Migranti, naufragio del primo luglio in Tunisia: recuperati 72 corpi. L’appello di Unhcr e Oim: “Rilasciare i 5.600 detenuti in Libia”

12/07/2019 – La Marina tunisina ha recuperato altri nove corpi di migranti che erano a bordo del barcone che nei giorni scorsi ha fatto naufragio al largo delle coste tunisine. Lo ha reso noto il capo della Mezzaluna Rossa tunisina nella provincia meridionale di Medenine, Mongi Slim. Come riporta l’agenzia Dpa, Slim ha precisato che sale così a 72 il numero delle vittime del naufragio.

Il barcone era partito il primo luglio dalla Libia con 86 persone a bordo e due giorni dopo era stato lanciato l’allarme per il naufragio al largo di Zarzis. Quattro migranti sono stati subito soccorsi e uno di loro è poi morto in ospedale.

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Secondo le dichiarazioni raccolte da uno dei sopravvissuti dall’Oim (l’Organizzazione internazionale per le migrazioni) a bordo del gommone partito dalle coste libiche di Zwara in direzione Italia, vi erano 86 persone. E solo tre sono stati i sopravvissuti.

Migranti, Unhcr e Oim: rilasciare i 5.600 detenuti in Libia
L’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, e l’Oim intanto in un comunicato congiunto “chiedono che i 5.600 rifugiati e migranti attualmente detenuti nei diversi centri della Libia siano rilasciati in modo coordinato e che ne sia garantita la protezione, oppure che siano evacuati verso altri Paesi dai quali sarà necessario reinsediarli con procedura accelerata”.

“A tale proposito, è necessario – si legge nella nota – che i Paesi acconsentano a un numero maggiore di evacuazioni e mettano a disposizione posti per il reinsediamento. Inoltre, ai migranti che desiderano fare ritorno nei propri Paesi di origine dovrebbero essere garantite le condizioni per poter continuare a farlo. Risorse supplementari sono parimenti necessarie”.

L’Unhcr e l’Oim sottolineano poi che “la detenzione di quanti sono fatti sbarcare in Libia dopo essere stati soccorsi in mare deve terminare. Esistono alternative pratiche: dovrebbe essere consentito loro di vivere nelle comunità locali o in centri di accoglienza aperti e si dovrebbero stabilire le relative modalità di registrazione”. – [ADNOKRONOS]
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