Roma. Carabiniere ucciso a coltellate. Confessa uno studente americano

27/07/2019 – Due cittadini americani sono, presto sospettati di essere gli assassini, sono stati interrogati dai magistrati della procura di Roma nella caserma dei carabinieri di via In Selci. I due sono stati rintracciati questa mattina presso l’hotel Meridien di via Federico Cesi, a pochi passi dal luogo del delitto, anche grazie a una foto e alle riprese delle telecamere in zona.

In serata uno dei due fermati ha confessato l’omicidio
Si tratta del giovane con i capelli mesciati apparso in una foto e ripreso da alcune telecamere. Al termine di un interrogatorio fiume, insieme al coetaneo ritenuto suo complice, il 19enne ha ammesso le proprie responsabilità affermando di essere lui l’autore materiale dell’accoltellamento del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. I due avevano anche previsto di prendere un aereo in serata per rientrare negli Stati Uniti.

LA CRONACA. Secondo quanto ricostruito, il vice brigadiere dell’Arma era con alcuni colleghi in servizio e stava fermando due uomini considerati responsabili di furto ed estorsione, quando uno di loro ha estratto il coltello ferendolo più volte. Entrambi sono poi fuggiti. Trasportato d’urgenza all’ospedale Santo Spirito, il carabiniere è poi deceduto. Dagli accertamenti medici si è saputo che ha ricevuto 8 coltellate, fra cui una all’altezza del cuore e una alla schiena. È arrivato in ospedale in condizioni disperate ed è deceduto poco dopo.

Gli investigatori si sono messi subito sulle tracce due uomini: secondo le prime descrizioni dell’uomo derubato e del carabiniere sopravvissuto, i due autori dell’aggressione sembravano essere di origine nordafricana (scatenando i soliti giustizialisti del web), ma le indagini hanno preso un’altra pista. Uno indossava una felpa nera, l’altro una felpa viola e con i capelli mesciati e sono stati facilmente individuati.

Sulla sua pagina Facebook, l’Arma dei carabinieri ha espresso tutto il suo dolore e ha scritto che Rega era sposato da poco più di un mese il 35enne. Sul suo profilo Facebook le foto delle nozze, celebrate il 19 giugno, in cui è ritratto sorridente con la moglie.

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GLI AGGRESSORI. Secondo quanto si apprende i due studenti americani pernottavano nell’hotel Meridien, in Prati, a 50 metri da Via Pietro Cossa, dove è avvenuta l’aggressione. Sarebbero stati loro a rubare il borsello in Trastevere, anche se gli investigatori non escludono che altre persone possano essere coinvolte nella vicenda. Al fermo dei due ventenni, si è arrivati attraverso le testimonianze dell’uomo derubato dal borsello, al quale i due avevano chiesto denaro per riconsegnarlo, e la ricostruzione fatta dal collega del carabiniere ucciso che, ieri notte durante la colluttazione, è rimasto ferito. I due fermati sono stati inoltre immortalati dalle immagini di alcune telecamere di videosorveglianza. Dietro tutta la vicenda c’è la droga. I due ragazzi volevano comprarne da un pusher in piazza Mastai e poi hanno rubato il borsello dello spacciatore per riavere i soldi dopo essersi accorti che questi gli aveva dato della semplice aspirina.

LE REAZIONI DEL GOVERNO. Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta ha espresso il suo cordoglio in un tweet:

“Caccia all’uomo a Roma per fermare il bastardo che stanotte ha ucciso un carabiniere a coltellate. Sono sicuro che lo prenderanno e che pagherà fino in fondo la sua violenza: lavori forzati in carcere finché campa”, ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

“Nella notte, a Roma, un giovane vice brigadiere dei Carabinieri è stato ucciso a coltellate da un rapinatore. Aveva solo 34 anni. Il mio abbraccio alla famiglia del militare e a tutta l’Arma. È un momento di grande dolore per lo Stato”. Lo scrive il vicepremier Luigi Di Maio sul suo profilo Twitter.

IL CORDOGLIO COME CHIESA DELL’ORDINARIATO MILITARE. “Ci sentiamo particolarmente vicini, come Chiesa dell’Ordinariato Militare, alla moglie e a tutti i familiari del vice brigadiere Mario Cerciello Rega. La sua limpida testimonianza di servizio umile e vicino alla gente si unisce alle tante testimonianze di eroicità quotidiana, che non balzano agli onori delle cronache e non fanno ‘notizia’, disseminate nella storia della Famiglia dell’Arma dei Carabinieri”. Lo afferma l’arcivescovo ordinario militare per l’Italia, Santo Marcianò in una dichiarazione al Sir sulla morte del giovane carabiniere assassinato a Roma. “Sono proprio i Carabinieri il principale presidio di legalità nelle nostre città e contrade, primo riferimento per i piccoli e grandi problemi quotidiani grazie ai quali la gente ritrova sicurezza e fiducia. Il dolore per il dramma che oggi si è consumato – conclude monsignor Marcianò – mi spinge a esprimere la speranza di una maggiore attenzione per coloro che vegliano sulla sicurezza di tutti noi e a invocare il Signore, affinché tocchi i cuori degli assassini e di tutti coloro che si fanno strumenti di violenza, ingiustizia, illegalità, e li volga al bene, anche attraverso il sacrificio di Mario, al quale va infinita e commossa gratitudine”.

