Coronavirus, Arcuri: Mascherine e respiratori, ecco le fabbriche che si riconvertono

11/04/2020 – Questo è il messaggio che generalmente si trova sulle pagine internet dei massimi fornitori in Italia: Attenzione: Carenze di fornitura di mascherine, tute protettive e altro materiale sanitario annesso a cause emergenziali dovute al Coronavirus!
Ecco quanto ha detto il commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 Domenico Arcuri nel corso di una conferenza stampa in merito all’approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale. “E’ giusto che anche lo Stato svolga un ruolo più proattivo per fronteggiare l’emergenza e ci stiamo pensando. Magari per un tempo non infinito anche lo Stato potrà mettersi a produrre questa munizione tanto utile in questa guerra”, ha detto.

“Stiamo anche ragionando su qual è il prezzo giusto a cui le mascherine debbano essere vendute – ha aggiunto -. Stiamo anche pensando se, come in una guerra, questo prezzo non debba essere in qualche misura predeterminato”.

DPI – SOLITO PROBLEMA
Dispotivi non sicuri, fatture gonfiate, richieste di forniture a ditte fantasme, se le inventano di tutti i colori pur di truffare lo stato…con le decine di milioni di DPI ordinati, o contraffatti illegalmente, ordinate addirittura a Ditte che non esistono chissà dove all’estero…. e con le truffe che la GdF …ha smascherato in questi giorni..si sarebbero buttati milioni di euro..se la truffe avessero avuto seguito..quindi ringraziamo le forze dell’ordine per questo..ma con tutti questi milioni …non potrebbero essere destinati alle ASL territoriali con maggiore utenza nelle varie regioni italiane…per una organzzazione aziendale anche sul piano produttivo….acquistando macchinari industriali..per la produzione di mascherine e altro materiale sanitario da dsitribuire capillarmente su tutto il territorio nazionale, anzichè comprarle un tanto al chilo che risulterebbe non sufficente per la distribuzione neanche per gli ospedali!

Purtroppo la vendita di mascherine dopo la diffusione del Coronavirus in Italia è aumentata del +427% (fonte Ansa), ma mentre il prezzo nelle farmacie e supermercati (per quelli che ne hanno ancora) rimane stabile, su internet si moltiplicano gli annunci con prezzi esorbitanti e in molti se ne approfittano. Verificando dalla cronologia delle vendite, molte aziende, alcune delle quali non avevano prima questo tipo di prodotto, sono passate nell’arco di un giorno da 5 euro fino a 200 euro per una singola mascherina. E c’è anche chi la vende all’asta a oltre 1000 euro. Questi venditori utilizzano il claim “Anti Coronavirus” per pubblicizzare le mascherine e dispensano consigli e informazioni senza fondamento scientifico. L’Organizzazione mondiale della sanità nel frattempo ha chiesto di evitare l’accaparramento selvaggio poichè le scorte globali sono praticamente esaurite e chiede uno stop agli acquisti inappropriati da parte di persone che non ne hanno un reale bisogno poichè servono soprattutto a medici e paramedici.

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Il commissario straordinario Arcuri: entro 2 mesi copriremo metà del fabbisogno
Il 26 marzo un consorzio di produttori italiani inizierà a produrre le mascherine e «a dotare il nostro sistema e il nostro paese delle munizioni che ci servono per contrastare questa guerra ed evitare la nostra totale dipendenza dalle esportazioni». Lo ha annunciato il commissario straordinario Domenico Arcuri spiegando che si sono messe insieme diverse imprese italiane «posizionate nel settore della moda,senza concorrenza e senza lotte tra loro.Entro due mesi copriranno la metà del nostro fabbisogno».

Le misure previste dal nuovo decreto
Il decreto legge “Cura Italia” approvato dal Governo prevede due soluzioni : da una parte stanzia 50 milioni che saranno gestiti da Invitalia da erogare alle aziende, sotto forma di finanziamenti agevolati o a fondo perduto, che produrranno mascherine. Dall’altra prevede la possibilità di produrre quelle chirurgiche in deroga alle norme vigenti.

