Il penalista di Harvard: “L’avvocato usi quella foto in caserma per annullare il processo”

29/07/2019 – «Se io fossi l’avvocato dei due ragazzi arrestati a Roma, userei subito quella foto per invalidare l’intero procedimento legale». Il professore emerito di legge all’Harvard University Alan Dershowitz, forse l’avvocato penalista più famoso degli Stati Uniti, fa questo commento subito dopo aver visto l’immagine del detenuto bendato sul sito internet della Stampa. L’uomo che aveva contribuito all’assoluzione di O.J. Simpson chiarisce subito che il problema non è la disputa politica o morale tra “buonisti” e “cattivisti”, ma l’impatto legale della foto.

Ci sono almeno tre strade che possono seguire gli avvocati di Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale Hjorth per tentare di annullare il processo sull’omicidio del vice brigadiere Mario Cerciello Rega, dopo la diffusione della foto di Natale Hjorth bendato e ammanettato in caserma subito dopo l’arresto. Lo spiega l’avvocato Alan Dershowitz, professore emerito di legge all’Università di Harvard e tra i penalisti più famosi degli Stati Uniti, che in carriera ha contribuito ad assolvere anche l’ex giocatore di football e attore O.J. Simpson.

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Dershowitz a La Stampa dice chiaramente che quella foto «prova senza ombra di dubbio che il ragazzo arrestato ha subito un trattamento illegale» e indica tre soluzioni: una diplomatica, una giuridica e una “europea”.

Dal punto di vista diplomatico, Dershowitz ricorda che non esiste un procedimenti di estradizione inversa: il reato è stato commesso in Italia e quindi è sotto la giurisdizione italiana. Ma potrebbe intervenire il governo Usa, che potrebbe: «presentare una protesta formale, e chiedere che il ragazzo venga mandato in America per il processo. Gli Usa lo hanno fatto in molti casi. In genere non è un mezzo adoperato con i paesi alleati come l’Italia, ma l’impatto mediatico della foto potrebbe spingerli ad agire». Certo, sempre che non sopraggiungano nuovi elementi: «Altre prova talmente schiaccianti, da rendere superfluo questo atto».

La seconda strada è quella giuridica, per la quale potrebbe essere sollevato il dubbio che «la confessione è avvenuta quando il soggetto era bendato o dopo». Una ricostruzione che però viene sostanzialmente smentita dal procuratore Salvi, che ha garantito la correttezza della procedura dell’interrogatorio dei due accusati, alla presenza dei loro avvocati e senza che fossero ammanettati o peggio ancora con la benda.

La terza ipotesi punta a un possibile ricorso alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo e alla Corte di giustizia europea: «Gli avvocati italiani dei due arrestati potrebbero subito rivolgersi a queste sedi, usando la foto come la prova di un trattamento che viola la legge, per bloccare o annullare il processo. I ricorsi in questi casi possono essere presentati prima, durante e dopo il procedimento, e quindi rappresentano una spada di Damocle che continuerà a pendere sulla testa delle autorità di Roma per anni». – [Open.OnLine]
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