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Carminati ritorna in libertà per decorrenza dei termini, Buzzi brinda: “Sono felice”. Bonafede mobilita gli ispettori
giugno 16, 2020 Cronaca

16/06/2020 – Era considerato il quarto re di Roma, il protagonista assoluto del progetto di conquistare la Capitale con la forza e con i soldi. E dopo il verdetto di secondo grado al, uomo chiamato er Cecato con un passato da ex terrorista nero, sembrava che dovesse essere aggiunto anche il titolo di mafioso. Massimo Carminati torna libero oggi proprio perché è decaduta, per mano della Cassazione, quell’accusa e lascia il carcere di Oristano, dove era detenuto dopo aver passato parte della detenzione nel carcere di Tolmezzo. Dopo tre rigetti da parte della Corte d’appello, l’istanza di scarcerazione per scadenza dei termini di custodia cautelare, con il meccanismo della contestazione a catena (che permetto il prolungarsi della misura cautelare, ndr), presentata dagli avvocati Cesare Placanica e Francesco Tagliaferri, è stata accolta dal Tribunale della Libertà.

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Carminati, come del resto tutti gli altri assolti dal 416 bis, non devono essere processati nuovamente ma la loro pena deve essere ricalcolata. Pena che quindi, con ogni probabilità sarà più bassa dei 14 anni e mezzo, che i giudici di secondo grado gli avevano inflitto ritenendolo invece responsabile di associazione a delinquere di stampo mafioso. A oggi ha scontato 5 anni e sette mesi. Pena che, spazzato il reato più grave, potrebbe essere già oltre la metà della condanna che sarà inflitta. Questo perché gli ermellini hanno confermato invece l’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e altri reati. Intanto il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha delegato l’ispettorato generale a svolgere i necessari accertamenti preliminari in merito alla scarcerazione. Quando i carabinieri lo fermarono Carminati era considerato una sorta di quarto re di Roma, un personaggio che ricordava il nero di Romanzo Criminale. Un uomo pericoloso che era compagno di scuola di un altro ex Giusva Fioravanti e sospettato di legami con la Banda della Magliana.

Accusato ma poi prosciolto dall’imputazione di essere uno dei sicari di Mino Pecorelli; indagato per essere l’ideatore del furto al caveau della Banca di Roma interno al Palazzo di Giustizia di Piazzale Clodio nel 1999 in cui, fra l’altro, venne rubata documentazione per ricattare i magistrati, e coinvolto nel 2012 nell’inchiesta sul calcioscomesse. Dalla metà degli anni ’70 era uscito indenne da molte inchieste e anche di avere avuto un presunto ruolo con i servizi segreti nel depistaggio delle indagini per la strage di Bologna. Nonostante uno spessore criminale importante Carminati per sette volte ha potuto godere di indulti. Tre provvedimenti – nel 1986, nel 1990 e nel 2006 – che hanno tagliato uno dopo l’altro le pene che in oltre trent’anni di carriera l’ex Nar aveva accumulato. E in alcuni casi si tratta di una miscela positiva – per Carminati – che incrocia le decisioni dei giudici, soprattutto i magistrati di sorveglianza che riconoscono, come prevede il codice e la legge, l’affidamento in prova e quando questo va bene anche l’estinzione della pena. Per gli inquirenti di Roma era lui il capo di una organizzazione capace di corrompere politici di destra e di sinistra, ma anche intimidire. Ma la Cassazione non ha messo un sigillo a questa ipotesi. – [IlFattoQuotidiano.it]
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Una borsa blu e una busta della spesa. Jeans, scarpe nuove, sguardo basso e nessuna voglia di parlare. Massimo Carminati esce dal carcere di Oristano all’ora di pranzo, ma nel suo ultimo giorno di detenzione ha saltato l’appuntamento con la mensa. È un uomo libero, ha già scontato più di un terzo della pena prevista per i reati di cui è imputato (visto che l’accusa di associazione mafiosa è caduta nel corso del processo) e così i giudici hanno deciso che fosse arrivato il momento della liberazione. Il provvedimento arriva alla cancelleria del penitenziario sardo a metà mattina, ma prima di riaprire i cancelli bisogna attendere l’arrivo del direttore e dare il tempo al detenuto di organizzare il viaggio di ritorno. Poco dopo le 13 davanti alla casa circondariale di massima sicurezza di Massama (dove sono detenuti molti boss) arriva un taxi: si parte subito, direzione aeroporto, perché l’uomo più potente del mondo di mezzo di cui parlano le inchieste ritorna subito a Roma. Ma la vicenda giudiziaria non è ancora conclusa: su quella che inizialmente venne ribattezzata “Mafia capitale” ancora si deve celebrare il processo bis. E l’ex Nar arrestato nel dicembre del 2014 deve attendere prossime sentenze. Da uomo libero.
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