Il modello Puglia
Il rettore del Politecnico di Bari, Francesco Cupertino, sta coordinando un gruppo di lavoro formato da docenti e ricercatori che sono in contatto con una serie di aziende locali interessate a convertire parte della loro produzione in dispositivi di protezione individuale. Si tratta di aziende che attualmente producono abbigliamento, pannolini e assorbenti o del settore calzaturiero. E il modello Puglia potrebbe diventare un esempio per tutto creare una filiera italiana.

L’appello di Confindustria Moda
In prima battuta sono scese in campo le aziende tessili come la Miroglio. Fabbrica di Alba (Cuneo) – 70 anni di storia e un fatturato di 577 milioni di euro (nel 2018) – che ha deciso di mettere da parte l’alta moda per dedicarsi a questo prodotto. Per il momento è prevista una produzione di 600 mila mascherine in due settimane, a regime sarà possibile produrre circa 75-100 mila mascherine al giorno. Nel frattempo il 23 marzo Confindustria Moda, ha lanciato una campagna per la “raccolta” delle candidature delle aziende del tessile-moda per fornire tessuto-non-tessuto (Tnt) e riconvertire la produzione in quella di mascherine. Da Geox a Gucci, da Prada a Valentino e H&M, passando per realtà come Moschino e associazioni, la corsa delle aziende della moda e del lusso per contribuire ad arginare l’emergenza sanitaria legata al coronavirus non si arresta. Tra le iniziative più recenti, quella del gruppo Prada, che, su richiesta della Regione Toscana, ha avviato mercoledì 18 marzo la produzione di 80mila camici e 110mila mascherine da destinare al personale sanitario della Regione. Il 23 marzo il gruppo tessile veronese Calzedonia ha riconvertito alcuni dei propri stabilimenti (quelli di Avio (Trento) e Gissi (Chieti), e quelli in Croazia) alla produzione di mascherine e camici. Questo nuovo assetto permetterà la produzione di 10.000 mascherine al giorno nella fase iniziale, con un incremento previsto nelle prossime settimane.

La riconversione dal packaging luxury : il caso Bc Boncar
Una scelta analoga è stata fatta dalla Bc Boncar di Busto Arsizio (Varese): specializzata in packaging luxury per note case di moda nazionali e internazionali (tra queste Hugo Boss, Louboutin, H&M), ha iniziato la produzione di mascherine per ospedali e amministrazioni che però non presidi medici, ma sono una prima protezione.

Mascherine chirurgiche a Prato
A Vaiano (Prato) l’azienda Dreoni Giovanna, attiva nel campo della tappezzeria per auto e dell’abbigliamento in tessuto tecnico, in due giorni ha riconvertito parte del proprio stabilimento per la produzione di 2.000 mascherine al giorno, da fornire agli operatori sanitari. Mascherine che sono state certificate dal laboratorio Pontlab di Pontedera, che ha validato come efficaci anche le mascherine chirurgiche in Tnt attualmente prodotte su input della Regione Toscana.

Laboratori in carcere riconvertiti
Anche le lavorazioni sartoriali presenti in alcuni istituti penitenziari dove vengono impiegati i detenuti potrebbero essere immediatamente riconvertite per iniziare a produrre mascherine di tipo chirurgico in “tessuto non tessuto”.

Klopman in campo a Frosinone
Dai tessuti protettivi per le piattaforme petrolifere alle mascherine sterilizzabili e riutilizzabili decine di volte. Klopman – l’azienda leader in Europa con un know-how di oltre 50 anni nella produzione di tessuto per abbigliamento protettivo sia da lavoro che sportivo-, è pronta a produrre fino a 700mila mascherine protettive al mese, sterilizzabili e riutilizzabili fino a 50 volte, con vantaggi in termini di protezione, traspirabilità e smaltimento rispetto alle usa e getta. Allo studio dell’Istituto Superiore di Sanità 6 diversi prototipi per poter dare via libera alla produzione in pochi giorni.

