Regionali, M5s correrà da solo in Emilia Romagna e Calabria

30/10/2019 – Anche in Calabria il M5S correrà da solo alle Regionali: è l’orientamento emerso, secondo quanto si apprende, nella riunione stasera al Senato tra Luigi Di Maio e i referenti cinquestelle sul territorio. L’incontro ha fatto seguito a quello del capo politico M5S con gli eletti dell’Emilia Romagna. “Non c’è modo di nascondervi nulla, sapete già tutto”: con una battuta il capo politico M5S uscendo dal Senato è sembrato confermare quanto trapelato dalle riunioni che ha tenuto sulle Regionali in Emilia Romagna e Calabria, cioè l’orientamento dei cinquestelle di correre da soli o assieme a delle liste civiche, senza riproporre l’alleanza con il Pd in Umbria.

Parlamentari M5S, in Emilia solo con liste civiche – “Oggi con il capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio è stato un incontro molto positivo. Siamo siamo tutti concordi, sia come parlamentari che come consiglieri regionali che hanno svolto un ottimo lavoro in questi cinque anni, nel presentarci da soli, senza fare alleanze con i partiti, in occasione delle prossime regionali in Emilia-Romagna. E’ stato inoltre ribadito che le uniche alleanze che valuteremo di fare saranno quelle con le liste civiche”: lo dichiarano in una nota i parlamentari emiliano-romagnoli del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari, Alessandra Carbonaro, Vittorio Ferraresi, Gabriele Lanzi, Marco Croatti, Michela Montevecchi, Maria Edera Spadoni, Giulia Sarti, Maria Laura Mantovani, Carlo De Girolamo, Davide Zanichelli al termine dell’incontro con Luigi Di Maio.

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Quello di oggi con il capo politico del MoVimento 5 Stelle Luigi Di Maio è stato un incontro molto positivo. Siamo tutti concordi nel presentarci da soli, senza fare alleanze con i partiti, in occasione delle prossime regionali in Emilia-Romagna. Le uniche alleanze che valuteremo di fare saranno quelle con le liste civiche”. Così Maria Edera Spadoni, vice presidente della Camera e parlamentare emiliano-romagnola del Movimento 5 Stelle al termine dell’incontro tra parlamentari e consiglieri regionali pentastellati emiliano-romagnoli ed il capo politico Luigi Di Maio

Il punto – La forza di Luigi Di Maio è che il M5S al momento sembra poter solo governare e cercare di farlo bene. Ma dopo la batosta in Umbria il leader torna nel mirino dei critici interni, una fronda che secondo alcune voci insistenti all’interno del Movimento, potrebbe far emergere un documento di alcune decine di deputati, che al momento scarseggia di firme, per chiederne almeno un ridimensionamento, una sorta di commissariamento. Ma la guerra fredda nel MoVimento sembra coinvolgere anche Beppe Grillo e Giuseppe Conte, che hanno scommesso forte sull’alleanza con il Pd, anche a livello locale e sono intenzionati a tenere la linea. Di Maio invece dice chiaro “possiamo metterci con movimenti che lavorano sul territorio, non con altre forze politiche”. Da qui anche la decisione, annunciata dopo un incontro al senato, di far correre il Movimento da solo alle regionali di fine gennaio in Emilia Romagna.

La divaricazione tra il capo politico M5S e il premier è latente – si racconta in ambienti della maggioranza – anche se Di Maio assicura di essere “molto orgoglioso di aver dato agli italiani un presidente del Consiglio come Giuseppe Conte”.

Indietro anche volendo non si torna, Matteo Salvini ha ormai rilanciato il centrodestra unito e poi “lui dopo 14 mesi di governo ci ha lasciato con il cerino in mano dell’Iva – afferma il ministro degli Esteri -, per me con lui è finita”. “Con il Pd si lavora meglio che con la Lega”, concede Di Maio, ma nell’incontro al Senato con i referenti di Emilia Romagna e Calabria emergono i forti dubbi sul replay dello schema Umbria. Mentre cerca di elaborare una strategia per porre fine alla sequela di sconfitte post-politiche 2018, il capo politico dei 5s telle deve far fronte a un dissenso interno che sta alzando la voce. Tra i pochi a chiedere apertamente le sue dimissioni c’è il senatore Mario Giarrusso, che parla di “tracollo” alle regionali e di “parecchi passi indietro” di Di Maio con i suoi 4 incarichi. Alla Camera il gruppo cerca di eleggere il presidente dopo due fumate grigie e intanto si sparge la voce, rilanciata da fonti di stampa, di una fronda di una cinquantina di deputati, pronti a firmare un documento. Ipotesi smentita però da altre fonti. – [ANSA]
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