Frode fiscale sulla ricerca scientifica: 200 indagati, perquisizioni anche ad Arezzo

25/07/2019 – Circa 200 indagati in 38 province italiane, Arezzo compresa, per un’indagine su una frode fiscale messa a segno da un “organismo di ricerca” che emetteva e utilizzava fatture per operazioni insesistenti per uufruire di crediti d’imposta relativi alla realizzazione di progetti ricerca.

L’organizzazione è stata scoperta dai finanzieri del Comando Provinciale di Padova che, insieme a 70 reparti sul territorio nazionale, hanno eseguito nelle ultime ore oltre 200 decreti di perquisizione e sequestro. Le province italiane toccate dall’inchiesta sono tantissime: Alessandria, Ancona, Arezzo, Bari, Belluno, Benevento, Bergamo, Biella, Bologna, Como, Cuneo, Fermo, Frosinone, Gorizia, Lucca, Macerata, Mantova, Milano, Modena, Napoli, Padova, Pavia, Perugia, Pistoia, Pordenone, Prato, Reggio Emilia, Roma, Rovigo, Salerno, Torino, Treviso, Trieste, Udine, Venezia, Verona, Vicenza.

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A finire nell’inchiesta sono state decine e decine di persone (circa 200 iscritti nel registro degli indagati) in qualità di amministratori, rappresentanti legali e consulenti di altrettante società, protagonisti della frode o beneficiari dei crediti d’imposta non spettanti.

“L’operazione – spiega AdnKronos -, diretta dalla Procura della Repubblica e condotta dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Padova nell’arco di due anni, ha consentito di individuare un’associazione per delinquere, composta dagli amministratori e dal consulente di un network di società padovane, finalizzata alla illecita fruizione di agevolazioni fiscali riconosciute dallo Stato a fronte di investimenti in ricerca scientifica.

Tali agevolazioni fiscali consistono in un credito d’imposta (originariamente nella misura del 90%, poi ridotta al 50% a partire dal 2015) a favore delle società che avessero sostenuto costi o finanziato progetti di ricerca in Università ovvero in Enti pubblici di ricerca. Accanto ai soggetti istituzionalmente preposti a tale scopo, la norma considerava ‘soggetti finanziabili’ anche i cosiddetti ‘Organismi di Ricerca’ che svolgono, senza scopo di lucro. I finanzieri hanno accertato “come la società capogruppo, spendendo la propria qualifica di ‘Organismo di Ricerca’ accreditato, avrebbe fatto ottenere ai committenti, attraverso la falsa fatturazione di servizi di ricerca e sviluppo, il diritto di vantare nei confronti dell’Erario crediti d’imposta non spettanti, per un importo attualmente quantificato in oltre 45 milioni di euro”.
[ArezzoNotizie.it]
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