“Per nove anni prendo 15 mila euro al mese senza fare una minchia”, intercettazioni choc nell’operazione Sorella Sanità

21/05/2020 – “All’assistenza tecnica mi busco io personalmente quindici mila euro al mese per cinque anni. Scaduto il quale nel frattempo che fanno la gara ne passano altri due e sono sette, tra ricorsi e ricorsini altri 2, io per nove anni m’incasso quindici mila euro senza fare un’emerita minchia. Se questa minchia innevata si convince a leggere le carte da 15 mila passo a 100 mila al mese da dividere in due”.

Parlavano in questo modo gli indagati intercettati nel corso dell’operazione Sorella Sanità che ha portato 10 persone agli arresti. Secondo quanto accertato dai finanzieri la cricca era spregiudicata.

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“Quando abbiamo cambiato la busta e loro fatto il ribasso lo sapevano” e ancora “le ostilità nascono da una mancata accettazione del passaggio in Cuc a parità di prezzo”.

Il tariffario era il 5% su ogni aggiudicazione. “Ma tu non mi hai condiviso questo. Una volta che poi l’hai vinta non ci vediamo più e mi mandi a dire Roberto “mi inizia a mandare i soldi così mi tappi la bocca mi compri con i soldi” facendomi vedere che rispetti gli impegni, Salvo fammi dire però che è scontato però che è il cinque netti dei contratti dei grandi impianti”.

“Io ho sempre difeso voi. Sono Direttore generale dell’Asp di Trapani con cui dovrò parlare ugualmente con voi e voi con me in altri ambienti quello che abbiamo fatto è stato veramente tanto e ci è molto pesato”. “Se questa cosa va nella gara Consip vuole pretende il 5%”. “E’ solo una questione di soldi, che gliene frega poi se va da una parte o dall’altra a lui che gli cambia. ‘ una questione economica. No. Che lui si aspetta il riconoscimento. Io gli dico che glielo dò col c. cioè se è merito sui glielo do, se no, no. Se sembrava una cosa che gestisce lui non gli do una mazza”.

Su delega della Procura della Repubblica di Palermo, i finanzieri del locale Comando Provinciale hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale del capoluogo nei confronti di 12 soggetti, a vario titolo indagati per corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, istigazione alla corruzione, rivelazione di segreto di ufficio e turbata libertà degli incanti, di cui:
2 destinatari di custodia cautelare in carcere: F. D. (cl. 65 di Palermo ) e S. M. (cl. 76 originario di Agrigento – faccendiere di riferimento per il D.);
8 sottoposti agli arresti domiciliari: A. C. (cl. 65 di Palermo – Coordinatore della struttura regionale per l’emergenza Covid-19, già Commissario Straordinario e Direttore generale dell’APS 6 di Palermo), G. T. (cl. 73 di Palermo – faccendiere di riferimento per il .), Fra. Z. (cl. 64 di Roma ), R. S. (cl. 70 di Cagliari), A. M. (cl. 69 di Palermo), C. D. S. (cl. 71 di Napoli), I. T. (cl. 80 di Milano), S. N. (cl. 73 di Caltanissetta).
Nei confronti di G. T. (cl. 59 di Catania) e di G. D. M. (cl. 57, originario di Polizzi Generosa (PA) – ingegnere e membro di commissione di gara) è stata invece applicata la misura del divieto temporaneo di esercitare attività professionali, imprenditoriale e pubblici uffici.

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Con il medesimo provvedimento il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo di 7 società, con sede in Sicilia e Lombardia, nonché di disponibilità finanziarie per 160.000 euro, quale ammontare allo stato accertato delle tangenti già versate: le tangenti promesse ai pubblici ufficiali raggiungono, però, una cifra pari ad almeno Euro 1.800.000.

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Le complesse indagini eseguite dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria delle fiamme gialle palermitane – svolte con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, appostamenti, pedinamenti, videoriprese, esami documentali e dei flussi finanziari – hanno consentito di ipotizzare l’esistenza di un centro di potere composto da faccendieri, imprenditori e pubblici ufficiali infedeli che avrebbero asservito la funzione pubblica agli interessi privati, in modo da consentire di lucrare indebiti e cospicui vantaggi economici nel settore della sanità pubblica.

