Berlusconi non risponde in tribunale ma scherza con Maurizio Costanzo: “Neanche con una bomba l’ho fatto smettere di fare tv”

13/11/2019 – Muto in tribunale, loquacissimo e con tanta voglia di scherzare quando entra in uno studio televisivo. Soprattutto quando è a casa sua, nel senso di Mediaset. A 24 ore dalla testimonianza al processo sulla Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra – dove si è avvalso della facoltà di non rispondere – Silvio Berlusconi è stato ospite di Maurizio Costanzo.

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“Ma davvero sei qui da 4.445 puntate? Non ti sembra di aver esagerato?”, ha esordito l’ex premier nella puntata del Maurizio Costanzo Show che andrà in onda mercoledì in seconda serata su Canale 5. “Parla lui”, ha risposto il conduttore. “Non ci sono riuscito a farlo smettere, gli ho fatto anche un attentato, con una bomba. Siamo vecchietti, dobbiamo smettere. Abbiamo un piede nella tomba”, ha controreplicato l’ex cavaliere. Riferimento diretto all’attentato di via Fauro del 1993 contro Costanzo. Un tentativo di omicidio contenuto dalle 23 contestazioni per le quali la procura di Firenze ha iscritto nel registro degli indagati lo stesso Berlusconi. È proprio grazie a quell’indagine sulle stragi del 1993 e i falliti attentati del 1994 che Berlusconi ha potuto avvalersi della facoltà di non rispondere a Palermo. Secondo la corte d’Assise d’appello che sta celebrando il processo sulla Trattativa l’ex premier era, infatti, un teste assistito: come tale ha scelto non sottoporsi alle domande di difesa e accusa.

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Si è seduto allo stesso posto di Tommaso Buscetta: da quella sedia il boss dei due mondi svelò al mondo i segreti della mafia. Silvio Berlusconi, però, non era un pentito ma soltanto un teste assistito. Come tale aveva due opzioni: avvalersi della facoltà di non rispondere; oppure chiarire almeno una parte delle accuse e dei sospetti che da anni proiettano un’ombra sulla sua carriera d’imprenditore e politico. D’altra parte lo status di indagato di reato connesso l’ex premier lo ha incassato grazie al fatto che la procura di Firenze lo indaga per reati atroci come le stragi di Milano, Roma e Firenze del 1993, e gli attentati falliti a Maurizio Costanzo e a Totuccio Contorno. Accuse gravissime: non valeva la pena cogliere l’occasione del viaggio a Palermo per chiarire ogni cosa? Anche perché nella sentenza di primo grado della Trattativa l’ex premier viene dipinto come una vittima della minaccia stragista rivolta da Cosa nostra allo Stato. Se a Palermo avesse scelto l’opzione numero due avrebbe dovuto soltanto dire la verità, mentre accusa e difesa non avrebbero potuto porre domande su questioni lontane dai fatti oggetto del processo. Anche quando il teste assistito decide di rispondere, infatti, gli viene sempre garantita la possibilità di rimanere in silenzio per evitare che faccia dichiarazioni auto accusatorie.

Il silenzio con 12 parole – Garanzie che non sono bastate a Berlusconi. Che alla fine ha scelto l’opzione numero uno, la via del silenzio, formalizzata con dodici parole: “Su indicazione dei miei avvocati, mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. Nessuno spazio alle battute e neanche alle immagini dato che da uomo di televisione ha evitato accuratamente di farsi immortalare all’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo, l’astronave verde costruita per il Maxiprocesso. Dalle sbarre mancava solo che spuntasse il fantasma di Vittorio Mangano, stalliere ad Arcore e capomafia a Porta Nuova, anche lui tra gli imputati dello storico procedimento istruito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Sarà stato per il potere evocativo dei luoghi che l’ex premier ha optato per un veloce blitz nel capoluogo siciliano: arrivato in aeroporto pochi minuti prima della deposizione, è andato via subito dopo. – da IlFattoQuotidiano del 12/11/2019 –
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