nord Italia, fra Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna, ha coinvolto più di 6000 stranieri i quali, dietro il pagamento di denaro (dalle 400 alle 700 a persona), come spiega il comandante della squadra mobile di Modena Salvatore Blasco, richiedevano e ottenevano, pur non ricorrendone i requisiti, l’ambito certificato Celi da cui è derivato il nome dell’operazione di polizia.

Al centro del del traffico di compravendita di attestati due italiani, un marocchino e un tunisino. Tra le accuse figurano quelle di falso ideologico e produzione di documenti falsi fino a veri e propri casi di corruzione. Nelle tre sessioni d’esame monitorate in provincia di Modena tra luglio e novembre 2018 è emerso che ai candidati venivano fornite direttamente le risposte alle domande, e questi si limitavano a ricopiarle sui fogli d’esame, cosa che valeva anche per la parte orale del test, che gli esaminandi conoscevano in anticipo. – [IlSecoloXIX.it]
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