Anac: corruzione mafiosa in aumento, effetti Covid devastanti

03/07/2020 – Sono 44 gli appalti per i quali l’Anac, fra il 2014 e il 2019, ha chiesto e ottenuto il commissariamento dalle Prefetture competenti per vicende di matrice corruttiva. Nel 2019, emerge dalla relazione annuale dell’Autorità, sono stati 4: lavori per la manutenzione del depuratore del comune di Capistrello (l’Aquila), interventi di efficientamento energetico in una scuola di Piglio (Frosinone), l’affidamento di servizi socio-sanitari e assistenziali in provincia di Alessandria e Genova e il contratto di noleggio di alcuni mezzi da cantiere in provincia di Sondrio.

633 interdittive antimafia nel 2019 (+10.5%) –  Nel 2019 sono state 633 le interdittive antimafia comunicate dalle prefetture all’Autorità anticorruzione, affinché fossero annotate nel casellario informatico delle imprese che contiene una serie di informazioni utili per le amministrazioni pubbliche che devono assegnare un appalto. Si tratta di 70 informative in più del 2018, pari a un aumento del 10,5%. “Il dato è molto preoccupante per il trend in continua crescita, che conferma che le organizzazioni criminali ricorrono sempre più spesso a sistemi corruttivi per raggiungere i loro scopi, approfittando anche delle situazioni emergenziali come quella in corso, con effetti devastanti sul sistema economico e sulle imprese sane, già pesantemente colpite dalla crisi”, ha affermato il presidente Anac, Francesco Merloni.

Aumento esponenziale whistleblowing “L’istituto del whistleblowing (normativa che tutela i dipendenti pubblici e privati che segnalano frodi e fatti illeciti) ha avuto, anche nel corso del 2019, un vero e proprio andamento esponenziale se si considera che si è passati dalle 125 segnalazioni del 2015 alle 873 del 2019, per un totale complessivo di circa 2330 segnalazioni”. E’ continuato a crescere il numero di dipendenti pubblici che hanno segnalato illeciti di cui sono venuti a conoscenza sul luogo di lavoro: 125 nel 2015, 183 nel 2016, 364 nel 2017, 783 nel 2018, 873 nel 2019″. Le segnalazioni di whistleblowing ricevute dall’Anac nel 2019 sono state quindi 90 in più del 2018 (+11%), pervenute in grande maggioranza tramite l’apposita piattaforma informatica protetta. Più della metà (488 in tutto), tuttavia, sono state soggette ad archiviazione diretta in quanto relative a materie che esulano dalle competenze di Anac.

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Criticità su rotazione straordinaria – Nel 2019 l’Anac ha destinato particolari sforzi per verificare “la corretta applicazione della rotazione straordinaria nei confronti del personale coinvolto in procedimenti penali o nei cui confronti sia stato avviato un procedimento disciplinare per condotte di natura corruttiva”. L’Autorità anticorruzione ha effettuato 85 procedimenti di vigilanza sulla corretta applicazione della rotazione straordinaria. L’attività ha evidenziato le “criticità già rilevate in passato”: in particolare, emerge dalla relazione, “la circostanza che le amministrazioni, avuta formale notizia di procedimenti penali di natura corruttiva, non sempre procedano alla rotazione assegnando il dipendente ad altro ufficio o servizio come prevede la legge. In casi frequenti, infatti, la rotazione è stata attivata solo successivamente all’impulso dell’Autorità”.

Progetto europeo anticorruzione – Un progetto europeo per ‘misurare’ il rischio di corruzione. E’ il lavoro portato avanti dall’Anac, nel corso del 2019, come emerge dalla relazione annuale presentata oggi. La finalità principale del progetto, che si avvale di fondi europei, è realizzare – attraverso l’integrazione di banche dati amministrative – una serie di ‘indicatori di corruzione’ in grado di misurare i fenomeni corruttivi. L’obiettivo è evidenziare eventuali dati anomali e quindi quantificare concretamente la possibilità che si verifichino (o si siano verificati) eventi patologici. “Sarà dunque possibile – spiega l’Anac – verificare in modo più mirato se sono state commesse irregolarità o illeciti”. Si tratta di un progetto innovativo: al momento non vi sono dati scientifici sul fenomeno corruttivo a livello internazionale. A regime sarà inoltre possibile valutare il livello di efficacia delle misure anticorruzione attuate dalle varie amministrazioni pubbliche.

