“In Lombardia non si potevano fare zone rosse, non si poteva fermare la produzione”

08/04/2020 – Intervista a Marco Bonometti, leader degli industriali lombardi: “Con la Regione ci siamo confrontati. Per fortuna non abbiamo fermato le attività essenziali, altrimenti i morti sarebbero aumentati. Perché così tanti decessi qui? Ci sono molti allevamenti, la movimentazione degli animali ha favorito il contagio”

 

Confindustria Lombardia: intervista al presidente Bonometti

“Abbiamo chiesto liquidità immediata al Governo e la sospensione delle scadenze fiscali, perché esiste il rischio reale che il 50 per cento delle aziende lombarde che rappresento non riapra mai più. Sembra che siamo stati ascoltati”. Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia, commenta a caldo a TPI l’approvazione di ieri del decreto “liquidità” e l’annuncio del governo di un intervento “poderoso” da 400 miliardi di euro alle imprese. “Tuttavia mi riservo di leggere a fondo il decreto – aggiunge il capo degli industriali lombardi – per capire se le nostre richieste sono state recepite fino in fondo. Non vorrei fossero solo annunci”. È passato oltre un mese da quando Bonometti (era il 29 febbraio) parlava di “danno di immagine” con “l’Italia isolata” e con la zona rossa “che crea danni economici anche alle altre aziende” e sono passate oltre tre settimane da quando ha pubblicato un documento per ribadire il no alla chiusura delle industrie. A un mese dal lockdown nazionale deciso dal Governo il presidente degli industriali lombardi accetta di fare il punto con noi.

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Quante imprese stanno lavorando ora in Lombardia?
Delle 13.900 aziende che rappresento, solo il 30 per cento sta continuando a lavorare.
Immagino che abbia letto i dati Istat, con gli incrementi del 1.000-2.000 per cento dei decessi nelle zone della mancata zona rossa. Secondo lei è stato un errore non aver chiuso subito Alzano Lombardo e Nembro, non aver interrotto le attività produttive?
Le polemiche le facciamo alla fine. Adesso serve salvare le vite umane e salvare l’economia. Il vero errore è stato quello di lasciare che la gente andasse in giro, andasse nei bar, nei ristoranti, nelle discoteche.
Oggi però in Lombardia sono molti quelli che si muovono ancora per lavoro ed erano molti di più quelli che lo hanno fatto prima della chiusura totale.
Dovrebbero andare a controllare questi movimenti, perché per esempio il codice di autoregolamentazione che ci siamo dati per salvaguardare la salute dei dipendenti è proprio quello di utilizzare i guanti, le mascherine, il distanziamento.

Abbiamo ricevuto molte segnalazioni di aziende che non mettono in sicurezza i propri dipendenti e li costringono a lavorare senza le protezioni adeguate.
Se le aziende non sono in grado di mettere in sicurezza i propri lavoratori non possono lavorare. Noi abbiamo fatto di tutto per dotare le aziende dei dispositivi, però se una azienda non ha i requisiti che ci siamo dati non può lavorare. Noi di Confindustria Lombardia ci stiamo muovendo per procurare e garantire il fabbisogno a tutti, con lo sblocco delle dogane, con la centrale che è stata fatta a Milano per individuare i fornitori di mascherine e di tutti i dispositivi. Lo abbiamo fatto sia per l’industria, sia per la sanità privata. Lo Stato su questo tema però ha sbagliato, le mascherine non ci sono, è chiaro che c’è stato un buco.
Lei come se li spiega tutti questi morti in Lombardia e soprattutto nella bergamasca?
Ci sono diverse le ragioni: innanzitutto qui c’è una presenza massiccia di animali e quindi c’è stata una movimentazione degli animali che ha favorito il contagio, parlo degli allevamenti, e questa potrebbe essere una causa.
In che senso, mi scusi? Gli animali non sono considerati veicolo di contagio di questo virus.
Se non sono stati ritenuti veicolo di contagio, non c’è spiegazione, anche se un’altra causa è che si tratta di zone densamente popolate da industrie e quindi la movimentazione delle merci e della gente ha certamente favorito. Non all’interno delle fabbriche, però, perché le fabbriche sono considerate per noi i luoghi più sicuri. – [Continua su FONTE]
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