Tre milioni della Lega usati per saziare la Bestia: inchiesta in cui si ricostruisce la rete di bonifici e versamenti alle campagne social

24/05/2020 – Costa cara la propaganda sovranista di Matteo Salvini. Milioni di euro. Soldi destinati alla “Bestia” inventata dallo spin doctor del Capitano Luca Morisi, e finiti anche a Radio Padana, quella che un tempo era conosciuta come la “Voce del Nord”. A pagare la diffusione capillare degli slogan nazionalisti e filorussi, le campagne anti immigrati o quelle sui bambini scippati di Bibbiano, è la Lega, certo. Ma indirettamente anche i contribuenti italiani. L’Espresso ha infatti scoperto che la Lega ha girato oltre tre milioni di euro in tre anni alla società SistemaIntranet di Morisi, ad alcune srl legate al Carroccio e alla cooperativa proprietaria della radio del partito. E che i denari provengono dai sostenitori privati, dal 2 per mille delle dichiarazioni dei redditi dei simpatizzanti, e dai soldi pubblici destinati ai gruppi parlamentari della Camera e del Senato. Fondi, questi ultimi, che ogni gruppo può usare per attività strettamente connesse all’attività parlamentare. Un flusso di denaro che ha destato più di qualche sospetto, tanto da finire nel radar dell’Unità informazione finanziaria di Bankitalia. L’ Autorità, cioè, incaricata di acquisire informazioni su ipotesi di riciclaggio che collabora con le procure.

Il punto di partenza della nuova inchiesta de L’Espresso è sempre il solito: i 49 milioni di euro di finanziamenti pubblici non dovuti che la Lega sta restituendo allo Stato italiano. Ma emergono nuovi particolari: a finire nel mirino stavolta è la famigerata (e in questo periodo sofferente) “Bestia”, la macchina della propaganda social salviniana creata dal fedelissimo Luca Morisi (al centro nella foto) e nel cui staff figura anche Leonardo Foa, il figlio del presidente Rai indicato dalla Lega di Matteo Salvini. Il settimanale ha infatti scoperto che il Carroccio ha girato oltre tre milioni di euro in tre anni alla società SistemaIntranet di Morisi, ad alcune srl legate allo stesso Carroccio e alla cooperativa proprietaria della radio del partito, Radio Padania.

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I denari provengono dai sostenitori privati, dal 2 per mille delle dichiarazioni dei redditi dei simpatizzanti, e dai soldi pubblici destinati ai gruppi parlamentari della Camera e del Senato. Un flusso di denaro che ha destato più di qualche sospetto, tanto da finire nel radar dell’Unità informazione finanziaria di Bankitalia, un’Autorità nazionale indipendente con funzioni di contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, istituita nel 2007. A partire dai documenti in possesso di quest’ultima, L’Espresso ha ricostruito una rete legata a bonifici e a versamenti che porterebbero tutti nella direzione della propaganda social del Capitano. Che non sembra più essere così efficace (perdita costante di follower e interazioni) ma che ha evidentemente ancora costi altissimi. – [LaNotizia.it]
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