Grazie al Reddito di Cittadinanza 40 mila nuovi posti di lavoro

16/02/2020 – Non fa nomi. Ma una cosa la dice, fuori dai denti: «Se non ci mettono i bastoni tra le ruote nell’agosto del 2021 il sistema che permette di incrociare domanda e offerta di lavoro andrà a regime. Ma se dovessero esserci resistenze, come quelle che abbiamo visto quest’anno, sarà più difficile».

Domenico Parisi, detto Mimmo, professore di Demografia e Statistica alla Mississippi State University, presidente dell’Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro e amministratore unico di Anpal Servizi, il guru del reddito di cittadinanza che Luigi Di Maio ha riportato in Italia dagli Stati Uniti, non nasconde il fastidio per le polemiche che in questi mesi hanno accompagnato il suo lavoro: «Chi vuol capire capisce».

Chi le mette i bastoni tra le ruote?
«Diciamo che ci sono resistenze al cambiamento, ma è successo anche negli Stati Uniti. Invece bisogna crederci, è una cosa importante per il Paese».

Anche Matteo Renzi dice che il reddito di cittadinanza non funziona…
«Esprime una opinione politica, lo trovo legittimo. Ma se dovesse dire che non crede nel rafforzamento del mercato del lavoro mi stupirebbe, è lui che ha fatto il Jobs Act».

Il commissario europeo Paolo Gentiloni ha dichiarato che il reddito di cittadinanza dovrebbe avere un effetto sulla crescita pari a 0,1-0,2 punti percentuali ma il calcolo costi benefici non depone a favore della misura. Che ne pensa?

«Dico che non è una misura pensata per aumentare il Pil, ma per contrastare la povertà e riattivare le persone per avere un lavoro e riconquistare la propria dignità».

Ma il reddito sta producendo gli effetti che immaginava o siamo ancora molto indietro, come alcuni ritengono?
«Se si pensa che all’inizio tutti dicevano che sarebbero stati necessari 3-4 anni, direi che per quello che abbiamo fatto in un anno siamo anche un po’ in anticipo. Certo se parlare di risultati significa che tutte le persone hanno avuto un lavoro, non posso dire che siano stati raggiunti, ma non c’è stato neppure il tempo. Se invece vogliamo dire che c’è stato un impatto sul sostegno al reddito per famiglie in condizioni di estrema povertà senza subbio, come ha detto anche l’Inps. E i navigator hanno avuto un impatto importante cambiando l’assetto culturale dei Centri per l’impiego, dove sono stati chiamati a fare cose che non avevano fatto in 30 anni. C’è molto ancora da fare, ma i presupposti per raggiungere obiettivi più grandi ci sono tutti».

Dunque l’organizzazione è pronta, o quasi. Ma chi aspetta di ricevere la chiamata per il lavoro comincia a scoraggiarsi, ci sono persone che si lamentano per i ritardi e rinunciano per accettare posti magari non qualificati. E i numeri dei collocati sono ancora molto piccoli…
«Vediamo se sono piccoli. A oggi ci sono 1,2 milioni di famiglie che percepiscono il reddito: di questi 908mila sono quelli che sono tenuti a recarsi ai Centri per l’Impiego. Da settembre al 31 gennaio, 529mila sono stati convocati, 396mila si sono presentati, 262mila hanno sottoscritto il patto per il lavoro. Hanno trovato lavoro al 10 febbraio 39mila persone. Non è uno scherzo, e i numeri stanno crescendo».

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Giudica 39mila un numero soddisfacente?
«Se 40 mila non è buon punto di partenza dopo quattro mesi, andiamo tutti a casa. È meglio di quanto mi aspettassi. Tutti parlano di assistenzialismo, ma non si tratta di quello. L’obiettivo è il reinserimento nel mercato del lavoro. Poi c’è chi dice che la gente preferisce restare a casa piuttosto che accettare un lavoro, e che le imprese fanno fatica a trovare personale, ma se tu offri un salario dignitoso uno sceglie di lavorare non di restare a casa. Ho girato l’Italia e incontrato molti percettori del reddito, e la prima cosa che chiesto è: trovateci un lavoro. Poi ci sono i furbetti, ma io cosa posso fare?».

La “piattaforma” digitale che consentirà di incrociare domanda e offerta però non è ancora pronta. Un altro ritardo?
«Adesso incominceremo l’avvicinamento al mercato del lavoro. Dalla prima settimana di marzo i navigator avvieranno un contatto diretto con le imprese per raccogliere le offerte di lavoro e creare una banca dati per fare un “matching” intelligente in base a criteri oggettivi, entro fine anno vedremo i primi risultati di un’intermediazione più efficace».

Ci sono state molte polemiche sulla “piattaforma si è parlato di un costo milionario e di un suo interesse personale nel replicare il modello di “Mississippi Works”. Quando partirà, chi la realizzerà e quando costerà?
«Tecnicamente non è una piattaforma, ma un sistema digitale. A oggi abbiamo un prototipo già sviluppato e in fase di test che raccoglie i database di Istat, Inap, Unioncamere, Anpal e Anpal servizi. Il fraintendimento era che ci fosse qualcosa da acquistare o da vendere. L’App di cui tutti parlano non costa niente, quello che costa è il processo per realizzare questo sistema. Chi lo farà? Anpal in collaborazione con Ministero del Lavoro e Ministero dell’Innovazione e sarà un prodotto tutto italiano».

Quanto costerà allora, e quando partirà?
«Non so quanto costerà. Abbiamo a disposizione fino a 25 milioni, non significa che li spenderemo tutti. A luglio o agosto ci sarà il primo rilascio. Poi sarà perfezionato. Tutti mi hanno criticato: Parisi che cosa porta dagli Usa? Io ho portato solo il mio know how acquisito in 25 anni di esperienza, non porto l’App del Mississippi: una scemenza straordinaria. L’impegno dato a Luigi Di Maio è di aiutare un Paese che amo e in cui sono nato, non c’è alcun altro accordo». – [FONTE]
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