Fondi Lega in Lombardia, arrestati tre commercialisti e un prestanome tutti legati al carroccio

11/09/2020 – Colpo di scena nell’inchiesta sulla vendita del capannone di Cormano alla Lombardia Film Commission, società controllata dalla Regione Lombardia: in serata la Guardia di Finanza su richiesta della Procura ha eseguito l’arresto di un prestanome e tre commercialisti, tutti legati al Carroccio. Si tratta di M. S., A. di R., A. M. e F. G. B.. I quattro sono indagati a vario titolo per i reati di peculato, turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Tutti gli indagati sono stati posti ai domiciliari.

A. di R. e A. M. sono nomi “pesanti” nell’architettura finanziaria della Lega di Matteo Salvini: il primo è infatti amministratore al Senato del gruppo del Carroccio, il secondo è invece revisore del partito alla Camera. I nomi dei due commercialisti erano entrati pesantemente anche nell’inchiesta sulla scomparsa dei 49 milioni di fondi pubblici che la Lega avrebbe dovuto restituire allo Stato. E poi c’è A. M. S., il commercialista nel cui studio è stato fondato e domiciliato il movimento “Lega per Salvini premier”. F.G. B. infine, è cognato di quest’ultimo e, nell’inchiesta, considerato un “prestanome”.

La vicenda è quella relativa alla compravendita gonfiata di un capannone industriale a Cormano, paese del milanese, sede della Lombardia Film Commission, fondazione controllata dalla regione per promuovere progetti cinematografici. A vendere il capannone fu la Paloschi srl. Il suo liquidatore si chiama L. S., 62 anni, di Montecatini Terme arrestato i primi di luglio dagli investigatori del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf mentre era pronto a fuggire (o meglio tornare) in Brasile. Con sé aveva un biglietto del Flixbus per la Germania, quello dell’aereo per il Sudamerica e denaro contante. Da poco era tornato in Italia, perché – come aveva dichiarato a L’Espresso, che ha anticipato l’intera vicenda – a lui erano stati lasciati solo «gli spiccioli».

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Sul registro degli indagati erano finiti così anche i nomi di tre commercialisti considerati gli “ideatori” dell’operazione: A Di R., ex presidente della Fondazione Film Commission, M. S., e A. M..

I fatti si svolgono tra il 2016 e il 2018. Il capannone di Cormano, a febbraio 2017, viene venduto per 400 mila euro dalla Paloschi di Sostegni alla immobiliare Andromeda srl (amministrata dal cognato di Scillieri) e pagato con quattro assegni mai incassati. Undici mesi dopo l’Andromeda rivende l’immobile alla Fondazione Lombardia Film Commission, sotto la presidenza di Di Rubba, al doppio della cifra: 800 mila euro. Parte del ricavato, 250 mila euro, sarebbe finito su un conto intestato al Fidirev, fiduciaria che controllava «Futuro partecipazioni», altra società amministrata da Scillieri, e proprietaria della stessa Andromeda. Alla ricerca degli 800 mila euro i magistrati hanno fatto anche una rogatoria in Svizzera. A Sostegni i pm contestano pure un’estorsione: avrebbe preteso 50mila euro da Di Rubba, Scillieri e Manzoni in cambio del silenzio. – [FONTE]
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