Fontana ci ripensa: «Sconsiglio il test sierologico, ma in caso di positività, la Regione lo rimborsa»

17/05/2020 – In attesa della pubblicazione delle linee guida regionali – che non dovrebbero distinguersi molto da quelle nazionali già diffuse, stando alla nota diffusa nella serata di sabato – il governatore di Regione Lombardia, Attilio Fontana, nella serata di ieri ha rilasciato un’intervista all’agenzia nazionale Italpress, nella quale ha parlato tra le altre cose anche del test sierologici, e delle decisioni prese in Regione per la loro gestione. Anche in provincia di Brescia, dalla giornata di venerdì si sono formate code al di fuori dei laboratori privati dove si possono effettuare, a pagamento.

“Come chiarito dal ministero della Salute – spiega Fontana – i test sierologici sono utili per indagini epidemiologiche che ci consentono di verificare quanto ha circolato il virus in una zona specifica o dentro una comunità, residenze per anziani, ospedali. Allo stesso tempo ha precisato che questi non hanno alcuna valenza ai fini diagnostici, per i quali l’unico strumento efficace resta il tampone. Noi pertanto sconsigliamo al singolo di effettuarlo, perché se dovesse risultare positivo agli anticorpi dovrebbe comunque sottoporsi al tampone.

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Non potendo impedire ai laboratori privati di effettuarli e anche per regolamentare una situazione che si stava già verificando sul territorio, abbiamo concesso l’autorizzazione, con la condizione che il laboratorio offra però anche la possibilità di effettuare il tampone, qualora il soggetto risultasse positivo agli anticorpi. Se anche il tampone dovesse risultare positivo, provvederemo a rimborsare la tariffa pagata per la prestazione. Con l’ultima delibera sulla sorveglianza sanitaria abbiamo dato la possibilità ai medici di famiglia di prescrivere il tamponi, nei casi sospetti o nei contatti di un caso positivo, anche se asintomatico. Abbiamo rafforzato la presenza del personale sanitario a disposizione, attraverso le USCA e gli operatori delle ASST, sarebbe meglio che il cittadino si rivolgesse, dunque, al proprio medico, anziché affidarsi al ‘fai da te’”.

In merito invece alle regole generali, e alla loro declinazione regionale, Fontana chiarisce che: “Le regole di tutela della salute pubblica non potevano che essere uguali per tutti, poiché è evidente che stabilire quale sia la distanza di sicurezza per non mettere a rischio il cliente di un ristorante è un dato oggettivo, non qualcosa che dipenda dal territorio. Così come intervenire per fare chiarezza sulle responsabilità di un imprenditore che deve comunque creare condizioni di sicurezza per poter riavviare la sua attività”.

Cosa ci sarà di diverso in Lombardia? Prosegue così Fontana: “In Lombardia restano delle prescrizioni più stringenti sulla rilevazione obbligatoria della temperatura per i dipendenti degli esercizi, sull’uso della mascherina anche all’aperto e la sollecitazione registrarsi sulla nostra app ‘AllertaLom’ che rende più semplice tracciare la mappa della situazione del contagio comune per comune”. – [Bresciatoday.it]
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