Crisi, Bettini lancia il “governo di legislatura Pd-M5s”. Franceschini e Martina: “Proviamo”. Renzi apre: “Non m’impicco a una formula”

13/08/2019 – Sì a “un governo politico di legislatura” basato su una “profonda riflessione politica”. No a “un governo istituzionale” che sarebbe “un tragico errore”. E, soprattutto, sì al dialogo con i Cinque Stelle, “un tentativo difficilissimo ma dobbiamo provarci” dove la condizione sia “una scelta europeista netta”, perché “il M5s è composito, fluttuante, contiene istanze diverse” e ha fatto emergere gli elementi positivi che ha introdotto nel dibattito pubblico italiano, ottenendo un largo consenso”. La linea la detta Goffredo Bettini – padre politico di Nicola Zingaretti e fautore delle candidature di ex sindaci romani come Francesco Rutelli, Walter Veltroni e Ignazio Marino – che in una intervista al Corriere della Sera parla della crisi di governo e delle possibili mosse del Partito Democratico. Ma che via via sta trovando tutti d’accordo. Anche Matteo Renzi, che aveva proposto un “governo istituzionale” ma che di fronte alla possibilità che il nuovo Esecutivo miri a completare la legislatura, propone una sua apertura: “Non mi impicco a una formula, la priorità è mettere in sicurezza i conti evitare la recessione”.

La lettura ha via via trovato diverse adesioni all’interno del Partito democratico. Fra le più determinanti in chiave strategica quella di Dario Franceschini: “Bettini – afferma l’ex ministro – indica un percorso difficile ma intelligente che credo valga la pena provare a percorrere. Sarà pieno di insidie e potremo provarci solo con un patto interno al Pd: lavorare tutti come una squadra, unita intorno al Segretario”.

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Proprio mentre la segreteria dem mette a punto la nuova campagna anti-Salvini in vista della Festa dell’Unità e Nicola Zingaretti ribadisce: “Il governo ha fallito, è in crisi e quindi le nostre ragioni erano quelle giuste. Ora è il momento dell’unità per proporre un’alternativa per il Paese. Costruiamo tutti insieme un’Italia più bella, a partire dalle feste de l’Unità rese possibili da militanti e volontari”.

L’apertura di Matteo Renzi – Soprattutto, intorno alle 13 – tre ore prima della conferenza stampa annunciata per le 16.30 – è arrivata l’apertura di Matteo Renzi: “Non mi impicco a una formula, la priorità è portare a casa l’abbassamento delle tasse e evitare che l’Italia vada in recessione”. E ancora: “Le formule dipenderanno dalla discussione tra i partiti. Io ho parlato da ex presidente del Consiglio, conosco i conti dello Stato e rischiamo di mandare l’Italia in recessione. Non possiamo permetterlo”. Conte non chiude nemmeno la porta al Conte-bis: “Conte non è che in questo anno abbia brillato moltissimo: è stato sostanzialmente inesistente. Tuttavia non tocca a me decidere e valutare, è compito del capo dello Stato e dei partiti”, lasciando anche intendere che per il momento la scissione è rinviata.

E infatti, poco dopo l’ex premier aggiunge: “Potrei dire che il tempo è galantuomo, avevamo ragione noi. Se ho preso una posizione chiara è perché sono preoccupato per i conti pubblici e per le famiglie. Le discussioni interne al Pd, i retroscena, a me non interessano e non mi riguardano. Quando ci sarà da dire qualcosa lo diremo chiaramente”. L’interesse, secondo Renzi, è non andare a votare subito: “Per colpa delle liti dei partiti se si vota adesso l’Iva schizza al 25%, una follia, l’Italia va in recessione, nel 2020 chiudono migliaia di negozi e l’Italia sarà attaccata sui mercati. Se i partiti vogliono litigare bene, ma mettiamo in sicurezza i conti“.

Bettini: “Governo istituzionale sarebbe tragico errore” – “L’idea di un governo istituzionale, di transizione, di un governo del presidente, chiamatelo come volete, è un tragico errore. E bene ha fatto, con coraggio, Nicola Zingaretti a opporsi con forza”, dice Goffredo Bettini nel colloquio con Tommaso Labate. “Dopo esserci fatti carico di una manovra economica pesantissima – aggiunge – che avrebbe come obiettivo quello di porre rimedio ai guai provocati dal governo gialloverde, torneremmo comunque al voto nel giro di poco. Con la certezza di vedere decuplicato il rischio della deriva plebiscitaria di Salvini”. – [Continua su FONTE]
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