All’avvocato che fa perdere un diritto legittimo all’assistito non spetta il compenso. La decisione della Cassazione.

20/04/2019 – Escluso il compenso all’avvocato che fa perdere un diritto legittimo all’assistito a causa della sua negligenza. Lo ha stabilito una recente decisione della Corte di Cassazione che conferma quanto deciso nella sentenza di merito.

Nello specifico, i giudici della Corte di Cassazione hanno sancito che l’inadempimento professionale dell’avvocato, da cui deriva la perdita del diritto del suo assistito, vanifica l’attività difensiva svolta fino a quel momento. Per tale ragione all’avvocato non spetta alcun compenso.

Nessun compenso all’avvocato che fa perdere un diritto legittimo all’assistito: il caso di specie
La decisione della Corte di Cassazione prende le mosse dal ricorso proposto da un avvocato che si era visto negare il compenso dal giudice di merito perché la sua condotta negligente aveva fatto perdere un diritto legittimo al cliente.

La questione riguardava la stipulazione di un contratto preliminare di compravendita. Dunque, l’avvocato ricorrente aveva ottenuto la condanna al pagamento di 46.000 euro per i venditori inadempienti ed il sequestro conservativo dell’immobile a favore dell’assistito.

Tuttavia l’avvocato aveva omesso di depositare la sentenza entro il termine perentorio di 60 giorni e di chiedere l’annotazione del sequestro conservativo a margine della trascrizione. Per tale ragione il sequestro era diventato totalmente inefficace e i convenuti, nel frattempo, avevano alienato l’immobile.

A questo punto, l’assistito aveva iniziato un’azione legale contro l’avvocato per far valere in giudizio l’accertamento dell’inadempimento professionale. L’avvocato, invece, negando la sua negligenza, aveva proposto un’azione per l’accertamento del diritto di credito nei confronti dell’assistito (cioè 5.000 euro per lo svolgimento dell’attività professionale).

Ma il giudice di merito ha condannato il difensore al pagamento di 46.000 euro e delle spese processuali di entrambi i giudizi.

Le argomentazioni della Corte di Cassazione

Dunque, il caso è arrivato innanzi alla Corte di Cassazione che ha sancito l’infondatezza del ricorso da parte dell’avvocato.

Infatti, dicono i giudici della Suprema Corte, l’avvocato avrebbe dovuto provvedere alla conversione del sequestro conservativo in pignoramento, evitando così l’alienazione dell’immobile a terzi. Dunque, l’eccezione proposta dall’avvocato per “impossibilità della prestazione” sarebbe priva di fondamento,

In conclusione, gli ermellini hanno applicato il seguente principio di diritto:

“L’inadempimento dell’esercente la professione legale che abbia determinato la definitiva perdita del diritto, rende del tutto inutile l’attività difensiva precedentemente svolta dal professionista, dovendosi ritenere la sua prestazione totalmente inadempiuta ed improduttiva di effetti in favore del proprio assistito, con la conseguenza che in tal caso non è dovuto alcun compenso al professionista.”

Così citando un precedente decisione, Cassazione, III Sez civ., sentenza numero 4781, 26 febbraio 2013. – [Fonte Money.it]
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