Napoli: corruzione in tribunale, sospetti su altri magistrati. “Rete ramificata”. L’arrestato: “Magistrati? Una massoneria

07/07/2019 – Una “rete di corruzioni” che appare “più ramificata di quanto già emerso”. Con “più di un magistrato del distretto” in grado di “influenzare in vario modo importanti processi penali pendenti“. Trema il Tribunale di Napoli, dopo l’inchiesta della procura di Roma, condotta dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dalla Squadra Mobile capitolina, che ha portato all’arresto, fra gli altri, del giudice per le indagini preliminari di Ischia, Alberto Capuano. Dall’ordinanza firmata dal gip di Roma, Costantino De Robbio, si apprende come attraverso regalie di ogni tipo – da pastiere e bottiglie di vino, passando per ingressi in discoteca e mazzette in piena regola – si arrivava a “sospendere procedure esecutive penali e ritardare verifiche dei crediti fallimentari”, provocare “la scarcerazione di detenuti ed il dissequestro dei beni di importanti esponenti della criminalità organizzata” fino a “estendere l’influenza” di “un gruppo di soggetti” sul “concorso in magistratura” – il cui esito “è stato distorto a favore di una candidata, figlia di uno degli appartenenti al gruppo degli indagati” – e della selezione “per allievi ufficiali dei Carabinieri“. Nelle carte compare anche il nome del sostituto procuratore generale della Corte di Appello di Napoli, Salvatore Sbrizzi: a denunciarlo è Claudio Federico un imprenditore che sostiene di essere stato danneggiato in quanto una procedura esecutiva ai suoi danni “sarebbe stata pilotata tramite una proposta di pagamento di una somma di denaro”. Sbrizzi non risulta al momento indagato.
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IL CONCORSO DELLA FIGLIA DEL CONSIGLIERE – Uno dei casi di corruzione contestati a Capuano è legato alla figlia di Antonio Di Dio, consigliere della X Municipalità di Napoli (Bagnoli) eletto con una lista civica a sostegno di Luigi De Magistris. “Di Dio – si legge nell’ordinanza – riferiva alla moglie di aver incontrato Capuano anche per chiederne l’interessamento per il superamento del concorso in magistratura della figlia, ottenendo la promessa del Capuano di intervenire“. La figlia di Di Dio, “presente al colloquio, si offriva dunque di acquistare una nuova scheda telefonica da intestare alla madre per utilizzarla per i contatti di natura illecita con Capuano, atteso che a suo dire il cellulare del padre era sicuramente sotto controllo”. Un comportamento che “mostra attitudine ad eludere le investigazioni e piena consapevolezza della conduzione di vita illecita del padre“. E non è tutto. “Di Dio – si legge nell’ordinanza – sottolineava alla moglie che il Capuano gli aveva detto che, nonostante fosse sicuro della preparazione della ragazza, occorreva comunque avere ‘uno sponsor‘, che lui stesso aveva individuato nella presidente della commissione, Rossella Bertolani (non indagata, ndr), sua amica di vecchia data, che era stata avvertita e messa a conoscenza della situazione ed aveva garantito il superamento del concorso”. Va specificato che dalle carte non si evince alcun riscontro circa l’effettiva messa a disposizione della Bertolini. “Quella la figlia impazzisce per l’Arenile, va sempre là con le sue amiche, io ora gli faccio avere la tessera open”, dice il consigliere municipale parlando di Capuano, che effettivamente il 19 aprile fece avere al giudice “una pastiera, una bottiglia di vino e tre tessere omaggio“.

