Vino adulterato,11 arresti e 6 sequestri. Sotto accusa imprenditori vitivinicoli di Lecce e Brindisi

11/07/2019 – “Ghost Wine”, vino fantasma. Così è stata ribattezzata l’operazione. Perché veniva venduto in Italia, non mancando di arrivare anche sui mercati esteri, come prodotto di qualità, addirittura in qualche caso biologico, Doc o Igt. E invece, era realizzato con particolari tecniche di manipolazione, sfruttando anche scarti. Vino adulterato e mercato alterato. A discapito di chi opera secondo tutti i crismi e porta alto il nome del vino salentino e, in generale, pugliese nel mondo.

Il doppio gioco del funzionario
Tre le presunte associazioni che avrebbero operato nel settore. Quaranta gli indagati totali, a vario titolo. Undici dei quali finiti in arresto. Sarebbero, cioè, nel complesso ingranaggio che annoverava anche una serie di figure con alte competenze di chimica per realizzare il prodotto, i principali promotori. E non solo. Fra gli arrestati spicca anche il nome di Antonio Domenico Barletta, 56enne originario della provincia di Catanzaro e residente a Lecce. Barletta, funzionario dell’Icqrf (Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti, organismo che fa capo al ministero delle Politiche agricole e alimentari, fra gli enti che hanno indagato nella vicenda), avrebbe agevolato gli imprenditori nelle pratiche, omettendo controlli e avvisando di ispezioni.

Chi in carcere e chi ai domiciliari
Il funzionario è dunque finito in carcere, come da ordinanza del giudice per le indagini preliminari Michele Toriello, insieme con: Antonello Calò, 63enne di Copertino, vitivinicolo; Giuseppe Caragnulo, 58enne di San Donaci, imprenditore vitivinicolo; Vincenzo Laera, 38enne di Mesagne, imprenditore vitivinicolo; Rocco Antonio Chetta, 65enne di Taviano (ma residente a Lequile), imprenditore vitivinicolo; Luigi Ricco, 55enne di San Ferdinando di Puglia (provincia di Barletta-Andria-Trani), imprenditore vitivinicolo.

Ai domiciliari, invece, sono finiti: Pietro Calò, 26enne di Copertino, impiegato; Giovanni Luca Calò, 50enne di Copertino (residente a Lecce), impiegato; Cristina Calò, 55enne di Copertino, impiegata; Simone Caragnulo, 23enne di San Donaci, impiegato; Antonio Ilario De Pirro, 51enne di Nardò, imprenditore e autotrasportatore. Non solo. Il giudice, come da richiesta della Procura di Lecce, ha disposto anche il sequestro preventivo di quattro aziende: Agrisalento Srl di Copertino; Enosystem Srl di Copertino; Megale Hellas Srl di San Pietro Vernotico; Ccib Food Industry Srl di Roma.

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Come s’è svolta l’inchiesta
L’inchiesta su un presunto giro di vino adulterato è stata condotta dal Nas (Nucleo antisofisticazioni e sanità) di Lecce e dall’Icqrf (unità investigativa centrale di Roma), mettendo a nudo un sistema di commercializzazione illecito in cui, per certi versi, i tre gruppi sarebbero stati complementari fra loro. Ma come? Per esempio, una pratica già scoperta in passato ed evidentemente ancora attuale, era quella della fermentazione alcolica di miscele di sostanze zuccherine ottenute da canna da zucchero o barbabietole. Il tutto, commercializzato in modo illecito in favore di note aziende. Il principio di libera concorrenza sarebbe così stato falsato dall’esubero di produzione. Ottenendo con procedimenti fraudolenti ingenti quantità di vino Dop, Igp e Doc.

Nel corso delle indagini, è emerso anche un altro fenomeno, già noto: la nazionalizzazione di prodotti dell’Unione Europea. Venduti, cioè, come italiani, addirittura attribuendo denominazioni d’origine. Per esempio, vino nato in Spagna e rivenduto come Igt o Doc italiano e, nello specifico, pugliese. E non è tutto. Sarebbe emersa anche la falsa produzione di uve per realizzare vino Doc e Igt tramite alcune aziende agricole di proprietà di alcuni fra gli indagati.

I reati contestati
Vari i reati di natura associativa e non contestati: falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico e in registri informatizzati, frode nell’esercizio del commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine, contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari, riciclaggio e autoriciclaggio, gestione di rifiuti non autorizzata. Fatti avvenuti in Puglia e in altre località italiane.

Gli investigatori hanno acquisito vere e proprie “ricette” per usare lo zucchero insieme ad altre sostanze, tramite pratiche enologiche illegali. Si rendeva, cioè, di nuovo idoneo, vino diventato quasi aceto o scadente, attraverso una nuova fermentazione. Oppure, per la produzione di vino, mosto e mosto concentrato rettificato, usati persino per realizzare aceto balsamico di Modena, con il solo utilizzo di zucchero miscelato e altre sostanze chimiche. In particolare, fosfato monopotassico e solfato potassico, di solito usati come concime, che potrebbero essere stati impiegati per intervenire nella salinità del vino.

Le indagini sono state svolte con intercettazioni telefoniche e riprese video, controlli e pedinamenti, fotografie scattate di nascosto di vari incontri fra i soggetti di maggior interesse. Nel corso delle operazioni, sono stati sequestrate vari sostanze per l’adulterazione e acquista varia documentazione. Il blitz, all’alba di oggi, si è svolto con l’impiego di oltre duecento militari del Gruppo carabinieri per la tutela della salute di Napoli (cui fa capo il Nas di Lecce), unità dell’Arma territoriale e circa novanta appartenenti all’unità centrale investigativa dell’Icqrf. Tutti supportati dall’alto dal 6° Nucleo elicotteri di Bari. Perquisizioni (sessantadue in tutto) si sono svolte in Puglia, in Campania, nel Lazio e in Abruzzo.

Gli altri indagati a piede libero
Gli altri indagati, a piede libero, sono; Tommaso Vantaggiato, 40enne residente a Racale; Susanna Calò, 34enne di Copertino; Vincenzo Morrone, 31enne di Sant’Antimo (Napoli); Santo Aimone, 65enne di Sant’Antimo; Giovanni Aimone, 34enne di Sant’Antimo; Vincenzo Bevilacqua, 40enne di Capaccio (Salerno); Rosario Aurigemma, 58enne di Pontecagnano Faiano (Salerno); Giuseppe De Bari, 55enne di Molfetta; Nicola Suglia, 55enne di Noicattaro; Giovanni Tornese, 29enne di Copertino; Stefano Troncone, 39enne di Novoli; Daniela Gravili, 42enne di Cellino San Marco (solo omonima di Daniela Gravili, sommelier leccese, che non è assolutamene implicata, Ndr); Antonio Caragnulo, 56enne di San Pancrazio Salentino; Salvatore Mazzotta, 54enne di Trepuzzi. – Continua su [FONTE]
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