Volontario dell’Ordine di Malta
L’Ordine di Malta ha espresso profondo cordoglio per l’uccisione del carabiniere Mario Cerciello Rega. Il vicebrigadiere prestava dal 2009 servizio come volontario per la delegazione romana dell’Ordine di Malta, distribuendo pasti ai senzatetto e alle persone in difficoltà nelle stazioni di Termini e Tiburtina. Un impegno costante e regolare portato avanti con dedizione e passione. Per questo nel 2013 gli era stata conferita un’onorificenza al Merito Melitense. “È stato sempre partecipe agli interventi su strada programmati due volte a settimana nella tarda serata, in aree critiche Capitoline come le maggiori stazioni ferroviarie ove è più solito trovare persone bisognose ed emarginate” si legge nella motivazione relativa al conferimento di una medaglia di bronzo con spade dall’allora Gran Priore di Roma, Fra’ Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto, attuale Gran Maestro dell’Ordine di Malta. Mario Cerciello Rega partecipava inoltre ai pellegrinaggi dell’Ordine di Malta a Lourdes e a Loreto, insieme alla moglie anch’essa volontaria dell’Ordine, dove si dedicava all’assistenza ai malati.

Il ritratto. Un uomo buono
Mario era un uomo dal cuore d’oro. Sembra che tutti si siano messi d’accordo nel pronunciare questa frase, anche persone che non si conoscono tra loro. Lo ripetono come un mantra i suoi colleghi piegati dal dolore, il suo comandante, la moglie “che viveva per lui”, gli amici di una vita, i negozianti di Campo dè Fiori, dove abitava. Nessuno si capacità che dalla scorsa notte Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a Roma, non ci sia più. Trentacinque anni, originario di Somma Vesuviana (Napoli), suo padre, morto circa 10 anni fa, era un fabbro. La madre Silvia, casalinga, il fratello di 31 anni e la sorella di 19 ora lo piangono. Si era sposato da poco più di un mese, il 19 giugno scorso. Gli amici più stretti erano partiti con lui a festeggiare l’addio al celibato. Poi le nozze, le foto sui social mentre lui e la moglie Rosa Maria sorridono e mostrano fieri al fede nuziale al dito. Il viaggio in Madagascar e il ritorno per festeggiare il suo compleanno in Italia. Era tornato dal viaggio di nozze lunedì scorso, non aveva ancora nemmeno
disfatto i bagagli.

“Era una persona ironica, sempre sorridente e disponibile”, ricordano gli amici. “Mario era un ragazzo d’oro, non si è mai risparmiato nel lavoro. Era un punto di riferimento per l’intero quartiere dove ha sempre aiutato tutti”, sottolinea Sandro
Ottaviani, il comandante della stazione di Piazza Farnese dove il vice brigadiere prestava servizio.

Quando non lavorava, Mario faceva volontariato: era barelliere per l’Ordine di Malta, ma accompagnava anche i malati a Lourdes e a Loreto. Il martedì sera invece era dedicato ai senza fissa dimora che vivono nei pressi della Stazione Termini. È a loro che, dopo aver dismesso i panni da carabiniere, portava da mangiare. Donava i suoi abiti a chi ne aveva bisogno e se vedeva qualcuno in difficoltà lo aiutava, senza dirlo a nessuno.

Cinque anni fa, mentre faceva il turno di notte nella sua caserma di Piazza Farnese, arrivò una chiamata. Era una mamma che abitava a pochi passi da lì, vedova. La sua bambina aveva 40 di febbre e lei non sapeva come portarla in ospedale. Mario si offrì di accompagnarle al Bambino Gesù e aspettò fino alla mattina. La donna scrisse al comando dei carabinieri elogiando quel gesto, e questo valse a Mario un encomio. Raccontano che tornava spesso a Napoli, città della sua squadra del cuore, per cui tifava, ma anche di tanti suoi amici che andava quando possibile a trovare. Ma il suo cuore era Somma Vesuviana, suo paese natale, dove sognava di costruire una casa per stare più vicino alla madre, cui era legatissimo, e alla sua famiglia. – [Avvenire.it]
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