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IL CONCORSO DA ALLIEVO MARESCIALLO – C’è un’altra selezione pubblica che Di Dio, nelle sue vesti di “faccendiere” – come lo definisce uno degli arrestati, l’avvocato Bonaiuti – cerca di influenzare in suo favore: quello da allievo ufficiale dei carabinieri. A contattarlo è Alfonso Di Massa dal quale il consigliere ottiene “in pagamento una somma di denaro quale corrispettivo per l’interessamento e il superamento” del concorso. “Allora, io ho parlato per quanto riguarda questa situazione dei Carabinieri – scriveva di Dio in una email del 28 marzo 2017 – Ci sono due prove: lo scritto e poi un’altra cosa che… Allora, mi hanno detto che non ci sono problemi“. Quale prezzo del suo interessamento “Di Dio chiedeva a Di Massa il pagamento di 10mila euro” da versare in due tranche, “i primi 5mila contestualmente all’iscrizione della ragazza al Concorso” e i successivi “all’ottenimento dell’obiettivo”. “Passati i quiz poi viene con me, ti faccio conoscere questa persona ed è garantita al mille per mille“.

DI DIO: “È UN POTERE OCCULTO” – Il 21 febbraio Di Dio incontrava Franca Sorrentino. “Nel corso dell’incontro la donna chiedeva a Di Dio se conosceva qualcuno in grado di aiutare il fratello, detenuto in regime di semilibertà, poiché questi, ipovedente, aveva difficoltà a tornare la sera al carcere di Secondigliano“. Di Dio, che diceva di conoscere “un Gip importantissimo” (Capuano, specificano gli inquirenti), si rivolge alla donna e dice che “io ti posso aiutare però devi caccià questi“. Poi Di Dio, non si sa se millantando con la potenziale “cliente” o meno, afferma: “Il Gip è quello là che stabilisce se deve essere arrestato o non arrestato. Esso sta buono buono con un sacco di pm della Dda tutta un’organi… i presidenti… una cosa poi è come se fosse una sorta di massoneria, un potere occulto“. Riguardo al giudice Capuano, si legge nell’ordinanza “non esiste questione nella quale egli abbia rifiutato di entrare o corruzione alla quale abbia mostrato, se non distacco morale, almeno disinteresse: qualsiasi tentativo di avvicinamento di colleghi e cancellieri gli sia stato prospettato ha trovato in lui una sponda pronta e compiacente, si trattasse della procedura di abbattimento di un umile manufatto di un fabbro o dell’assoluzione di soggetti accusati di far parte della criminalità organizzata e del dissequestro dei loro beni”. E proprio quando gli chiedono di intervenire per non far abbattere la costruzione del fabbro, Di Dio spiegherà quale è il suo unico obiettivo: “Qua dobbiamo abbuscare solo soldi“.

FAVORI A ESPONENTI DEL CLAN MALLARDO – Favori in cambio di denaro non solo ad amici e conoscenti ma anche a persone legate alla Camorra ed in particolare al clan Mallardo. Secondo gli inquirenti, Capuano ha accettato da due intermediari di Giuseppe Liccardo, pregiudicato di Giugliano, la promessa di una grossa somma di denaro, circa 70mila euro, “20 prima e 50 dopo”, in cambio dell’intervento del giudice su uno o più componenti un Collegio penale, designato per decidere il processo penale a carico di Giuseppe Liccardo, del fratello Luigi e della madre Granata. Lo scopo: ottenere un’assoluzione nel corso dell’udienza finale del processo che si sarebbe dovuta celebrare il 25 giugno scorso, poi rinviato di qualche mese. In un’intercettazione contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare si sente un intermediario che riferisce a Liccardo le rassicurazioni del giudice Capuano: “Mi ha detto: dì ai ragazzi che stiano tranquilli (…) il presidente è una cosa loro, già sa tutte cose, ok? (…) però già aveva parlato con il nuovo collegio, il presidente è una cosa solo con loro. Già sanno tutto. Anche se l’avvocato ti ha detto la prescrizione, loro devono uscire assolti a te e a tutta la famiglia, sarete assolti, punto”. Liccardo specificava che non voleva solo l’assoluzione per sè e per tutti gli imputati della sua famiglia – si legge nelle carte dell’inchiesta – ma anche il dissequestro dei beni, ottenendo anche in questo caso esplicita rassicurazione da Di Dio: “È automatico che ti ridanno i beni, è chiaro che quando vieni assolto ti ridanno pure i beni, è abbinato hai capito?”. – [IlFattoQuotidiano.it]
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