Menarini produrrà a Firenze gel disinfettante
Il gruppo Menarini, colosso farmaceutico, produrrà gel disinfettante nello stabilimento di Firenze dedicato ai farmaci in gel, allo scopo di donarlo alle strutture e agli operatori. L’annuncio è stato dato dall’azienda ai dipendenti con una email. «La capacità produttiva del nostro stabilimento – si legge – grazie all’impegno di tutte le persone impegnate nella produzione, ci permetterà di fornire gratuitamente, ogni settimana, come minimo, 5 tonnellate di gel disinfettante, indispensabile per limitare i contagi soprattutto nelle strutture più esposte al rischio».

L’iniziativa di Davines a Parma
Dal 3 marzo il gruppo Davines, azienda cosmetica con sede a Parma, ha dato il via alla produzione di un gel igienizzante mani . Ad oggi, 50.000 unità di gel igienizzante mani sono state consegnate a case di riposo comunali, sedi parmensi di Croce Rossa, Croce Gialla, Intercral, Comunità Betania, l’assistenza pubblica e le comunità di accoglienza per immigrati. Sessantamila ulteriori unità sono attualmente in produzione. In Francia Bernard Arnault ha incaricato i laboratori di Lvmh Perfumes&Cosmetics di produrlo e metterlo a disposizione. Lvmh, si legge in una nota, userà tutte le strutture dei suoi brand (Dior, Guerlain e Givenchy) e lo distribuirà prima di tutto all’Assistance Publique-Hopitaux de Paris).

I contributi dei produttori di spirits
Anche alcune aziende del comparto spirits hanno deciso di offrire la propria “materia prima”, per rafforzare la disponibilità di disinfettanti negli ospedali, nei presidi sanitari e negli studi medici. Da Portorico dove Bacardi produce il rum, alla distilleria scozzese BrewDog fino all’appello di Assodistil in Italia. L’associazione di categoria che raccoglie una sessantina di aziende per un totale di circa il 95% di tutto l’alcol etilico prodotto sul suolo nazionale stanno convertendo la produzione di alcol denaturato idoneo alla realizzazione di gel specifici.

Ventilatori polmonari, chi li produce, chi ha offerto il proprio aiuto
La Siare Engineering è l’unica azienda italiana produttrice di ventilatori polmonari con base a Crespellano, nel bolognese. Il governo le ha commissionato la produzione di 500 ventilatori al mese per quattro mesi. Sono state interrotte tutte le consegne all’estero per destinare le macchine solo al mercato italiano. Un impegno considerevole per un’azienda con 35 dipendenti che sono stati affiancati da 25 tecnici specializzati dell’Esercito. Intanto 5 aziende del Sud (che producono componenti meccaniche ed elettromeccaniche per il mercato civile e militare dei maggiori player dell’aerospazio, della difesa e del settore navale) si sono offerte per aiutare la Siare nella produzione. L’aiuto verrà anche da Ferrari e Fiat Chrysler che hanno aperto le porte dei loro siti per supportare anche la produzione di componentistica e l’assemblaggio dei respiratori Siare, mettendo a disposizione in particolare gli impianti e l’expertise emiliani, tra il Cavallino rampante a Modena e Marelli a Bologna. Fca è pronta anche a produrre amscherine in Asia.

Tanto lavoro in più anche a Medolla (Modena) dove l’italiana Eurosets quadruplica la produzione di ossigenatori polmonari extracorporei. Si tratta dell’unica azienda nel nostro Paese a fabbricare questi apparecchi in grado di riprodurre il lavoro degli alveoli e generare artificialmente lo scambio anidride carbonica-ossigeno, mettendo a riposo completo i polmoni, quando neppure i ventilatori bastano più. «Siamo passati da 300 ossigenatori da produrre in un mese a 1.200». Insomma: tutti sono in campo, perché vincere la sfida è una di quelle che accomuna tutti. – [da Il Sole24Ore]
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Covid-19, l’Oms lancia raccolta fondi

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