Amazzonia in fiamme, le manifestazioni nel mondo. Da Madrid a Londra in piazza per sensibilizzare

24/08/2019 – La foresta Amazzonica, ambiente delicatissimo e irripetibile, sta oggi bruciando davanti ai nostri occhi. Secondo l’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile (INPE) solo da quest’anno (dal primo gennaio fino al 19 agosto) gli incendi in Brasile sono aumentati dell’ 83% rispetto allo stesso periodo nel 2018. Nello stesso periodo sono circa 73mila i roghi registrati nel paese di cui il 52% proprio in Amazzonia. Di questo passo rischiamo di perdere il 20% della produzione di ossigeno del Pianeta e il 10% della biodiversità mondiale.

Mentre stai leggendo questa frase, dall’altra parte del mondo il “polmone verde” della nostra Terra continua a bruciare. Forse ne hai già sentito parlare oppure pensi che non se ne stia parlando abbastanza; una cosa è certa, ciò che sta accadendo in Brasile in questo momento è un dramma che riguarda ognuno di noi perché il 20% dell’ossigeno che stiamo respirando, anche adesso, proviene da qui, dalla grandiosa foresta amazzonica che oggi è in pericolo per l’avidità dell’uomo. Il fumo denso sprigionato dalla vegetazione in fiamme rende l’aria irrespirabile, invade le città più distanti ed è visibile anche dallo Spazio; nonostante tutti i grandi incendi che divorano l’Amazzonia non accennano a fermarsi causati, secondo molti, dagli allevatori e gli agricoltori del posto che per ampliare i terreni a propria disposizione starebbero provocando un disboscamento senza precedenti.

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Agevolati anche dalle scelte del governo del presidente Jair Bolsonaro che ha ridotto gli sforzi per contrastare le attività illegali: “Solo nel mese di luglio oltre 2.250 chilometri quadrati di Foresta Amazzonica sono andati perduti, divorati dal fuoco e dall’inizio del 2019 sono stati contati oltre 73mila incendi l’83 percento in più rispetto all’anno scorso”, è quanto fa sapere INPE. Numeri che fanno crescere l’apprensione per migliaia di animali e piante in un’area che, come spiega il WWF, ospita più di 34 milioni di persone, circa 500 popolazioni indigene: “I leader del governo devono prendere posizione su questo problema, senza distogliere l’attenzione da ciò che conta davvero: il benessere della natura, del popolo dell’Amazzonia e dell’intero Pianeta”.

Circa 200 persone si sono radunate davanti all’Ambasciata brasiliana a Londra per chiedere di salvare l’Amazzonia devastata dagli incendi. È una delle numerosissime manifestazioni in programma nel mondo per sostenere il polmone “in fiamme” del nostro pianeta. Tra le scritte sui cartelli: “Fermate la distruzione subito”, o “Salvate il nostro pianeta”, o “Trattieni il respiro”, “Il pianeta merita di più”, “Il nostro polmone va a fuoco”; esposto anche il logo del movimento ecologista Extinction Rebellion, che ha promosso il raduno sotto lo slogan “I nostri polmoni vanno a fuoco”.

Altre giornata di manifestazioni per il gruppo ambientalista Fridays for Future che oggi ha organizzato una protesta mondiale per sensibilizzare le persone sul grande incendio che sta colpendo in questi giorni l’Amazzonia.Il polmone verde sta bruciando. Sono già 20mila gli ettari ridotti in cenere nella grande foresta amazzonica, in Brasile. Un disastro senza precedenti rimasto per molti giorni sotto silenzio, almeno fino a lunedì, quando le fiamme hanno generato una nube di fumo talmente grossa da coprire la città di San Paolo. Da li è partita la mobilitazione del gruppo ambientalista Friday For Future, che è sceso in piazza in tutto il mondo per sensibilizzare la popolazione non solo sull’incendio, ma anche sulle politiche di deforestazione attuate dal presidente del Brasile Bolsonaro.
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