Lavoro: aumentano gli occupati, tasso di disoccupazione in calo

30/11/2019 – A ottobre 2019 gli occupati risultano in crescita di 46 mila unità (+0,2%) secondo le stime Istat rispetto a settembre e di 217 mila unità su base annua (+0,9%). Il tasso di occupazione sale al 59,2%. L’andamento dell’occupazione è “altalenante, – commenta l’Istat – e a ottobre torna al livello massimo registrato quattro mesi prima, con un aumento rispetto a settembre, dovuto in particolare alla crescita dei lavoratori indipendenti” (+38 mila). “Sostanzialmente stabili” i dipendenti permanenti.

Il tasso di disoccupazione scende al 9,7% a ottobre, con un calo di 0,2 punti percentuali. L’Istat stima che le persone in cerca di occupazione sono in diminuzione dell’1,7%, pari a -44 mila unità nell’ultimo mese. Nei dodici mesi, i disoccupati sono 269 mila in meno (-9,7%).
L’andamento congiunturale della disoccupazione è sintesi di un marcato calo per gli uomini (-3,9%, pari a -52 mila unità) e di un lieve aumento tra la donne (+0,7%, pari a +8 mila unità), e coinvolge tutte le classi d’età tranne gli ultracinquantenni. La diminuzione della disoccupazione riguarda tutte le fasce di età e in particolare la disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni si riduce al 27,8%. Su base mensile il calo è di 0,7 punti percentuali, su base annua di 4,8 punti.

Novembre, poi, vede una “leggera ripresa” del tasso di inflazione, che risale allo 0,4%, secondo i dati provvisori dell’Istat. L’indice nazionale dei prezzi al consumo registra su base mensile una variazione nulla e un aumento dello 0,4% su base annua (da +0,2% del mese precedente). Questo risultato, commenta l’Istat, “non modifica il quadro di debolezza che sta da tempo caratterizzando la dinamica dei prezzi al consumo”.

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Il 2019 si avvia a registrare “un dimezzamento dell’inflazione rispetto all’anno precedente”, secondo i tecnici dell’Istat. I dati provvisori sui prezzi al consumo di novembre, il penultimo mese dell’anno, indicano infatti un’inflazione acquisita per l’anno dello 0,6%, un dato pari alla metà del tasso di inflazione del 2018 (1,2%). I prezzi dei beni energetici rimangono in calo (-4,6%). La lieve accelerazione dell’inflazione è imputabile prevalentemente ai prezzi dei Beni alimentari lavorati (che passano da +0,3% a +1,1%), a quelli dei Beni non durevoli (da +0,3% a +0,8%) e alla riduzione della flessione dei prezzi dei Beni durevoli (da -0,9% a -0,1%). Questi andamenti sono stati solo in parte compensati dal rallentamento dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,8% a +1,3%). L’Istat segnala inoltre che i prezzi dei beni energetici non regolamentati come i carburanti continuano a registrare una diminuzione pari a -3% (da -3,1% di ottobre): si amplia la diminuzione dei prezzi del Gasolio per mezzi di trasporto da -3,9% a -4,7% in termini tendenziali (-0,6% su base mensile), mentre si riduce la flessione dei prezzi della Benzina da -4,0% a -3,2% (-0,6% il congiunturale). Invece i prezzi dell’Energia elettrica mercato libero registrano un aumento congiunturale pari a +0,8%. L'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici accelerano entrambe da +0,7% a +1%. La variazione nulla su base congiunturale è dovuta alla compensazione di dinamiche opposte: da un lato l’aumento dei prezzi dei Beni alimentari, sia nella componente lavorata (+1,0%) che non (+1,1%), e dei Beni non durevoli (+0,6%); dall’altro le diminuzioni, dovute per lo più a fattori stagionali, dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (-1,3%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-1,0%). Dall’Istat spiegano che, per la presenza del black friday, che si è esteso nel tempo fino a prevedere campagne promozionali a partire dalla metà del mese, i dati provvisori sui prezzi nel mese di novembre potranno vedere delle revisioni nei dati definitivi.

I prezzi del cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari, per la cura della casa e della persona accelerano all’1,1% a novembre dallo 0,5% di ottobre. L’Istat sottolinea che registrano così “una crescita superiore all’1% per cento per la prima volta da marzo 2019 e quindi più che doppia rispetto a quella riferita all’intero paniere”.

Il Pil italiano è cresciuto nel terzo trimestre del 2019 dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti. Lo conferma l’Istat, ribadendo anche la stima di un aumento su base annua dello 0,3%. L’Istat conferma così le stime preliminari diffuse il 31 ottobre, sia in termini congiunturali che tendenziali (sempre su dati espressi in valori concatenati e corretti per il calendario e la stagionalità).E’ per la quarta volta consecutiva che il Pil mostra una crescita in termini congiunturali pari a un decimo di punto. A livello tendenziale, invece, il rialzo dello 0,3%, è il più alto dal terzo trimestre 2018. In Italia, secondo l’Istituto, prosegue “la fase di quasi ristagno dell’attività economica che dura ormai da poco meno di due anni”. Dall’inizio del 2018, infatti, il Prodotto interno lordo oscilla intorno allo zero virgola, collezionando aumenti consecutivi di un decimo di punto, interrotti solo dalla recessione tecnica tra il secondo e il terzo trimestre dello scorso anno. La spesa delle famiglie sale dello 0,4% nel terzo trimestre del 2019 rispetto al precedente trimestre. Lo rileva l’Istat che così segna un’accelerazione per i consumi (era +0,1% nel secondo trimestre). Si tratta del rialzo maggiore dall’inizio del 2018. Invece gli investimenti fissi lordi segnano un calo dello 0,2% in termini congiunturali: la flessione interrompe una fase di crescita che proseguiva da tre trimestri. Pesa il negativo risultato, trimestre su trimestre, degli investimenti relativi ai mezzi di trasporto (-1,9%). – [ANSA]
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