Il taglio dei parlamentari è legge, via libera alla riforma con 553 Sì

08/10/2019 – Con il voto a maggioranza “bulgara” dell’aula della Camera, il taglio dei parlamentari riceve il via libera definitivo. I sì alla riforma costituzionale, fortemente voluta dal Movimento 5 stelle, sono stati infatti 553, i no 14 e 2 gli astenuti. Hanno votato a favore le forze di maggioranza (M5s, Pd, Italia Viva, Leu) e le forze di opposizione (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia), anche se con alcuni distinguo personali al loro interno, più alcuni deputati del gruppo Misto. Uniche forze del Parlamento contrarie al taglio sono state +Europa (3 deputati) e Noi con l’Italia (4 deputati guidati da Maurizio Lupi). Ha votato in dissenso dal M5s il deputato Andrea Colletti, mentre la dem Angela Schirò, eletta all’estero, si è astenuta. Al termine delle votazioni l’aula ha osservato un minuto di silenzio ed ha tributato un applauso unanime in memoria dei due poliziotti uccisi alla Questura di Trieste.

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Trattandosi di una proposta di legge di modifica della Costituzione, l’esame ha previsto quattro letture parlamentari (una doppia lettura conforme di Camera e Senato). Oggi per l’appunto c’è stato l’ultimo e definitivo passaggio del provvedimento, che ridurrà il numero dei deputati da 630 a 400 e quello dei senatori da 315 a 200, in aggiunta al taglio dei seggi dei deputati (da 12 a 8) e dei senatori (da 6 a 4) eletti all’estero.

La “riforma Fraccaro”, dal nome dal sottosegretario pentastellato alla presidenza del Consiglio, cambia il rapporto numerico di rappresentanza sia alla Camera dei deputati (1 deputato per 151.210 abitanti, mentre oggi era 1 per 96.006 abitanti) sia al Senato (1 senatore per 302.420 abitanti, mentre oggi era 1 ogni 188.424 abitanti). Questo comporterà la necessità di ridisegnare i collegi elettorali con un’altra legge.

Il voto definitivo si è svolto a scrutinio palese. Essendo una riforma costituzionale il provvedimento, per passare, necessitava della maggioranza assoluta (cioè 316 voti). Cifra, come si è visto, ampiamente superata.

Le dichiarazioni di voto
Compatto il sì del Pd, ad eccezione come detto della deputata Schirò, come ribadito questa mattina a Radio Anch’io, su Radio1 Rai, dal capogruppo Graziano Delrio: “Il nostro è diventato un sì perché sono state accolte le nostre ragioni”. Più tardi in aula Delrio ha confermato il sì: “Non è una cambiale in bianco” il voto favorevole al taglio degli eletti, ma è un primo passo accompagnato da “riforme precise e garanzie, frutto di un lavoro serio e si è trovata una sintesi efficace”. Parole a cui sono seguite proteste provenienti dai banchi di Fdi e Lega, che hanno ricordato al Pd il voto negativo nelle precedenti letture del provvedimento. Dopo il voto il segretario dem Nicola Zingaretti è intervenuto su Facebook per ribadire le motivazioni del sì del suo partito: “Abbiamo ottenuto, come da noi richiesto, che il taglio degli eletti si inserisca dentro un quadro di garanzie istituzionali e costituzionali che prima non c’erano”.

“Credo che la riforma passerà”, ha pronosticato di buon mattino il ministro cinquestelle per i Rapporti col Parlamento Federico D’Incà. In caso contrario, ha aggiunto, “valuteremo le dovute conseguenze”. E alle voci di possibili defezioni da parte di esponenti del M5s, il ministro del lavoro Nunzia Catalfo ha assicurato: ‘Passerà senza problemi’. Sul Blog delle stelle nel frattempo è comparso un post dai toni trionfalistici: “Con il taglio dei parlamentari altra promessa storica mantenuta”.

Forza Italia e Fratelli d’italia hanno annunciato il loro voto a favore della riforma. Per Giorgia Meloni, in particolare, i prossimi passi da compiere sono il “presidenzialismo e l’abolizione dell’istituto ottocentesco dei senatori a vita”. Anche Italia Viva ha assicurato il suo appoggio. Come pure la Lega, come preannunciato dalla senatrice Alessandra Localtelli, ex ministra della Famiglia, a Start, su Sky TG24. – [Continua su FONTE]
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