Ungheria. Criteri feudali nell’uso dei fondi agricoli: «I sussidi Ue intascati da Orbán»

07/11/2019 – L’accusa è di quelle pesanti: i miliardi della politica agricola comune (Pac) Ue finiscono ad arricchire amici e parenti di leader autoritari dell’Est Europa, a cominciare dal premier ungherese Viktor Orbán e quello ceco Andrej Babis con forme di «feudalesimo» per garantirsi il potere. Tanti soldi, perché ogni anno il bilancio Ue versa una sessantina di miliardi di euro in sussidi agricoli (58,82 miliardi nel 2018). L’accusa è in un lungo articolo del New York Times, firmato dai giornalisti investigativi Salam Gebrekidan, Mat Apuzzo e Benjamin Novak. «In Ungheria e buona parte dell’Europa centrale e orientale – si legge – il grosso (dei fondi, ndr) finisce nelle tasche di poche persone potenti e ben connesse». Si arriva anche a «accaparramento di terre in stile mafioso in Slovacchia e Bulgaria ». Il giovane giornalista slovacco Jan Kuciak fu ucciso lo scorso anno per una sua inchiesta legata all’abuso di fondi agricoli Ue che vedeva anche il coinvolgimento della ’ndrangheta calabrese.

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Al centro dell’inchiesta è anzitutto Orbán, che, a dire del giornale Usa, ha creato un vero e proprio sistema di potere basato sui fondi agricoli. Il metodo è semplice: il passato regime socialista aveva lasciato migliaia di ettari di terra nelle mani dello Stato e il premier, anziché distribuirlo ai piccoli agricoltori, lo ha assegnato a fedelissimi. E poiché uno dei primi criteri di assegnazione di fondi agricoli Ue è l’estensione del terreno posseduto, questo si è tradotto in tanti soldi. Un esempio citato dal New York Times è quello Lorinc Meszaros, amico di Orbán, che si sarebbe arricchito proprio grazie ai fondi Ue versati per terre (si parla di 1.500 ettari) acquisite a basso costo nella contea di Fejer, di cui è originario lo stesso premier. Il giornale parla di un «tipo di moderno feudalesimo, in cui i piccoli agricoltori vivono all’ombra di ingenti interessi politici, e i sussidi Ue aiutano a finanziarli».

Guardando alla Repubblica Ceca, l’inchiesta parla di 42 milioni di dollari (circa 38 milioni di euro) finiti lo scorso anno nelle aziende agricole del premier Babis. E in Bulgaria il 75% dei sussidi agricoli Ue finisce in appena 100 entità.

«La Commissione Europea – ha reagito un portavoce dell’esecutivo Ue – ha tolleranza zero per le frodi». L’Unione «ha chiare regole su come debbano esser gestiti i fondi comunitari. Quando si parla di fondi agricoli, in base al principio della gestione condivisa, gli Stati sono i primi responsabili di una gestione legale». Il problema è qui: responsabili del controllo potrebbero essere proprio governi implicati in prima persona. – [AVVENIRE.IT]
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