Le articolate fasi del sistema corruttivo ruotavano intorno alle gare indette dalla Centrale Unica di Committenza della Regione Siciliana e dall’ASP 6 di Palermo, disvelando le trame sottese all’accaparramento di appalti milionari del settore sanitario siciliano.

Nello specifico sono state analizzate 4 procedure ad evidenza pubblica interessate da condotte di turbativa, aggiudicate a partire dal 2016, il cui valore complessivo sfiora i 600 milioni di euro, aventi ad oggetto:

gestione e manutenzione apparecchiature elettromedicali – bandita dall’ ASP 6 del valore di 17.635.000 euro;
servizi integrati manutenzione apparecchiature elettromedicali – bandita dalla CUC del valore di 202.400.000 euro;
fornitura vettori energetici, conduzione e manutenzione impianti tecnologici – bandita dal ASP 6 del valore di 126.490.000 euro;
servizi di pulizia per gli enti del servizio sanitario regionale – bandita dalla CUC del valore di 227.686.423 euro.

Le spregiudicate condotte illecite garantivano l’arricchimento personale dei pubblici ufficiali infedeli e dei loro intermediari, mediante l’applicazione di un tariffario che si aggirava intorno al 5 % del valore della commessa aggiudicata.
Gli operatori economici vincitori delle gare, importanti società di livello nazionale, erano consapevoli e partecipi delle dinamiche criminali, dalle quali traevano un vantaggio che avrebbe remunerato nel tempo il pagamento delle tangenti.
Lo schema illecito, ricostruito dagli specialisti anticorruzione del Gruppo Tutela Spesa Pubblica del Nucleo di Polizia
Economico – Finanziaria, appariva consolidato:
l’imprenditore interessato all’appalto avvicina il faccendiere, noto interfaccia del pubblico ufficiale corrotto;
il faccendiere, d’intesa con il pubblico ufficiale, concorda con l’impresa corruttrice le strategie criminali per favorire l’aggiudicazione della gara;
la società, ricevute notizie dettagliate e riservate, presenta la propria “offerta guidata”, che sarà poi adeguatamente seguita fino all’ottenimento del risultato illecito ricercato.
Le condotte scorrette emerse nel corso dello svolgimento delle procedure turbate riguardano:
l’attribuzione di punteggi discrezionali, non riflettenti il merito del progetto presentato;
la sostituzione delle buste contenenti le offerte economiche;
il pagamento di stati avanzamenti lavoro anche in mancanza della documentazione giustificativa necessaria;
la diffusione di informazioni riservate, coperte da segreto di ufficio.

I pagamenti delle tangenti in alcuni casi avvenivano con la classica consegna di denaro contante nel corso di incontri riservati, ma molto più spesso venivano invece mimetizzati attraverso complesse operazioni contabili instaurate tra le società aggiudicatarie dell’appalto e una galassia di altre imprese, intestate a prestanomi, ma di fatto riconducibili ai faccendieri di riferimento per i pubblici ufficiali corrotti.
Per rendere ancora più complessa l’individuazione del sistema criminale approntato, gli indagati si erano spinti fino alla creazione di trust fraudolenti, con l’obiettivo di schermare la reale riconducibilità delle società utilizzate per le finalità illecite.
Il patto criminale veniva poi ulteriormente cementato grazie alle continue e sistematiche interlocuzioni che erano necessarie per gestire tutte le fasi attuative dei contratti la cui durata era ovviamente pluriennale.
L’odierna attività evidenzia, ulteriormente, il perdurante impegno della Guardia di Finanza, sotto la direzione della locale Procura della Repubblica, per il contrasto della corruzione e delle più gravi forme di reato contro la Pubblica Amministrazione che sottraggono alla collettività risorse pubbliche, incidendo pesantemente anche sulla qualità dei servizi forniti ai cittadini, soprattutto in un settore delicato come quello della sanità. – [GdF.Gov.it]
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