La cura per il Coronavirus arriva dall’Olanda: Si chiama “47D11”: individuato dagli scienziati di Utrecht e Rotterdam. “Fra meno di un mese potremo usarlo”

15/03/2020 – Il Fatto Quotidiano scrive oggi in un articolo a firma di Davide Milosa che l’Università di Utrecht assieme all’Erasmus Mc di Rotterdam ha individuato il primo anticorpo monoclonale al mondo in grado di sconfiggere la malattia COVID-19 e il Coronavirus SARS-COV-2. L’anticorpo 47D11 tra circa un mese sarà sperimentabile sui pazienti.

Merito della scoperta olandese, che in queste ore sta facendo il giro della comunità scientifica, è del professore di biologia cellulare Frank Grosveld e della sua équipe. Grosveld, intervistato sul magazine interno del centro di ricerca di Rotterdam, spiega: “Si tratta di un anticorpo che avevamo già isolato per l’attuale pandemia. L’anticorpo impedisce a Sars Cov 2 di infettare e può anche aiutare a rilevare il virus”.

I ricercatori hanno inviato il loro studio di 24 pagine alla rivista scientifica Na tu re e sono in attesa della pubblicazione. Il documento è però già presente da ieri sulla piattaforma digitale BioRxiv. “Un anticorpo monoclonale umano che blocca l’infezione Sars-Cov-2”. Questo il titolo della ricerca.

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Si legge nel documento: “È il primo rapporto su un anticorpo monoclonale che neutralizza SarsCov2. L’anticorpo 47D11 lega un epitopo (parte del virus riconoscibile dal sistema immunitario) conservato sul recettore a punta”. In sostanza l’anticorpo “olandese” si getta sul virus in modo specifico attaccando gli spikees (spuntoni, ndr) che stanno attorno alla molecola virale. Gli spikes attaccandosi alle mucose sono i primi colpevoli del collasso dei polmoni che si sta verificando in centinaia di decessi in Italia.

La fonte del racconto del Fatto è la professoressa dell’ospedale Sacco Maria Rita Gismondo, di cui si ricorda nelle scorse settimane la querelle con Roberto Burioni e che parlava del Coronavirus come “semplice influenza” (sappiamo che non è così):

La professoressa Gismondo, che ha potuto visionarelo studio, chiarisce il modo di agire di 47D11: “L’anticorpo blocca una importante parte patogena del virus, si tratta di una particella che si trova sugli spikes che a loro volta hanno recettori che si agganciano alle mucose dei polmoni, bloccarli significa fermare l’infezione”. In alternativa al vaccino “questo anticorpo”potrà essere una buona terapia.

IL METODO è quello della cosiddetta “immunità passiva”.“In questo modo –si legge nello studio – l’anticorpo è in grado di neutralizzare in maniera incrociata Sars-Cov-2”e lo fa “usando un meccanismo indipendente dall’inibizione del legame con i recettori”per questo “l’anticorpo potrà essere utile”, oltre che per guarire i pazienti anche “per lo sviluppo di test di rilevazione dell’antigene”.

Anticorpo Coronavirus, la scoperta
Merito della scoperta olandese, che in queste ore sta facendo il giro della comunità scientifica, è del professore di biologia cellulare Frank Grosveld e della sua équipe. Grosveld, intervistato sul magazine interno del centro di ricerca di Rotterdam, spiega: “Si tratta di un anticorpo che avevamo già isolato per l’attuale pandemia. L’anticorpo impedisce a Sars Cov 2 di infettare e può anche aiutare a rilevare il virus”.

Si legge nel documento: “È il primo rapporto su un anticorpo monoclonale che neutralizza SarsCov2. L’anticorpo 47D11 lega un epitopo (parte del virus riconoscibile dal sistema immunitario) conservato sul recettore a punta”. In sostanza l’anticorpo “olandese” si getta sul virus in modo specifico attaccando gli spikees (spuntoni, ndr) che stanno attorno alla molecola virale. Gli spikes attaccandosi alle mucose sono i primi colpevoli del collasso dei polmoni che si sta verificando in centinaia di decessi in Italia.

Come funziona
Il metodo è quello della cosiddetta “immunità passiva”.“In questo modo –si legge nello studio – l’anticorpo è in grado di neutralizzare in maniera incrociata Sars-Cov-2”e lo fa “usando un meccanismo indipendente dall’inibizione del legame con i recettori”per questo “l’anticorpo potrà essere utile”, oltre che per guarire i pazienti anche “per lo sviluppo di test di rilevazione dell’antigene”.
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