Napoli capitale della monnezza: cittadini sommersi dai rifiuti ma i politici litigano

28/06/2019 – Sono passati più di dieci anni dall’emergenza rifiuti che colpì la Campania nel primo decennio del 2000, che fu così grave da portare l’intera penisola a parlarne per mesi: eppure, nonostante sia passato tanto tempo, quella stessa situazione rischia di ripetersi.

Con l’inizio dell’estate molti cittadini napoletani hanno iniziato ad accusare la presenza di cumuli di spazzatura nelle strade, che rendono l’aria irrespirabile: non si tratta, come si potrebbe pensare, di una situazione confinata alle aree periferiche della città, ma riguarda anche le zone che normalmente sono tenute più pulite, come il centro. Sul tema nei giorni scorsi si è espresso il Presidente della Regione, Vincenzo de Luca, che in un intervento su Radio Crc ha commentato: “C’è un problema di ordinaria amministrazione, che è la gestione quotidiana dei Comuni che sono competenti per la raccolta. Abbiamo una situazione molto differente tra Comuni che fanno una raccolta eccellente, con livelli di differenziata straordinari, e ci sono Comuni in grande difficoltà: il più importante è Napoli, dove registriamo una grande, grande, grande difficoltà a gestire l’ordinaria amministrazione, parliamo di pulizia ordinaria dei quartieri, e abbiamo situazioni di emergenza”.

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La situazione nei prossimi mesi si prospetta ancora più grave dato l’annuncio della chiusura del termovalorizzatore di Acerra a settembre, che resterà inattivo per 40 giorni a causa dei lavori di manutenzione. “Ho avvertito per tempo tutti che a settembre avremo un’emergenza che non dipende da noi – ha aggiunto de Luca – quindi rischiamo un problema che si ingigantisce nei territori dove già oggi il problema è grave”.

È più ottimista il ministro dell’ambiente Costa, che ha affermato: “La manutenzione straordinaria di Acerra, ampiamente prevista da tempo e per la quale bisognava muoversi ben prima per trovare soluzioni, non può assolutamente determinare una crisi. La quantità di rifiuti da smaltire inoltre è certamente inferiore rispetto al passato in quanto, ed è un merito dei campani, la raccolta differenziata è in linea con la media nazionale”.

Un’alternativa adottata negli scorsi anni per lo smaltimento è la spedizione di diverse tonnellate di rifiuti all’estero, dove questi vengono bruciati nei termovalorizzatori in Germania, Spagna, Portogallo, Danimarca e Cina. Negli ultimi anni tuttavia la situazione si è complicata per via dell’esponenziale aumento dei prezzi dei rifiuti, che hanno raggiunto i 200 euro a tonnellata. Dati gli accordi già presi con alcuni paesi europei per lo smaltimento di rifiuti secchi nei prossimi 12 mesi, il Comune si ritroverà a pagare la bellezza di 28 miliardi di euro, e tutto per il minimo indispensabile a garantire un minimo di decenza ai comuni invasi dalla spazzatura. Anche il Nord Italia non è più una garanzia, poiché non è sicuro che siano rinnovati i contratti con la Rea Delmine ed Herambiente, due delle compagnie italiane di smaltimento più note.

Ciliegina sulla torta è la questione sulla Tari, la tassa sui rifiuti: il termine del pagamento della rata di giugno è il 28, eppure su 380mila avvisi di pagamento ne sono arrivati soltanto 350mila. La domanda quindi sorge spontanea: che ne è stato di quei 30mila avvisi di pagamento? Secondo alcune stime ufficiose almeno il 20% delle cartelle di avviso non è mai neanche arrivata nelle case dei napoletani. In più in Comune gira un file misterioso che riporta le cartelle pagate e non pagate quartiere per quartiere, dando quindi indizi per trovare gli evasori.

Quella di Napoli con i rifiuti, insomma, è un’odissea che non accenna a concludersi: mentre i vertici della Regione e del Comune non fanno altro che battibeccare e scontrarsi, chi ci rimette sono quei cittadini che pagano la Tari ma si ritrovano spazzatura fin sotto casa, e non possono fare altro che protestare. Come si dice a Napoli, cornuto e mazziato. – [VocediNapoli.it]
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