“Cospirazione”. Indagato il generale Tullio Del Sette

21/09/2019 – Pressioni sul collega che si occupava dell’operato di alcuni militari. Poi l’ufficiale fu trasferito. L’ex comandante è già imputato per Consip. Cospirazione per compromettere l’autorità di un comandante. È l’accusa sulla quale indaga la Procura militare di Roma, nei confronti dell’ex comandante dell’Arma dei Carabinieri generale Tullio Del Sette. Il fascicolo è stato trasmesso ai colleghi romani lo scorso luglio dai colleghi di Sassari. Tutto inizia in Sardegna, quando il magistrato Giovanni Porcheddu indaga sui presunti…. CONTINUA SU FONTE

Tra il 2015 e il 2016 all’interno del comando provinciale dei carabinieri di Sassari ci fosse un clima di particolare tensione era già emerso dagli sviluppi dell’inchiesta che ha interessato l’ex comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette, l’appuntato scelto Gianni Pitzianti (delegato del Cobar-Cocer) e Antonio Bacile, ex comandante della Legione Sardegna. Gli stessi che lo scorso luglio sono stati rinviati a giudizio per abuso d’ufficio in seguito a presunti trasferimenti illegittimi di ufficiali in servizio a Sassari (ossia l’ex comandante provinciale Giovanni Adamo, l’ex comandante della compagnia di Bonorva, Francesco Giola, e l’ex comandante del nucleo radiomobile Antonello Dore).

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Ora il sostituto procuratore Giovanni Porcheddu – a conclusione di un secondo filone investigativo – ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini ad altri quattro carabinieri: il tenente colonnello Giuseppe Urpi, 54 anni, all’epoca comandante del nucleo investigativo del comando provinciale di Sassari, Domenico Savino, 50 anni, tenente colonnello e capo ufficio comando del comando provinciale, Giovanni Bartolacci, 37 anni, ex comandante della compagnia dei carabinieri di Tempio e Francesco Testoni, 45 anni, maresciallo nel reparto operativo del comando provinciale.

Sono tutti accusati di rivelazione di segreti d’ufficio per aver riferito ad alcuni colleghi che erano in corso delle indagini nei loro confronti e, in alcuni casi, che erano intercettati telefonicamente. Aiutando in questo modo gli interessati «a eludere le investigazioni dell’autorità giudiziaria» scrive il pm. A Urpi sono in più contestati anche i reati di favoreggiamento, abuso d’ufficio e falsità ideologica. In un caso proprio Urpi, che era stato incaricato dalla Procura di accertare responsabilità penali a carico di due carabinieri della compagnia di Bonorva, avrebbe «redatto una falsa annotazione di pg nella quale deliberatamente ometteva di comunicare all’autorità giudiziaria procedente che le intercettazioni telefoniche sul conto dei due indagati avevano fornito riscontro all’ipotesi di accusa».

Di favoreggiamento deve rispondere anche Savino.
Quest’ultima inchiesta si inserisce in un più ampio filone partito da un episodio accaduto a Pozzomaggiore nel 2015. Due carabinieri – che per quei fatti stanno affrontando un processo – avrebbero ammanettato e colpito senza una ragione un paesano. Ma un loro collega – Giuseppe Saiu – che aveva assistito alla scena, smentì la loro relazione di servizio sostenendo che i due avessero fatto un arresto arbitrario.

Era un periodo, quello, di forti contrasti all’interno della compagnia di Bonorva e quanto successo a Pozzomaggiore aveva acuito le tensioni. Il capitano Giola e il luogotenente Dore avevano già mosso dei rilievi ai loro sottoposti su comportamenti tenuti durante il servizio. Poi si arrivò al caso di Pozzomaggiore. Un fatto spiacevole, tanto che il colonnello Giovanni Adamo – informato dell’accaduto – aveva voluto vederci chiaro. Il pm Porcheddu aveva avviato le indagini e si era convinto che Saiu avesse detto la verità sull’arresto ingiustificato. Successivamente erano subentrate delle intercettazioni nelle quali alcuni carabinieri di Bonorva programmavano una “spedizione punitiva” a Pozzomaggiore auspicando contemporaneamente trasferimenti per i loro superiori (nella fattispecie Giola e Dore). Il sindacato Cobar-Cocer, e in particolare il delegato Gianni Pitzianti, si sarebbero schierati con i sottoposti e quindi contro Dore, Giola e contro il colonnello Adamo, che aveva invece difeso l’operato dei suoi ufficiali. La Procura aveva delegato Urpi perché accertasse eventuali responsabilità penali a carico di alcuni militari (sia per i fatti di Pozzomaggiore che per altre vicende) ma, secondo l’accusa, fece altro: li mise in guardia, direttamente o indirettamente. Commettendo il reato di rivelazione di segreti d’ufficio. – La nuova Sardegna del 20/08/2019
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