Salvini, o parla o dimissioni: si chiede di riferire in Parlamento

16/07/2019 – Salvini parla dalla mattina alla sera su ogni cazzata da anni. Adesso che gli si chiede di riferire in Parlamento e far chiarezza sull’abnorme scandalo russo, Salvini si chiude in un inaccettabile silenzio. Prima mente, poi si affida ai magistrati. Ma la questione politica non può attendere. È troppo grave. Più passano le ore, più è probabile che Salvini sia dentro fino al collo in questo scandalo altrimenti avrebbe proposto lui di andare in Parlamento ad eliminare ogni ombra sulla sua condotta invece di farsi pregare. Evidentemente ha paura e preferisce scappare sperando che torni il sereno. Preferisce partecipare ad ammucchiate sulla manovra economica con Siri e compagnia bella. Distrazione di massa pestando i piedi al Premier e piantando solo casino. Forse la strategia di Salvini è quella di puntare sul fatto che non ci sarebbero prove giudiziarie che dimostrino che sia lui il mandante di Savoini e il promotore di quell’accordo al Metropol.

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Per questo ha scaricato i suoi compari di una vita. Per far passare l’idea che Savoini fosse un megalomane impostore che si è messo a trattare coi vertici russi cifre da capogiro di testa propria per riempirsi le tasche. E non stesse invece finalizzando un accordo per conto della Lega di Salvini che finita sul lastrico aveva bisogno di soldi freschi per finanziare la sua ascesa continentale. Un accordo che arrivava al culmine di un lavoro politico durato anni in cui Salvini ha costruito e rivendicato rapporti politici col Cremlino schierandosi apertamente con Putin sulla Crimea, contro le sanzioni europee, per la difesa della famiglia tradizionale ma anche – senza dichiararlo apertamente – per un modello con a capo un mezzo dittatore che fa sparire giornalisti scomodi e malmena le opposizioni e se ne fraga dei diritti umani. Un mezzo dittatore che voleva sfruttare il vento sovranista continentale per far uscire Mosca dall’isolamento e riportare l’Europa sotto l’ala russa.

Un mezzo dittatore a cui un rampante Salvini a sua disposizione faceva comodo. Un gioco molto pericoloso in cui Salvini si è evidentemente giocato male le sue carte ed è stato fregato. Ma se non è così, se Savoini e gli altri attori di questa vicenda sono solo dei megalomani impostori che hanno operano all’oscuro di Salvini, allora il Ministro dell’Interno avrebbe tutto l’interesse – oltre che il dovere – di correre in Parlamento per dimostrarlo e far luce su ogni aspetto di questa vergognosa vicenda. E questo lo deve perlomeno al governo di cui fa parte e alla maggioranza dei cittadini che lo sostiene e lo deve al dicastero che guida e quindi allo Stato che rappresenta. Si tratta di un grave scandalo internazionale, di mezzo c’è l’interesse, la reputazione e la sicurezza del nostro paese. Se Salvini fosse solo il segretario della Lega, potrebbe continuare a mentire e fare lo gnorri e far cagnara. Se fosse solo il segretario della Lega potrebbe fregarsene della trasparenza e andare in giro a far selfie. Ma visto che non lo è, o parla oppure si deve dimettere. – [di Tommaso MERLO]
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