La crisi finanziaria che colpisce le persone

24/06/2019 – Siamo tutti spaventati, ossessionati e in timorosa attesa della prossima “crisi finanziaria”! Quella travolgente, globale, distruttiva…il terrore, il “barbablù” della nostra epoca. Ne abbiamo viste di crisi. L’ultima sembra non essere mai passata e pesa ancora sulle nostre teste come una spada di Damocle che potrebbe colpirci da un momento all’altro.

Ma nessuno parla di una crisi finanziaria più sottile, subdola, invisibile agli occhi e alle orecchie dei media e delle testate di economia e finanza: la crisi finanziaria “personale”.

Una realtà, un dramma, che invece esiste e striscia nelle nostre vite, come ha testimoniato due anni fa, sul palcoscenico del TED di Vancouver, Elizabeth White, una donna afroamericana di 55 anni che, nonostante una laurea ad Harvard ed una carriera brillante, si è trovata, ormai non più giovane, a dover “sbarcare il lunario” e ad avere poco o niente per vivere.

Un video commovente e istruttivo dove Elizabeth apre il suo cuore e fa un suo personale “outing”: dichiara di essere una “fallita”.

Troppo spesso pensiamo che la crisi finanziaria sia qualcosa che colpisce le banche, i governi, le istituzioni. In realtà quello che succede è che moltissime persone, per una serie di motivi e di cause imprevedibili, perdono tutto. Non hanno la prospettiva di una pensione, di un reddito che gli garantisca la sopravvivenza. Una “crisi finanziaria personale”, appunto.

Negli USA, come sostiene la White, il problema è ancora più drammatico perché non c’è alcun incentivo al risparmio e il sistema pensionistico è sulle spalle del singolo che deve essere in grado di saper investire in maniera saggia e oculata il proprio denaro. Ma non tutti sono “esperti” in finanza, e nella vita si sbaglia. Ci sono milioni di persone in una situazione drammatica di “gap pensionistico”. Persone che sono state chiamate a gestire i propri risparmi senza essere consapevoli dei rischi di mercato e di tutto ciò che è necessario sapere in un mondo così complesso.

Inoltre, mentre da un lato metà delle famiglie americane NON ha una pensione o un piano pensionistico, dall’altro l’aspettativa di vita è aumentata di molto, allungando il periodo nell’arco del quale le persone hanno bisogno di un reddito non da lavoro.

Che si fa? Quale è la soluzione?
Secondo la White, che nel frattempo è diventata una attivista e una delle più importanti influencer al mondo sul problema dell’invecchiamento e di come gestiremo questo cambio di paradigma della società, la soluzione sta nel capire che bisogna aiutarsi a vicenda e affrontare la realtà senza paura di apparire agli occhi della società come dei “falliti”.

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Bisogna formare dei gruppi di resistenza – tipo Alcolisti Anonimi – e aiutarsi anche per lanciare l’allarme nei confronti del sistema. E’ necessario, poi, essere frugali e tagliare le spese in maniera drastica e profonda. Dobbiamo chiederci come vivere una vita senza che questa sia definita da ciò che possediamo. Lei lo definisce smalling up, un termine difficile da tradurre e che sta ad indicare la capacità di ciascuno di noi di capire di cosa e di quanto abbiamo davvero bisogno per essere felici, sereni.

Eppoi c’è la questione del lavoro. Siamo nel mezzo di un cambio di paradigma e dobbiamo trovare un modo per gettare un ponte tra la situazione attuale e quella in cui ci dovremmo o vorremmo trovare. In altre parole, consiglia la White, dobbiamo capire che noi non siamo quello che guadagniamo e che fare lavori umili non significa essere inferiori agli altri.

Tutti vogliamo un lavoro bello e che abbia un significato per noi, all’altezza delle nostre aspettative. Ma dobbiamo anche superare il baratro, adattarci a qualcosa che ci permetta di andare avanti, anche se poco appariscente.

L’appello di Elizabeth è di affrontare il problema a testa alta, senza timore e di aprirsi con chi può dare una mano senza fare finta che sia tutto a posto. E’ vero che viviamo in un mondo in cui il successo è misurato in base al nostro reddito, a quanto abbiamo in banca. E perciò dire che si è praticamente sul lastrico equivale a dire che si è dei falliti.

Il problema dell’invecchiamento della popolazione e dell’aspettativa di vita molto più alta di un tempo non è un fenomeno che sta emergendo solo negli USA. In Italia la situazione forse è ancora più sentita anche se da noi c’è il clan familiare a fare da cuscinetto e ad aiutare, quando può. Anche la cultura del risparmio è radicata nel nostro DNA. Quello che ci manca è una educazione finanziaria diffusa: ci affidiamo e ci aspettiamo che lo Stato ci fornisca quello di cui abbiamo bisogno, dovessimo campare 100 anni. Ma prima o poi anche nel nostro paese ed in Europa il problema andrà affrontato seriamente.

Anche perchè, come sostiene Elizabeth White, non basta più vivere a lungo, bisogna vivere bene e in salute anche in età avanzata. E’ stato investito tanto per arrivare a questo. Adesso è arrivato il momento di avere qualcuno che ci insegni e che porti avanti idee innovative per farci vivere una vita ricca e bella senza bisogno di tanti oggetti. Una vita modesta, ma piena di emozioni e di gioia, soprattutto in età avanzata.

La White fa un appello a tutti – soprattutto a chi si oppone allo status quo –, investitori, anziani, imprenditori sociali, artisti, immobiliaristi. Bisogna immaginare un modo per investire in prodotti, servizi e infrastrutture che supportino la dignità e il benessere degli anziani nell’arco della loro lunga vita.

Passare dalla paura e dalla vergogna, all’umiltà e alla comprensione è possibile: bisogna essere pronti a connettersi con gli altri e a combattere insieme. – [di Valentina PETRICCIUOLO]
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