Giuseppe Conte: “Vaccino Covid? Non penso debba essere obbligatorio”

10/08/2020 – “Speriamo” entro l’anno di avere il vaccino contro il coronavirus, “non penso” debba essere “obbligatorio”. Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a Ceglie Messapica, nel corso di un’intervista con il direttore di ‘Affaritaliani.it’, Angelo Maria Perrino, nell’ambito dell’evento ‘La Piazza’.

Il Governo metterà a disposizione dei cittadini il vaccino anti-Covid, ma non lo renderà obbligatorio. Questa è la linea del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, espressa nel corso di un’intervista con il direttore di Affaritaliani.it, Angelo Maria Perrino, nell’ambito dell’evento «La Piazza» he si è svolto ieri sera in provincia di Brindisi. «Speriamo di avere entro l’anno il vaccino contro il coronavirus – ha commentato il premier – ma non penso debba essere obbligatorio».

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Conte ha fatto una sorta di bilancio dell’andamento dell’epidemia in Italia e del lavoro svolto dal suo Governo. «Il bilancio personale preferisco farlo alla fine – ha premesso –, vorrei aspettare di uscire dalla pandemia e poi trarre le conclusioni. Il bilancio sull’Italia però lo stanno facendo anche all’estero, su diversi quotidiani, e mi sembra che sia positivo: si analizza il modello italiano e lo si propone, ed è motivo di grande orgoglio e se il bilancio è positivo è merito di tutti voi, i risultati sono stati raggiunti tutti insieme con sacrificio ma se possiamo essere visti come modello per altri Paesi è positivo, ma dobbiamo ancora essere vigili e accorti».

A chi gli ha chiesto se c’era da fare autocritica su possibili errori commessi dal Governo, Conte ha risposto: «Cosa non rifarei? Non saprei in questo momento. Sin qui abbiamo preso delle decisioni, anche i famosi Dpcm, che a monte avevano dei decreti legge, li abbiamo assunti sempre avendo a base le valutazioni degli esperti. Con grande condivisione di tutti i ministri, anche se ero io a firmarli, e con grande condivisione di governatori e sindaci».

Uno di questi errori potrebbe essere il ritardo con cui è stata istituita la zona rossa nella Bergamasca, ad Alzano Lombardo e Nembro? «A noi il 5 marzo sembrava già che la curva del contagio stesse scappando di mano», ha ammesso Conte. «Il ministro Speranza in quel momento chiede le ragioni di una misura solo per quei due Comuni. Ne nasce un parere del 5 sera, tardi. La notte, io e Speranza ci riuniamo e predisponiamo tutto per la cintura rossa su Alzano e Nembro. La mattina dopo in Protezione Civile mi precipito a parlare vis-à-vis con gli esperti e allora propongo questa soluzione più radicale: perché solo ad Alzano e Nembro? Mi sono detto che forse dovevamo pensare ad una misura più radicale, convengono con questa proposta e il giorno 7 ci consegnano un verbale che opta per questa scelta. La notte del 7 emetto un Dpcm per una zona rossa in tutta la Lombardia, e non credo di aver perso tempo».
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