Appartamento da 5 milioni intestato a commessa, indagine per riciclaggio e corruzione internazionale

16/11/2019 – Oltre all’immobile, in via Condotti a Roma, sigilli anche a circa 1, 8 milioni in contanti e opere d’arte. La ragazza è sposata con un imprenditore colombiano di origini libanesi inserito dal dipartimento del Tesoro Usa nelle liste Ofac (office of foreign assets control).

Un appartamento da 5 milioni di euro, in via dei Condotti a Roma – a due passi da Piazza di Spagna – e circa 1, 8 milioni in contanti e opere d’arte tra cui quadri dell’artista pop Edward Spitz: tutto finito sotto sequestro dai finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria nell’ambito di una indagine della Procura di Roma che si concentra sull’attività di alcuni imprenditori colombiani ed italiani. Un procedimento, coordinato dal procuratore Michele Prestipino e dall’aggiunto Rodolfo Sabelli, in cui si ipotizzano in reati di riciclaggio e corruzione internazionale.

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La proprietaria dell’immobile è Camilla Fabri, 25enne aspirante modella di professione commessa, sposata con l’imprenditore colombiano con origini libanesi Alex Nain Saab Moran, molto vicino al presidente venezuelano Nicolas Maduro e coinvolto, insieme al fratello, in alcune indagini per corruzione internazionale finalizzata all’ottenimento di numerosi e ingenti contratti commerciali con il Governo del Venezuela tra cui quello relativo ai sussidi alimentari, noto come Clap (Comités Locales de Abastecimiento y Producciòn) e nel riciclaggio dei proventi.

Nel decreto di sequestro si afferma, infatti, che “dagli approfondimenti investigativi sono emersi gravi e ripetuti elementi di rischio concernenti fenomeni riciclatori a carattere transnazionale riconducibili all’opera una serie di persone fisiche e giuridiche collegate all’imprenditore indagato”, cioè Moran.

Quest’ultimo insieme ad altri “è stato inserito – è detto nel decreto – dal dipartimento del Tesoro Usa nelle liste Ofac (office of foreign assets control) in quanto destinatario di diversi procedimenti penali per reati economico-finanziari, da parte degli Usa e di altri Paesi in quanto soggetto legato al presidente del Venezuela Nicolas Maduro”. Gli imprenditori, secondo l’ipotesi degli inquirenti, avrebbero corrotto funzionari venezuelani e in particolare sarebbero riusciti a costituire notevoli provviste di denaro che da diversi Paesi, anche inseriti in black list (Panama), sono poi confluite in Italia sotto forma di investimenti e pagamenti. I pm contestano anche i reati di traffico illegale di oro, appropriazione indebita, importazione e esportazione fittizia, truffa aggravata. – [IlFattoQuotidiano]
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