I soldi dell’emergenza Covid – Nel primo quadrimestre la Banca dati nazionale dei contratti pubblici (Bdncp) detenuta dall’Anac ha registrato 61.637 procedure connesse all’emergenza sanitaria, per una spesa complessiva di 3 miliardi (3,04 mld per l’esattezza). La gran parte dell’importo, oltre 2 miliardi, è riferibile al periodo più critico dell’emergenza, ovvero quello compreso fra il primo marzo e il 10 aprile. La voce di spesa più significativa è quella relativa alla fornitura di dispositivi di protezione individuale (dpi), che da sola rappresenta quasi il 70% del totale: mascherine (1 mld e 165 mln) e altri dpi come guanti, camici e visiere (942 mln).

Chi ha speso – La spesa legata all’emergenza Covid è stata gestita per poco più di un terzo a livello centralizzato nazionale (39%) e per la parte restante a livello regionale (61%). La spesa direttamente riferibile agli enti locali è invece del 4,5%.Da segnalare in particolare l’operato del Dipartimento della Protezione civile e della Consip (nominata dal Dipartimento soggetto attuatore), che, si legge nella Relazione Anac, “hanno effettuato affidamenti finalizzati alle esigenze di tutto il territorio nazionale, privilegiando nel periodo osservato le regioni nelle quali l’emergenza ha manifestato il maggiore impatto sulla popolazione”. Dall’esame dei dati si rileva come il binomio Protezione Civile-Consip abbia effettuato gare per oltre un miliardo di euro.

Speculazioni – “L’emergenza ha determinato, com’era prevedibile, un impatto molto rilevante sulla finanza pubblica. A questo dato, legato in parte alle naturali dinamiche del mercato connesse all’accaparramento di tali prodotti sullo scenario internazionale, non possono ritenersi estranei comportamenti speculativi e predatori da parte di soggetti variamente posizionati lungo la catena di fornitura, come già emerso da svariate indagini della magistratura”. “E’ evidente che queste spese sono destinate a una crescita consistente nel breve-medio periodo, visto che l’atteso riavvio delle attività dovrà essere supportato da una più ampia e capillare distribuzione di dispositivi di protezione individuale e dei sistemi di diagnosi.

Nel 2019 mercato da record a 170 mld – 
(+23%) Nel 2019 il valore complessivo degli appalti pubblici si è attestato a 170 miliardi di euro, oltre 30 mld in più del 2018 (+23%): una cifra record, mai toccata dal settore in precedenza. Lo si legge nella relazione dell’Anac, da cui emerge che dal 2016, anno di introduzione del nuovo Codice, la crescita è stata del 69%. La crescita è stata anche quantitativa: gli appalti banditi nel 2019 sono stati infatti quasi 154mila, circa 12mila in più del 2018 (+8%). Inoltre, la crescita è stata generalizzata e ha riguardato tutte le tipologie di contratto (lavori, servizi, forniture).

Con Covid calo del 24% – (-18,6 mld) L’emergenza Covid ha cambiato completamento lo scenario sugli appalti. Benché si tratta di dati ancora provvisori che devono essere consolidati, nel primo quadrimestre 2020 gli appalti sono scesi del 24% per numero e del 33% in valore, pari a 18,6 miliardi in meno. La Regione più colpita è la Lombardia (-63%, pari a una flessione di circa 10 mld), mentre alcune Regioni nel primo quadrimestre 2020 hanno fatto addirittura registrare dati positivi, come il Lazio (+14%, pari a 550 mln). L’Autorità rileva poi che, a causa dell’emergenza sanitaria, 22 mila procedure di gara, per un valore di 23 miliardi, non sono ancora state perfezionate.

Da sbloccacantieri no effetti significativi “Le modifiche legislative introdotte con la Legge di bilancio per il 2019 e con il decreto ‘Sblocca cantieri’ per gli appalti sotto soglia (inferiori a 1 mln) non hanno prodotto effetti significativi: la crescita è stata infatti  del 13,5%, poco più della metà rispetto al trend generale”. E’ quanto emerge dalla relazione annuale dell’Anac.  –  Fonte RAI 
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