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Si fa o non si fa? Tav, Conte e Salvini studiano il tracciato alternativo 5Stelle
giugno 24, 2019 Ambiente e salute

24/06/2019 – “Il dossier è in mano al presidente del Consiglio Giuseppe Conte che incontrerà le controparti europee e francesi. Si tratta di un progetto vecchio di venti anni che necessariamente va rivisto, ma al governo ho capito che non è tutto bianco o nero.

E ci sono anche sindaci no Tav della Val Susa che stanno lavorando a un progetto di compromesso”. Le parole di realpolitik della viceministra dell’Economia Laura Castelli, grillina e noTav torinese della prima ora, irrompono nel dibattito pubblico con un’intervista rilasciata ieri a Repubblica.

La Castelli indica, quindi, il tracciato alternativo a cui ha lavorato l’ex sindaco di Venaus Nilo Durbiano e che nei prossimi giorni sarà sottoposto alla votazione di quel Consiglio comunale e poi di quelli degli altri paesi della Valsusa. Un progetto che, rivela Durbiano, “è già da tempo sulle scrivanie di Salvini, Di Maio, Conte e Toninelli”.

Di che cosa si stratta? Una modifica sostanziale del tracciato che cancellerebbe il tanto contestato tunnel di base dal progetto: “Eviterebbe – spiega Durbiano – di scavare tre gallerie, andata, ritorno e di servizio, per complessivi 162 chilometri”.

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Durbiano, 59enne, sindaco a Venaus per quindici anni fino allo scorso 27 maggio, non iscritto ma elettore dei 5stelle, considera la sua “una proposta di soluzione politica, a cui, dai colloqui informali che ho avuto con esponenti leghisti, come il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, il Carroccio non sarebbe ostile”.

Anche il ministro dell’Interno, capo della Lega, Matteo Salvini avrebbe già mostrato interesse al progetto Tav targato Durbiano. “Sono stato a colloquio col prefetto di Torino Claudio Palomba per quattro ore su richiesta di Salvini, che scrisse alla prefettura chiedendo di convocarmi prima di Natale”. Su quattordici sindaci della Val Susa direttamente interessati dall’annosa questione, “dodici hanno già espresso vicinanza alla nostra proposta alternativa”.

IL PROMOTORE
L’ex sindaco di Venaus Nilo Durbiano: “Consente di scavare 15 km invece di 162”. Quindi, invece dei 162 chilometri complessivi del tunnel di base, il progetto Durbiano che il governo Conte starebbe valutando “prevede un tunnel di soli 15 chilometri tra Oulx e Modane: si tratterebbe semplicemente di un’altra canna parallela alla galleria del Frejus”. Questo per Durbiano e la viceministra Castelli si sposerebbe con la risistemazione e il potenziamento dell’attuale e storica linea ferroviaria. “Si arriverebbe a 23 milioni di tonnellate di merci l’anno su quella linea contro le 3 trasportate adesso”, insiste Durbiano.

Bisognerebbe quindi ripartire completamente da zero? Non secondo Durbiano, perché “i lavori in questo modo, dovendo scavare così poco, terminerebbero qualche lustro prima rispetto a quanto necessario col progetto attuale”.

Però, secondo alcuni ingegneri del Politecnico di Torino, per altro “amici” dei comuni no-Tav della Valle, sulle cartine presentate da Durbiano ci sarebbe un errore: i chilometri da scavare non sarebbero 15 ma più di 20; e questo “raddoppio” del Frejus non convince affatto i professori e il movimento noTav. Intanto il dibattito continua come sempre da decenni e gli interpreti di oggi dicono la loro.

Alessandro Di Battista, seppur in questo momento senza incarichi, a In 1/2 ora in più su Rai3 ribadisce a Lucia Annunziata: “Sulla Tav io sono contrarissimo, non per posizione ideologica ma credo sia un’opera pubblica che costa tanti denari e non è utile. Sono convinto che Conte possa trovare una soluzione. Credo che occorra investire in altre opere, servirà una mobilità diversa e sostenibile”.

Dall’opposizione rimane silenziosa e nel torpore domenicale dell’estate la voce del Pd, mentre è Angelo Bonelli, storico portavoce dei Verdi, a partire all’attacco di Di Maio e soci: “Il vicepremier è l’esempio di una mutazione perché su Ilva, Tap, Tav, fanghi tossici e condono edilizio come capo politico del M5S ha fatto esattamente o peggio di quei governi contro i quali faceva dura opposizione: ma ha fatto di più consentendo l’approvazione di leggi liberticide volute da Salvini, dimostrando che la vera questione non era aprire il parlamento come una scatoletta ma mantenere le poltrone”.

Le botte da destra, invece, arrivano da Licia Ronzulli, vice capogruppo di Forza Italia al Senato: “Ci mancava pure il dualismo tra una corrente dei 5 stelle e l’altra, tra Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, con quest’ultimo che mette in discussione decisioni già prese come, per esempio, quella sulla Tav. È immobilismo al cubo”. – (di G. Cal. – il Fatto Quotidiano) –
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