Nuova svolta nelle inchieste scattate dopo il crollo del Ponte Morandi, indagati due superdirigenti

27/02/2019 – Anche i manager, secondo la Procura di Genova, sapevano dei controlli truccati su alcuni viadotti della rete italiana. Lo certifica la nuova svolta a uno dei filoni d’inchiesta avviati dopo la strage del Ponte Morandi nel capoluogo ligure, dove il 14 agosto scorso sono morte 43 persone per il crollo d’un tratto della A10. I pubblici ministeri hanno inviato un avviso di garanzia a Michele Donferri Mitelli, storico capo nazionale delle manutenzioni di Autostrade per l’Italia (ruolo nel quale è stato avvicendato solo di recente) e ad Antonino Galatà, amministratore delegato di Spea Engineering, la società del gruppo delegata a monitoraggi e prevenzione rischi. Entrambi sono accusati di aver compartecipato alla falsificazione di alcuni report sullo stato di cinque viadotti diversi dal Morandi, 3 in Liguria, uno in Puglia e uno in Abruzzo.

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Nel mirino la “memoria storica” di Autostrade
Tecnicamente si tratta d’un filone parallelo a quello sul massacro di oltre sette mesi fa, ma i rivolgimenti di oggi certificano un ulteriore salto di qualità degli accertamenti. E dimostrano come dirigenti di altissimo rango fossero agli occhi dei pm consapevoli dell’inaffidabilità di molti rilievi in teoria fondamentali. Ricordiamo: Donferri all’interno di Autostrade è stato per lungo tempo il massimo dirigente con compiti operativi e ha goduto per 10 anni della fiducia di Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Aspi (oggi Castellucci è ad solo della holding Atlantia). Non solo: sempre Donferri lavora da oltre trent’anni per il concessionario che gestisce oltre 3.000 km di tratte in tutto il Paese, ha attraversato la privatizzazione di Autostrade ed è ritenuto la figura chiave di ogni tranche d’indagine proprio per la profonda conoscenza accumulata fino ad oggi, sia sul Morandi che sulle altre infrastrutture a rischio. Galatà, a sua volta, quale vertice di Spea, è il manager più alto in grado nell’azienda della medesima galassia che dovrebbe avere il polso della situazione con controlli capillari sulle condizioni dei vari tratti autostradali.

Reati colposi, falsi e depistaggi: tre filoni intrecciati
Nel filone dei presunti controlli alterati su viadotti differenti dal Morandi sono indagate in tutto 15 persone. Per la strage ne sono state invece iscritte 74: 68 rispondono solo di reati colposi, 3 anche di falso nell’ipotesi che avessero truccato le ispezioni sul manufatto poi collassato prima del disastro (si tratta di tecnici di medio livello), 3 solo per favoreggiamento, poiché si ritiene che non abbiano responsabilità sullo scempio, ma abbiano in qualche modo tentato di depistare gli accertamenti successivi.

Le prime ombre sull’affidabilità dei controlli ai ponti gestiti da Autostrade per l’Italia erano emerse durante gli interrogatori di alcuni testimoni, sentiti nella fase iniziale dell’inchiesta sul Morandi. In particolare, i tecnici di Spea avevano raccontato agli inquirenti che i report «talvolta erano stati cambiati dopo le riunioni con il supervisore Maurizio Ceneri (ingegnere di Spea, indagato per reati colposi nel fascicolo principale sul crollo del Morandi, mentre nel segmento bis sull’accomodamento dei monitoraggi ad altre strutture risponde di falso). In altri casi – avevano ribadito sempre i testimoni – era stato Ceneri stesso a cambiare le note informative senza consultarsi con i colleghi». – [LaStampa.it]
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