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La rabbia dei pastori sardi: «La politica ci ha preso in giro»
luglio 14, 2019 Ambiente e salute

14/07/2019 – Con l’arrivo dell’estate, si chiude la stagione del latte negli ovili della Sardegna: niente cuccioli, niente mungitura. Ma è il tempo perfetto per un bilancio. Cosa è cambiato a cinque mesi dalle proteste di febbraio, con migliaia di litri sversati nelle strade alla vigilia delle Regionali? Nei giorni più caldi il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, sponsor dell’attuale governatore Christian Solinas, aveva promesso di portare il prezzo a un euro al litro e di risolvere la vertenza entro 48 ore. Gianuario Falchi è uno dei delegati, insieme a Nenneddu Sanna, dei comitati spontanei dei pastori. Insieme ai rappresentanti di categoria, agli industriali, al prefetto, si erano seduti al noto tavolo che aveva portato, già a febbraio, a un aumento di circa 14 centesimi al litro (74 al posto dei 60). Un accordo “ponte” sul quale però ci si è arenati.

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Nel frattempo sono arrivate le denunce per i blocchi stradali e gli sversamenti delle autocisterne, ai vertici del Consorzio del pecorino romano dop è tornato lo stesso presidente e ora è stata chiusa un’istruttoria dell’Antitrust sul pagamento sottocosto del formaggio. Su tutto è calato il silenzio della politica. Ed è di nuovo tempo di mobilitazione con un documento durissimo firmato dai due leader dei pastori. «Siamo stanchi e delusi da tutti, presi in giro», si sfoga Falchi. «Però basta con questo ritornello che abbiamo votato Salvini e che quindi “ben ci sta”».

DOMANDA. Considerate ancora valido l’obiettivo di un euro a litro?
RISPOSTA. Certo, quello era e resta il nostro obiettivo. Un prezzo giusto per il nostro lavoro, abbiamo protestato, perso latte, soldi e tempo e molti dei nostri colleghi giovani sono stati denunciati. Il risultato? Quei 14 centesimi in più che non tutte le coop riescono a rispettare. Quella piccola cifra era un acconto, il resto sarebbe stato saldato a ottobre-novembre. Ma mancano le premesse: il prezzo del formaggio, a cui erano agganciati gli aumenti, ora è fermo. A ciò si aggiunge la beffa dell’Antitrust, l’ultima umiliazione.

Si riferisce all’istruttoria?
Sì, l’Antitrust avrebbe dovuto indagare sul perché il prezzo del latte è arrivato così in basso. Nel mirino c’erano il Consorzio del pecorino romano con le sue oltre 30 società. Ebbene, tutto è stato chiuso in virtù di quell’accordo di pochi centesimi: nessuna pratica sleale. Visto che le parti si sono sedute, gli industriali anche di malavoglia, tutto finisce così. – [Lettera43.it]
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