Libia: il mistero dei missili francesi di Haftar

12/07/2019 – Parigi lo ammette: i missili Javelin trovati nella base dei combattenti di Haftar a Gharian, in Libia, erano effettivamente francesi. Confermando la rivelazione del New York Times, il ministero della Difesa francese non ha potuto negare quanto sostenuto dai reporter americani: “I missili Javelin trovati a Gharian appartengono effettivamente ai militari francesi, che li hanno acquistati negli Stati Uniti”. Queste le scarne dichiarazioni con cui Parigi ha fatto un’ammissione che potrebbe scatenare un nuovo scontro sulla Libia e in cui l’Italia potrebbe essere molto interessata. Perché è chiaro che la presenza di quei missili che hanno caratterizzato per 26 anni i conflitti mediorientali (dalla prima Guerra del Golfo all’invasione dell’Iraq nel 2003) non possono non provocare imbarazzo nella cancelliera francese, che da sempre continua a ribadire di non essere coinvolta in alcun modo nel conflitto tra la parte orientale e quella occidentale del Paese nordafricano.

La domanda dei reporter del Nyt è una sola: perché quattro missili anticarro made in Usa, acquistati dalla Francia nel 2010, sono stati trovati nel Comando generale del maresciallo della Cirenaica. Secondo le fonti francesi, i missili facevano parte di un lotto di 260 razzi venduti da Washington a Parigi. Le stesse fonti hanno poi confermato che queste armi sarebbero state usate per proteggere “le forze francesi schierate in Libia per operazioni di intelligence e di terrorismo”. Una conferma che dimostra due cose: la prima, che i francesi sono presenti con le forze speciali in territorio libico già dal 2010; la seconda, che esse fossero presenti proprio a Gharian, nodo cruciale dell’assedio di Tripoli da parte delle truppe del generale Haftar.

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Una duplice ammissione, quindi. Una confessione che fa comprendere quanto sia radicata la presenza della Francia in Libia e quanto Nicolas Sarkozy, François Hollande e Emmanuel Macron abbiano puntato in maniera molto forte sul conflitto libico, crocevia di interessi strategici che riguardano non solo il petrolio, ma anche immigrazione, terrorismo e rapporti diplomatici con tutte le potenze coinvolte nel ginepraio di Tripoli. Italia compresa. E le parole francesi sul fatto che questi missili fossero danneggiati e inutilizzabili sono abbastanza inutili rispetto invece al tema fondamentale espresso in quelle parole di Parigi. La Francia è in Libia e quelle armi, stranamente, sono finite proprio a chi è sempre sospettato di essere la longa manus dell’Eliseo nel conflitto: il generale Haftar. E adesso le conseguenze potrebbero essere estremamente gravi, come confermato dallo stesso ministro dell’Interno Matteo Salvini che, in riferimento a quanto rivelato dal quotidiano americano, ha detto all’Agi: “Sarebbe un fatto gravissimo, chiederemo spiegazioni: dobbiamo lavorare tutti insieme per pacificare la Libia, non per armare gruppi che poi attaccano obiettivi civili”.

Ora, a scoperta dei missili francesi a Gharian non è altro che l’ultimo tassello di un mosaico che non può non mostrare al mondo che la Francia sostiene Haftar. Sia chiaro, non è l’unica. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, ad esempio, hanno da sempre manifestato il loro pieno sostegno alle truppe del generale della Cirenaica. Così come è appurato che il Qatar e la Turchia siano direttamente coinvolte nel sostegno al governo di Fayez al Sarraj, che si vede da mesi assediato proprio ai confini della sua capitale dalle milizie di Haftar e quelle a lui collegate.

Il problema è che mentre le potenze mediorientali fanno il loro gioco, in teoria (almeno sulla carta) Macron e il suo governo dovrebbero essere non solo in linea con le Nazioni Unite e il piano di Ghassan Salamè, ovvero la pacificazione del Paese, ma anche rispettare gli accordi sull’embargo. Che evidentemente non rispetta. Da un lato, quindi, Parigi ha mentito per anni anche davanti all’evidenza, visto che sarebbero bastati i morti delle truppe speciali francesi di tre anni fa a far capire che in quella guerra non poteva non esserci lo zampino francese. Dall’altro lato, la Francia di fatto ha scavalcato tutte le alleanze che la vedono partecipe: Onu, Nato e Unione europea. Queste tre organizzazioni sostengono, almeno da un punto di vista formale, la pacificazione tra le fazioni. E soprattutto condannano qualsiasi tipo di intervento militare e politico a sostegno delle milizie. Visto che formalmente è a Tripoli che siede il governo riconosciuto dalla comunità internazionale. Ma forse dovremmo ringraziare Parigi: almeno ci toglie dall’impasse di considerare ancora attendibili le dichiarazioni di alcuni esecutivi.
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